Coronavirus, terza ondata: “A Roma e nel Lazio situazione meno negativa del trend nazionale”

Anche se, a differenza del trend nazionale, le terapie intensive restano stabili, la crescita dei contagi nel Lazio sta spingendo la regione alle soglie della zona arancione. Per capire quale quadro hanno davanti i cittadini di Roma e del Lazio e leggere i numeri che abbiamo di fronte, Romatoday ha intervistato Francesco Luchetta, dottore in fisica e uno degli autori della pagina Facebook ‘Coronavirus – Dati e analisi scientifiche’, un progetto di informazione messa in campo da giovani dottorandi e ricercatori con una passione per la comunicazione scientifica, che ormai da marzo 2020 sta elaborando analisi dei dati sulla situazione dell’epidemia in Italia e nel mondo.

Qual è la situazione nel Lazio?

L’aumento dei casi è in linea con la media nazionale. In Italia stiamo assistendo a un incremento importante che ci sta facendo parlare di terza ondata, più o meno del 30 per cento a settimana. Un aumento non dovuto all’incremento dei tamponi, in quanto lo strike rate (rapporto tra tamponi e casi rilevati) è peggiorato. Questo dato è accompagnato anche da un aumento degli ingressi in terapia intensiva, che è il primo elemento che ci dice dove sta andando la situazione. Anche il Lazio ha registrato un aumento dei casi in linea con la media nazionale. Infatti, ci si aspetta che con la prossima rilevazione, l’indice Rt (che rivela quante persone possono essere contagiate da un positivo, ndr) salirà sopra l’1 e che il Lazio finirà in zona arancione. Anche in questa regione è peggiorato lo strike rate che nelle scorse settimane era sceso al 3 per cento mentre ora e vicino al 5. Ci sono però alcuni elementi che rendono la situazione del Lazio meno negativa rispetto alla media nazionale.

Quali?

Mentre a livello nazionale il numero degli ingressi in terapia intensiva è aumentato del 20 per cento, questo dato nel Lazio è più contenuto e la situazione è stabile. Anche lo strike rate è aumentato ma è tutto sommato rimasto sotto il 5 per cento, la soglia che l’Organizzazione mondiale della sanità aveva stabilito per indicare una situazione sotto controllo dal punto di vista del tracciamento dei casi. Sotto questa soglia ci sono il Veneto, Bolzano, la Sicilia, la Sardegna e poi c’è il Lazio. Quindi la situazione dei contagi sta peggiorando come nel resto d’Italia ma ci sono alcuni aspetti che ci fanno dire che è meno negativa del trend nazionale.

Qual è la situazione romana rispetto al resto della regione?

Roma è nella media. L’unica provincia messa peggio è quella di Frosinone. Anche nella Capitale si è registrato un forte peggioramento di casi nell’ultima settimana ma le terapie intensive, come nel resto del Lazio, restano basse.

L’assessore D’Amato ha descritto così la situazione: “Calano i decessi, ma aumentano i nuovi focolai. Restano stabili i tassi di occupazione dei posti letto”. Può spiegarci questa affermazione?

I decessi fotografano la situazione di tre settimane fa, per cui il loro peggioramento è l’ultimo dato che si va ad analizzare. Come dicevamo prima, gli ingressi in terapia intensiva sono stabili, in controtendenza con il dato nazionale. Inoltre nel Lazio i numeri degli ospedalizzati erano stabili da inizio gennaio e per un mese è stato registrato un calo costante. Quindi, anche se la situazione è stabile, il trend è peggiorato perché questo calo si è arrestato. 

Nelle ultime settimane si è fatta strada l’idea di un lockdown su tutto il territorio nazionale. Sarebbe una misura utile per Roma in questo momento? E quante settimane servirebbero per far tornare la curva dei contagi verso il basso?

