L’escalation tra Nato e Russia e l’aiuto del “dittatore” Erdogan

Gli Stati Uniti e la Nato stanno spostando proprie truppe verso i confini europei della Russia, in particolar modo nella regione del Mar Nero – dove stanno arrivando i cacciatorpedinieri Usa Donald Cook e Roosevelt – e del Baltico, movimenti che Mosca percepisce come una minaccia alla propria sicurezza, a cui intende rispondere in maniera “appropriata”. Ma anche la Nato è preoccupata perché la Russia ha mobilitato migliaia di soldati pronti al combattimento lungo i confini con l’Ucraina e in Crimea e nuovi scontri vengono segnalati tra i separatisti filo-russi e le forze di Kiev. “La più grande mobilitazione di uomini al confine dall’annessione illegale della Crimea nel 2014” secondo il segretario generale, Jens Stoltenberg

La Russia per ora non sembra intenzionata ad abbassare la tensione e Mosca ha accusato la Nato di aver trasformato l’Ucraina in una “polveriera” spiegando di voler fare “tutto il necessario” per proteggere i suoi concittadini nelle regioni separatiste del Donbass.

Anche i ministri degli esteri del G7 (oltre a Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America) insieme all’Alto rappresentante dell’Unione europea, Josep Borrell, si dicono “profondamente preoccupati” e hanno chiesto alla Russia “di cessare le sue provocazioni”. 

Truppe russe al confine dell’Ucraina, tensione alle stelle

Il rischio di una rapida escalation delle tensioni nell’area è stata evidenziato oggi dal ministro della Difesa russo Sergei Shoigu che ha parlato di “40.000 militari e 15.000 unità mezzi e velivoli” schierati vicino ai confini russi, proprio mentre gli Usa continuano a rafforzare le proprie forze in Polonia e nei paesi baltici, annunciano nuovi arrivi nelle loro basi in Germania. “La Nato tiene fino a 40 importanti esercitazioni operative con un chiaro obiettivo anti-russo ogni anno in Europa” ha sottolineato Shoigu, citato dalla agenzia russa Ria Novosti. In risposta alle attività militari dell’Alleanza atlantica la Russia ha effettuato un test sulla prontezza al combattimento delle truppe dei distretti militari occidentali e meridionali: “I militari si trovano al momento in aree di addestramento e sono pronti a missioni di combattimento”. Nella regione artica, inoltre, Mosca ha allertato la Flotta del Nord. 

Ma che cosa sta succedendo tra Russia e Europa

Oggi il presidente statunitense, Joe Biden, in una telefonata con Vladimir Putin, ha esortato l’omologo russo ad allentare le crescenti tensioni con l’Ucraina. Era la prima volta che i due si parlavano da quando, a marzo, Biden definì il collega russo “un assassino” avvertendolo che “pagherà un prezzo” per le ingerenze nelle elezioni statunitensi. Biden, ha riferito la Casa Bianca, “ha espresso le nostre preoccupazioni per l’improvviso rafforzamento militare russo nella Crimea occupata e ai confini dell’Ucraina, e ha invitato la Russia ad allentare le tensioni. Biden inoltre ha chiesto a Putin un incontro per parlarsi faccia-a-faccia, in un Paese terzo.

Nelle ultime ore un soldato ucraino è stato ucciso (il 27esimo dall’inizio dell’anno) e un altro è stato gravemente ferito dalle forze ribelli separatiste del Dombas sostenute da Mosca. La notizia, arrivata domenica pomeriggio, ha fatto temere una nuova escalation nel conflitto iniziato nel febbraio 2014 e nel quale, secondo quanto riporta Kiev, sarebbero stati uccisi circa 14mila soldati ucraini. La ripresa delle ostilità sul campo sono accompagnate da una serie di sgarbi diplomatici, da ultimo il rifiuto del presidente russo, Vladimir Putin, di rispondere alle telefonate dell’omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. 

Una situazione che preoccupa anche Bruxelles, che ha parlato di un’escalation “inaccettabile”. “L’Ucraina – ha detto un portavoce della Commissione europea – sarà uno dei punti all’ordine del giorno nella prossima videoconferenza dei ministri degli Esteri dell’Ue”. “Il nostro appello alle autorità russe – ha aggiunto il portavoce – è di astenersi da qualsiasi passo che possa portare a ulteriori tensioni”.

Al contempo, Mosca minaccia un intervento dell’esercito se l’Ucraina tentasse di riprendere l’area contesa di Doneck e Lugansk. Uno scacchiere complicato, nel quale l’Ue potrebbe ritrovare l’appoggio di un controverso alleato.

“L’Ue conta sull’aiuto del ‘dittatore’ Erdogan”

Zelensky erdogan-2

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha fatto sapere di essere pronto a intervenire in difesa di Kiev in chiave anti-russa. “Sosteniamo l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina”, ha detto il leader di Ankara nel fine settimana, “e perciò abbiamo ribadito la nostra decisione di non riconoscere l’annessione della Crimea”. La Turchia si è da tempo impegnata nel rafforzamento della partnership strategica con l’Ucraina, arrivando anche a sostenere l’ingresso di Kiev nella Nato. Quello che potrebbe sembrare un astuto posizionamento di Erdogan, di recente coinvolto nello scontro diplomatico con l’Ue e con l’Italia, trova in realtà giustificazione nella strategia di più ampio respiro sull’influenza di Ankara sul Mar Nero, sul quale la Turchia si affaccia assieme all’Ucraina e alla Russia. 

Continua a leggere su Today.it

Fonte : Today