Verso la Milano Digital Week 2021, Diletta Huyskes racconta l’importanza dei dati aperti

All’interno del palinsesto virtuale della Milano Digital Week interviene anche la ricercatrice in etica e politica tecnologica che racconta come la gestione trasparente e partecipata dei dati sia fondamentale a maggior ragione in quest’epoca di contact tracing

Mai come in questi tempi di pandemia e tracciamenti, il tema della privacy e del controllo della popolazione sono tornati a essere di urgente attualità. Diletta Huyskes è ricercatrice in etica e politica tecnologica, responsabile advocacy per Privacy Network e giornalista freelance, e proprio di questi temi si occuperà nel suo intervento durante la prossima Milano Digital Week 2021, che si svolgerà dal 17 al 21 marzo prossimi (tutte le info sul sito ufficiale).

Fra smart working, tracciamenti e flusso continuo di notizie, l’anno del coronavirus è stato anche l’anno di una potente accelerazione digitale: quali sono stati i cambiamenti più rilevanti nella gestione delle nostre informazioni personali?

“Non solo il lavoro smart, ma anche la didattica a distanza hanno aperto a riflessioni importanti: quali programmi usare, come gestire la presenza online e che limiti porre. È altrettanto vero però che ognuno di questi cambiamenti – quando necessario – ha scatenato una risposta pronta da parte dei cittadini e della società civile. Sia in Italia che negli altri paesi europei non si è mancato di far notare quando i “nuovi” cambiamenti tecnologici ponessero problemi di privacy, eccessiva sorveglianza o poca trasparenza. Penso all’esempio del tracciamento: l’app Immuni è stata ripresa e corretta anche grazie ai numerosi feedback da parte di esperti che monitoravano il suo sviluppo dall’esterno. C’è stato anche un momento all’inizio della pandemia in cui alcune scuole si sono dotate di braccialetti elettronici per monitorare gli spostamenti dei bambini. Anche in quel caso, una rapida risposta da parte di giornalisti ed esperti ha fatto notare i problemi. Nel caso della didattica, molti studenti in Europa si sono ribellati contro il proctoring, uno strumento basato su intelligenza artificiale utile a sorvegliare gli alunni durante le lezioni e gli esami”.

milano digital week 2021

Queste novità e questi assestamenti saranno a lungo termine?

“Non sappiamo quanto durerà lo stato di emergenza, ma anche dove questi sistemi continueranno ad esistere conto sulla capacità di organizzazioni, giornalisti e cittadini di collaborare per imporre limiti necessari. L’Europa, in questo, avrà l’occasione per distinguersi”.

Con la pandemia abbiamo dovuto ripensare, anche nel quotidiano, a temi come la privacy, la condivisione dei dati, il controllo massivo da parte delle autorità: ci sono stati risvolti pericolosi in questo o sono sorte invece nuove opportunità?

“All’inizio della pandemia si è parlato di privacy molto più di quanto non si fosse mai fatto in precedenza nel nostro paese. Purtroppo la discussione ha preso spesso toni derisori: abbiamo sentito paragonare la condivisione di dati di geolocalizzazione con le forze dell’ordine o con il governo con quella richiesta dai siti online o da altre app. I diritti digitali sono ancora poco sentiti, ed è per questo che più che mai è necessario diffondere un uso consapevole degli strumenti tecnologici. I rischi, per quanto inferiori a quelli di altri paesi, esistono anche da noi, e alcuni episodi recenti ci fanno capire che non serve avere chissà quali interessi da nascondere perché i propri dati vengano utilizzati senza consenso. Il diritto alla privacy dev’essere sempre riconosciuto, perché una volta che si supera il confine è difficile tornare indietro”.

Il contact tracing è un tema spinoso, in effetti.

“È stato sicuramente il fenomeno più discusso in questo senso: da un lato la necessità di condividere informazioni utili per contenere la pandemia, dall’altro quella di preservare la privacy e i diritti fondamentali. Credo che il cambiamento più rilevante però riguardi la condivisione dei dati: un patrimonio informativo di cui si è sempre parlato poco. Abbiamo imparato che esistono due facce della stessa medaglia: l’importanza dei dati aperti (così come richiesto dalla campagna Dati Bene Comune, di cui parleremo durante la Digital Week) come fonte imprescindibile di trasparenza e conoscenza democratica, ma anche la responsabilità necessaria a comprendere che non tutti i dati possono essere condivisi (quelli biometrici, ad esempio). Non sappiamo ancora cosa succederà al contact tracing, se il nuovo governo deciderà di dargli una nuova spinta. Mi auguro però che il movimento civico e politico nato dalla richiesta di dati aperti, completi, disaggregati e aggiornati rimanga vivo anche dopo la pandemia, perché ce ne sarà comunque un gran bisogno”.

La Digital Week di quest’anno si concentrerà su equità e sostenibilità: cosa rappresentano questi valori per lei e il suo lavoro?

“Senza equità non può esserci libertà, questa è la premessa da cui partire. Progettare sistemi sostenibili non equivale non solo a rispettare l’impatto ambientale – aspetto non trascurabile quando si parla di dati e tecnologia – ma anche a creare un ecosistema che sia per tutte e tutti, che non escluda nessuno e che rispetti i diritti. L’equità, in questo senso, sarà un valore molto discusso in questa edizione: alcune ospiti forniranno spunti importanti sui bias tecnologici, può una tecnologia dirsi davvero equa e sostenibile se può potenzialmente escludere e discriminare una grande parte della popolazione?”.

Diletta Huyskes sarà tra i protagonisti della nuova edizione di Milano Digital Week, Città equa e solidale, in programma dal 17 al 21 marzo 2021.

Fonte : Wired