Il Lazio è un esempio perfetto di come il contagio possa essere tenuta sotto controllo anche senza zona rossa. Se invece lo si vuole ridurre al minimo la strada è certamente quella del lockdown. In questo quadro pesa l’incognita delle varianti perché dobbiamo ancora capire bene quanto siano più infettive rispetto alla variante originaria. Quindi le restrizioni che hanno funzionato nei mesi scorsi potrebbero non avere gli stessi effetti nei prossimi. Sicuramente la situazione nazionale richiede maggiori misure di contenimento rispetto a quelle attuali.
In quanto ai tempi di risposta dipende dalla severità delle restrizioni: con una zona rossa dopo due settimane si possono già vedere gli effetti sulla curva, con misure meno stringenti serve più tempo per trasformare la crescita in un calo.

Rispetto all’intervista di gennaio il quadro attuale presenta una novità: le varianti. Oltre a quella inglese, a Roma e nel Lazio è presente anche quella brasiliana. Ci sono dei dati per comprendere che impatto potrebbero avere?

In merito alle varianti, l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha pubblicato un documento con i risultati dell’analisi su un campione di casi per ricostruire la presenza delle varianti in Italia. Sono state avanzate delle critiche in merito al fatto che non si tratti di un campionamento perfetto, ma in ogni caso fornisce degli elementi. Quello studio ci dice che la variante inglese è divenuta predominante. Nel Lazio non siamo ancora a questo punto, dal momento che è presente in circa un terzo dei contagi, ma lo diventerà presto. Il problema della variante inglese è la sua possibile maggiore contagiosità, quindi potrebbero essere necessarie misure di contenimento ulteriori. Lo stesso studio ci dice che su 169 campioni analizzati e 144 sequenze ottenute per l’analisi, 19 presentavano la variante brasiliana. Siamo intorno al 13 per cento del totale. Da questo punto di vista il Lazio è una delle regioni italiane con un’incidenza maggiore dopo la Toscana e l’Umbria.  Probabilmente perché questa variante è stata individuata per la prima volta a Perugia e si è propagata nelle regioni più vicine. Se sulla variante inglese abbiamo già a disposizione alcuni elementi, per esempio che i vaccini funzionano, sappiamo molto meno sulla brasiliana. La linea scelta è quella di bloccarla il più possibile delineando delle zone rosse quando viene individuato un focolaio. 

Sono passati quasi due mesi dall’inizio della campagna vaccinale. Quali effetti ha prodotto sui numeri dei contagi?

L’effetto si è visto sugli operatori sanitari. L’Iss (Iss) pubblica dati separati per questa categoria e possiamo già vedere più che un dimezzamento delle infezioni. Questo ci dice che i vaccini funzionano e che non servono solo a limitare il numero delle infezioni gravi ma ridurlo in modo assoluto. 
Da un paio di settimane l’Iss sta seguendo anche l’andamento delle infezioni tra gli over 80 rispetto al resto della popolazione. Anche qui si inizia a vedere un effetto, anche se minimo. Preciso che si tratta di dati non consolidati e che la percentuale di over 80 vaccinati da abbastanza tempo per poterne vedere il risultato non è ancora altissima. A riguardo, il dato positivo è che il Lazio è tra le regioni più avanti nella vaccinazione degli over 80. La copertura di questa fascia è cruciale per portare a una cospicua riduzione della letalità del virus.

Possiamo aspettarci un calo dei contagi verso l’estate?

Sono più ottimista che pessimista, anche se non va dimenticata l’incognita delle varianti. Prima dell’estate la fascia di popolazione più suscettibile dovrebbe essere coperta dal vaccino e in più possiamo aspettarci che si ripeta lo stesso calo dei contagi che si è verificato l’estate scorsa, probabilmente per il caldo, perché si passa più tempo all’aria aperta e quindi si sta anche più distanti. Inoltre è iniziata anche la vaccinazione delle categorie con più contatti. Anche questo dovrebbe portare a una minore circolazione del virus e a una sua minore letalità.

Fonte : Roma Today