Dipendenti comunali, i sindacati: “Ecco perché per noi la giunta Raggi è promossa”

Se fosse possibile istituire il premio dei sindacati per il miglior assessore al Personale, Antonio de Santis non avrebbe difficoltà a vincerlo. Il già delegato della sindaca Virginia Raggi ai rapporti con i dipendenti, divenuto a partire dall’inizio del 2019 super-assessore al Personale, ha conquistato in anni di trattative e successi la stima e la fiducia delle forze sindacali. Che oggi, interrogate da Roma Today al telefono, confermano che dell’azione della sindacatura Cinque stelle nel rapporto con i dipendenti capitolini non ci si possa certo lamentare.

“Durante il mandato della Raggi”, spiega Marco d’Emilia, segretario della FP CGIL Roma e Lazio e responsabile degli affari di Roma Capitale per il sindacato di Corso Italia “è stato ritirato l’atto unilaterale voluto da Ignazio Marino, sono state stabilizzate molte persone e sono state fatte scorrere le graduatorie. E’ stato firmato un contratto decentrato nel 2017 e uno nel 2019: noi valutiamo i fatti e bisogna riconoscere che il lavoro fatto dall’assessore de Santis e dalla giunta di Virginia Raggi sui dipendenti capitolini per noi è soddisfacente. Rimangono criticità”, aggiunge, “sulla complessiva carenza di organico, sulla macrostruttura insomma, e sulle politiche per la scuola guidate dall’assessore Mammì, su cui la giunta continua a trincerarsi dietro problemi di budget e di spesa che per noi sono inaccettabili”. Su questo, sono anche le altre forze sindacali a confermare la posizione.

Ad esempio la FP Cisl, per bocca del segretario generale Funzione Pubblica, Giancarlo Cosentino: “Grazie al lavoro dell’assessore de Santis e del capo dipartimento del Personale, è giusto dire che con la giunta Raggi sono stati colti elementi importanti di discontinuità rispetto ai periodi precedenti. Sono stati sottoscritti contratti decentrati e affrontate e risolte altre questioni molto serie quali lo sblocco delle assunzioni dal famoso concorsone “22 procedure” che hanno visto l’ingresso di circa 2000 nuovi dipendenti. C’è stata propensione al contraddittorio e all’ascolto. Siamo delusi invece dal comportamento dell’assessora alla scuola Veronica Mammì che sui temi del personale educativo di Roma Capitale, educatori di scuola dell’infanzia e insegnanti, sembra non prendere esempio dai suoi colleghi di giunta. La gestione è molto autoreferenziale e tematiche quali l’apertura dei servizi educativi e scolastici in questo particolare momento pandemico, non hanno avuto un epilogo all’altezza della Capitale d’Italia”.

Non muta il parere della UIL, così Francesco Croce, segretario regionale per il Lazio della UIL FPL. “Rispetto ai tempi dell’atto unilaterale di Ignazio Marino”, ha detto a Roma Today,”che ha ingloriosamente battuto tutti i record vedendosi convocare contro di sé il più grande sciopero del pubblico impiego italiano e dopo la gestione ondivaga e tutto sommato neutra del commissario Tronca, la giunta Raggi ha mostrato un’inversione di tendenza significativa e ben riconoscibile. La cosa determinante è stato l’approccio con le parti sociali: rispettoso e leale; inoltre non c’è stato mai l’utilizzo strumentale del singolo lavoratore o della categoria come il “mostro sbattuto in prima pagina” a fini politici. Il bilancio è certamente positivo anche grazie all’impegno dell’assessore al personale De Santis, che è stato una figura imprescindibile. I fatti sono fatti: sono stati firmati due contratti decentrati, nel 2017 e nel 2019, quando l’ultimo condiviso risaliva al 2010. Si è recuperata la valutazione sulla produttività legata agli obiettivi raggiunti dalla struttura operativa e non alla discrezionalità dirigenziale, in modo da costruire un servizio positivo sia per chi lavora nell’amministrazione che per i cittadini che ne fruiscono. E’ stato erogato il welfare aziendale ai circa 24mila dipendenti capitolini, sono stati portati a compimento i piani assunzionali legati alle precedenti procedure selettive – che Marino e sodali avevano provato ad affossare – e banditi nuovi concorsi.

“Mancano certamente ancora delle cose importanti”, continua Croce: “Paghiamo forse dazio a una macrostruttura organizzativa che fa acqua da quasi tutte le parti, che molte volte non consente una gestione omogenea dei servizi ed è una creatura del Direttore Generale che c’è stato fino al 2020, che francamente non rimpiangiamo.Appena possibile, poi, bisogna uscire da una gestione emergenziale e approssimativa di alcuni istituti come lo smart Working e cominciare a pianificare con le parti sociali qualcosa di razionale ed efficace, creando equità tra categorie professionali e tra singoli lavoratori e tutelando anzitutto il bene fondamentale della salute pubblica”.

Fonte : Roma Today