Sindrome dell’ovaio policistico, quali sono sintomi e come si cura: risponde il ginecologo

La sindrome dell’ovaio policistico (o PCOS) è un disturbo caratterizzato dalla presenza di cisti ovariche multiple e da alterazioni endocrinologiche e metaboliche. Una patologia molto complessa che colpisce in Italia 1 donna su 10 in età riproduttiva. I sintomi con i quali si manifesta sono diversi e variano da soggetto a soggetto, i più frequenti sono l’irsutismo, la mancanza di ovulazione (irregolarità del ciclo mestruale o amenorrea, con conseguente sterilità) e l’insulino-resistenza, spesso associata ad obesità e diabete di tipo 2. L’origine della PCOS non è ancora chiara: si pensa che sia causata da una complessa alterazione funzionale del sistema riproduttivo data dall’aumento degli ormoni maschili (androgeni). Essendo una patologia che si presenta con una sintomatologia molto varia, spesso è oggetto di diagnosi sbagliate che conducono a cure intuili. Ma in caso di diagnosi di PCOS quali sono le opzioni terapeutiche? E quale differenza c’è tra la Sindrome dell’ovaio policistico e l’ovaio policistico? Ne abbiamo parlato con il dott. Ciro Perone, primario del reparto di Ginecologia della Clinica Sanatrix di Napoli e fondatore del progetto “Endogyn” che ha tra i suoi obiettivi lo sudio della PCOS e la cura delle donne che ne sono affette.

Dott. Perone, cos’è la Sindrome dell’ovaio policistico?

“La Sindrome dell’ovaio policistico è una condizione clinica caratterizzata da cicli mestruali irregolari o assenza del ciclo (amenorrea), obesità e segni di iperandrogenismo, quali ad esempio acne ed irsutismo. Viene così definita perché, solitamente, le ovaie contengono un gran numero di cisti follicolari di diametro variabile che gli conferiscono un aspetto “multifollicolare” o “policistico” alla valutazione ecografica. Si tratta, tuttavia, di una sindrome che non coinvolge solo le gonadi femminili ma influische anche sul sistema metabolico-sistemico”.

Quali sono le cause di questa Sindrome?

“L’eziologia della malattia è ancora controversa. Possiamo semplificare dicendo che la Sindrome dell’ovaio policistico è espressione di una complessa alterazione funzionale del sistema riproduttivo dovuto principalmente all’aumento, in quantità variabile, degli ormoni maschili (gli androgeni) associati ad un’assenza quasi costante di ovulazione”.

Quali sono i sintomi?

“Come ho detto prima, a causare i segni e sintomi di questa sindrome è l’aumento degli androgeni. Tra i principali troviiamo i disturbi del ciclo mestruale, che sono il motivo più frequente per cui la donna si rivolge al medico. Possono verificarsi cicli anovulatori, quindi con assenza di ovulazione e sterilità correlata. Ma, talvolta, i flussi possono essere anche più scarsi o più abbondanti e possono “ritardare” rispetto all’atteso. L’irsutismo è un altro sintomo quasi sempre presente, che si traduce nell’aumento di peluria su viso e corpo, con un pelo che risulta essere più pigmentato, duro e spesso. Raramente e nelle forme più conclamate compaiono i cosiddetti segni di virilizzazione, con stempiamento, recessione della linea di attacco dei capelli sulla fronte, acne ed aumento della produzione di sebo, con risultante pelle grassa. Può essere contestualmente presente un aspetto androide, massa muscolare più pronunciata, voce a tonalità bassa, aumento di volume del clitoride e delle grandi labbra, aumentato desiderio sessuale”.

È vero che metà delle donne che ne soffre non sa di averla?

“La PCOS si caratterizza per una variabilità di manifestazioni cliniche che si diversificano molto tra una paziente e l’altra, sia per i sintomi che possono essere più o meno presenti, sia per la loro intensità, rendendo alcuni quadri molto sfumati. Tale condizione rende il sospetto diagnostico non sempre agevole. Capita di frequente di diagnosticare la PCOS a donne che avevano cercato di dare risposta alle loro problematiche rivolgendosi ad uno specialista diverso per ogni singolo disturbo. Al contrario, per questo tipo di sindrome è opportuno valutare la donna nella sua totalità, magari con un approccio multidisciplinare, ma cercando di dare una soluzione unica che possa spiegare tutti i disturbi di cui la donna si lamenta. In questo senso è fondamentale rivolgersi a ginecologi esperti in tale ambito. Oltre ad essere primario del reparto di Ginecologia della Clinica Sanatrix, sono responsabile del progetto “Endogyn” che ha tra i suoi obiettivi, oltre al trattamento dell’endometriosi e delle principali affezioni ginecologiche con approccio mini-invasivo, anche la cura delle donne affette da PCOS. Insieme ai miei due aiuti, il dott. Flavio Grauso ed il dott. Giuseppe Rosario Lannino, offriamo assistenza alle donne affette dalla Sindrome dell’ovaio policistico promuovendo un iter diagnostico individuale e un trattamento personalizzato”.

Che differenza c’è tra Sindrome dell’ovaio policistico e ovaio policistico?

