Anticorpi monoclonali ai familiari dei malati di Covid: la nuova strategia per fermare il contagio 

A.F. 12 aprile 2021 20:47

Un nuovo approccio nella battaglia contro il coronavirus: la somministrazione sottocutanea di un cocktail di anticorpi monoclonali ai familiari delle persone malate di covid 19, così da arginare immediatamente le possibilità di contagio e la diffusione del virus. Questa nuova strategia, che potrebbe ridurre le infezioni anche dell’81% fa parte di uno studio della Regeneron Pharmaceuticals: 1.500 volontari sani, ognuno dei quali condivideva la casa con qualcuno risultato positivo per SARS-CoV-2, si sono sottoposti ad un singola dose di anticorpi somministrata per via sottocutanea.

Anticorpi monoclonali ai familiari dei pazienti Covid: i risultati dello studio

Dopo 29 giorni, sono risultati positivi al Covid 19 11 pazienti che avevano ricevuto l’iniezione sottocutanea e 29 pazienti che avevano ricevuto il placebo. Tutti con sintomi lievi, poi risolti nel giro di una settimana per i primi 11, e di tre settimane per gli altri. Nei 204 pazienti che erano già risultati positivi al virus all’inizio dello studio, l’iniezione ha ridotto del 31% le possibilità che il virus progredisse in una forma sintomatica. 

Risultati simili a quelli ottenuti in un altro studio di Eli Lilly su l’utilizzo degli anticorpi monoclonali nelle case di cura, ma a differenza dei casi precedenti, in questo studio la somministrazione avviene con un’iniezione sotto la pelle e non per via endovenosa. Un “grosso problema”, come sottolinea da uno degli autori dello studio, il direttore dell’Istituto per la salute globale e le malattie infettive dell’Università del North Carolina, Myron Cohen, che potrebbe essere risolto con maggiore consapevolezza e informazione su questa nuova terapia. 

Monoclonali e vaccino contro il Covid 19: approcci complementari?

Poi c’è la “convivenza” con il vaccino. Secondo un’altro autore dello studio di Regeneron, il  direttore del Center for Virology and Vaccine Research del Beth Israel Deaconess Medical, Dan Barouch, i due approcci possono essere complementari: “Alcune persone, comprese quelle con un sistema immunitario compromesso, potrebbero non generare abbastanza anticorpi per conto proprio e potrebbero trarre beneficio da quelli iniettati. In alcuni casi, come ad esempio un’epidemia in una casa di cura, gli anticorpi monoclonali, che iniziano a funzionare immediatamente, potrebbero rivelarsi l’approccio migliore”.

“Gli eventi avversi – ha aggiunto Barouch – si sono verificati nel 20% di coloro che hanno ricevuto il cocktail di anticorpi e nel 29% di coloro che hanno ricevuto il placebo. Nessuno dei destinatari del cocktail di anticorpi è stato ricoverato in ospedale. Le reazioni nel sito di iniezione si sono verificate nel 4% di coloro che hanno ricevuto l’anticorpo e nel 2% di coloro che hanno ricevuto il placebo”. 

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Fonte : Today