“La ringrazio per questa domanda perchè mi permette di chiarire un importante concetto e di sfatare alcune credenze che alimentano inutili ansie e paure. La sola presenza di ovaie policistiche, rilevate all’ecografia, non significa essere affette dalla sindrome dell’ovaio policistico. Anzi il reperto di ovaia multifollicolari è di tipico riscontro nelle giovani donne subito dopo il menarca, senza tuttavia che vi sia alcuna condizione preoccupante. In alcune donne in età fertile è possibile riscontrare ovaia multifollicolari senza riscontrare problemi e senza che si abbiano ulteriori sintomi. Quindi l’ovaio policistico è una condizione differente dalla Sindrome dell’ovaio policistico che, invece, è una “sindrome multifattoriale metabolica sistemica”, ovvero una condizione le cui cause sono da ricondurre ad una molteplicità di fattori, e che rappresenta la più comune causa di disturbo endocrino dell’età fertile della donna”.

Come viene diagnosticata la PCOS?

“Fondamentale è sempre l’anamnesi, dove in un colloquio accurato e completo si mettano in luce i disturbi e i segni della malattia, ed anche l’ordine cronologico della loro comparsa. L’insorgenza dei sintomi intorno alla pubertà, con una lenta progressione dei segni, farà orientare per una PCOS, diversamente da segni di iperandrogenismo insorti in età più adulta, con un peggioramento rapido, che possono deporre più frequentemente per un iperandrogenismo di origine tumorale. Sarà poi utile procedere con un esame obiettivo volto a ricercare le manifestazione di virilizzazione. La conferma diagnostica deriverà da esami ormonali, ottenibili tramite un semplice prelievo ematico e da un’ecografia pelvica che permetterà di identificare ovaia aumentate di volume, sede di numerose formazioni cistiche di piccole dimensioni. E’ d’obbligo precisare che i singoli elementi riscontrati separatamente servono a ben poco, solo l’integrazione di tutti i dati (storia, sintomi e segni, valori ormonali e quadro ecografico) permetterà di giungere ad una diagnosi corretta”.

Che conseguenze può portare nel lungo termine? Può causare infertilità?

“E’ importante subito precisare che la PCOS non è un sinonimo di sterilità e che le donne affette dalla Sindrome dell’ovaio policistico, opportunamente seguite, possono coronare il loro sogno di diventare mamme. Tuttavia, considerate le implicazioni metaboliche della sindrome e la presenza di cicli irregolari, diventa molto più complicato determinare la fase ovulatoria che può mancare anche per diverso tempo. E’ questo il motivo per cui la PCOS rappresenta una delle cause endocrine più comuni di infertilità femminile. A questo si aggiunge che l’iperandrogenismo e l’iperinsulinemia, spesso associate, peggiorano la qualità ovocitaria e l’ambiente intrafollicolare. Ma questa Sindrome può non solo rendere difficile una gravidanza, ma, dopo il concepimento, può costituire anche un maggiore rischio di diabete gestazionale, ipertensione, pre-eclampsia, aborti spontanei e nascite premature”.

Qual è la sua incidenza in Italia?

“La sindrome dell’ovaio policistico colpisce il 5-10% delle donne, insorge nel periodo puberale ed è considerata, come ho già detto, l’alterazione endocrina più comune in età fertile”.

Come viene curata? Quali sono le opzioni terapeutiche?

“Il trattamento della sindrome dell’ovaio policistico si basa sull’interruzione del circolo vizioso che è alla base della condizione. Solitamente, agendo su più livelli contestualmente, si riesce ad ottenere una risoluzione adeguata della problematica. Fondamentale è la riduzione del peso corporeo per ridurre la formazione periferica di androgeni, per questo in tutte le pazienti viene proposto un regime alimentare volto al dimagrimento. La strategia, invece, sarà diversa a seconda dell’età e del desiderio riproduttivo della donna. Per le giovani donne non desiderose ancora di prole, il trattamento che offre risultati significativamente più vantaggiosi è sicuramente la somministrazione di estroprogestinici, la cosiddetta pillola anticoncezionale, volta a ridurre la produzione di androgeni da parte dell’ovaio. Per le donne, invece, che hanno come principale obiettivo risolvere la sindrome per avere un bambino, sarà fondamentale utilizzare farmaci che abbiano come finalità quella di stimolare le ovaie per farle ovulare”.

In che modo può incidere l’alimentazione sulla PCOS?

“Come per molte patologie, lo stile di vita è fondamentale per la risoluzione della problematica, ma più di chiunque altro, la donna affetta da PCOS trae beneficio da sane abitudini a tavola. Un’alimentazione varia ed equilibrata, ricca di antiossidanti, frutta, verdura, legumi, e più in generale di alimenti con basso indice glicemico e ad alto contenuto di fibre, aiuta chi ne è affetta a ripristinare lo stato di salute. Un tipo di alimentazione volta a favorire una perdita di peso, fondamentale per ridurre i livelli di insulina e di estrogeni, è sicuramente tra i cardini dell’approccio terapeutico. Oggi si discute molto sulla necessità di acquisire un corretto stile di vita fin dalla giovane età che promuova lo sport e l’esercizio fisico, importante per ridurre l’insulino-resistenza. La Sindrome dell’ovaio policistico è la tipica condizione in cui la corretta alimentazione gioca un ruolo chiave, ed è per questo che è fondamentale sensibilizzare sul tema soprattutto le  giovanissime, anche con progetti nelle scuole e in altri contesti di socializzazione. Un inquadramento diagnostico ed un trattamento personalizzato che inizi da un corretto stile di vita, farà il resto”.

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Fonte : Today