Il futuro di Pompei è una smart city 5G

Dalle dorsali in fibra al wireless ottico, dalle antenne 5G alle nuove tecnologie in ambito energetico, ecco come il parco archeologico cambia faccia con il digitale

Parte degli scavi di Pompei (foto: Raquel Maria Carbonell Pagola/LightRocket via Getty Images)

Il Parco archeologico di Pompei grazie al progetto Smart@Pompei si candida a diventare un modello di riferimento internazionale sia per la dotazione tecnologica che per le sperimentazioni in corso. Alberto Bruni, funzionario del ministero per i Beni e le attività culturali, se ne sta occupando dal 2013 in qualità di referente tecnologico del parco campano. Prima coordinava il centro elaborazioni dati (Ced) del dicastero.

Tutto nasce con il crollo della Domus dei Gladiatori nel 2010. Da lì parte un grande progetto di recupero per Pompei con un finanziamento da 105 milioni di euro della Commissione europea“, spiega Bruni a Wired: “Diversi i piani di intervento, con il più corposo da 80 milioni dedicato al patrimonio. Complessivamente però si parla di messa in sicurezza, restauro, consolidamento, recupero, un piano della fruizione e anche valorizzazione“.

Da sottolineare che il parco è riuscito ad aprire i battenti recentemente e in sicurezza anche grazie all’adozione dell’app MyPompeii e la piattaforma cloud di Oracle Italia. Di fatto l’applicazione consente di prenotare le visite e condurle in sicurezza nel rispetto delle linee guida nazionali per il distanziamento sociale.

Sicurezza prima di tutto

I concetti di safety e security riguardano l’impiego di misure o apparecchiature capaci di incrementare la sicurezza delle persone e del patrimonio sotto ogni punto di vista – anche difesa da azioni criminali o terroristiche. Soprattutto considerando che si tratta di un’area di oltre 400mila metri quadrati.

Grazie al Programma operativo nazionale (Pon) sicurezza siamo intervenuti sulla recinzione implementando un sistema di illuminazione a Led e uno di videosorveglianza, che ha sostituito il precedente ormai obsoleto“, sottolinea il funzionario: “Oggi parliamo di un complesso sistema informativo con un solido data center, una copertura wifi con oltre 100 access point e antenne, e soprattutto una rete in fibra e wireless fondamentale per ogni processo tecnologico“.

Da ricordare infatti che sul sito non si può liberamente scavare. Gli interventi, come ricorda Bruni, sono complessi e l’unica eccezione è stata quella di sfruttare marginalmente il piano di calpestio degli assi viari dedicato ai disabili. In quel caso sono stati impiegate tubazioni e pozzetti. Oggi si parla di oltre 3 chilometri di cavi in fibra che attraversano l’area del parco.

La videosorveglianza smart

La rinnovata videosorveglianza di Smart&Pompei è basata su una rete di telecamere Ip altissima risoluzione fornita da Mobotix. “Da un punto di vista tecnologico ci differenziamo perché nasciamo nel mondo Ip con una filosofia diversa. Da una parte potremmo fare a meno dei server per l’analisi video, dall’altra la nostra tecnologia ha consentito di mantenere la copertura dell’area pur impiegando il 50% in meno di telecamere“, spiega Alberto Vasta, Country Manager di Mobotix per Italia e Malta: “Le nostre telecamere grazie alle ottiche fanno il lavoro di due. Inoltre consumano pochissimo (3 watt, ndr) e possono essere impiegate anche per comunicare poiché integrano microfoni e altoparlanti“.

Montano anche una tecnologia termografica, per la misurazione della temperatura corporea, e sensori per la visione notturna. Il tutto abbinato alla piattaforma software aperta di Milestone Systems che fa da collettore di raccolta e analisi dei dati. “Siamo uno dei pochi vendor a integrare in modo adeguato il protocollo di Mobotix. Inoltre una piattaforma aperta come la nostra consente di gestire video, audio e dati che a loro volta possono interoperare ad esempio per videoanalisi di diverso tipo“, aggiunge Alberto Bruschi, responsabile sud Eurooa di Milestone: “Il progetto è stato implementato per consentire nuove integrazioni, anche provenienti da altri vendor, oppure permette all’intero progetto di innestarsi in uno più ampio“.

Li-fi e coperture fotovoltaiche

Smart@Pompei è quasi un cantiere tecnologico a cielo aperto, con la prospettiva di poter gestire un enorme flusso di dati proveniente da telecamere, sensori per il monitoraggio sismico, della qualità dell’aria e idrogeologico, dispositivi Iot, droni. “Si tratta della prima area archeologica probabilmente al mondo che si basa sul paradigma smart delle città mettendo in gioco Iot, intelligenza artificiale, big data, analytics, block chain e a breve anche 5G, poiché stiamo lavorando per l’attivazione delle prime celle“, puntualizza Bruni.

Ecco spiegato il motivo della sperimentazione della tecnologia li-fi, ovvero il wireless ottico, e di coperture fotovoltaiche invisibili. “Cercavo una soluzione per illuminare meglio un triclinio (il locale dove veniva servito il pranzo, ndr) della domus dei Vettii“, ha spiegato Bruni: “E così oggi abbiamo corpi illuminanti a led con chip specifici capaci di tagliare le frequenze dannose per le pitture e la vista. Inoltre tramite li-fi trasmettiamo dei dati poi elaborati dalla nostra app. E il dettaglio più importante è che l’alimentazione avviene tramite coppi ed embrici fotovoltaici molto speciali“. Il riferimento è alle coperture della vicentina Dyaqua, che emulano quelle in laterizio usate dai romani ma nascondono piccoli sistemi fotovoltaici capaci di generare 1,5 kilowatt.

In pratica il corpo unico è apparentemente identico ai classici elementi architettonici, ma in verità la parte superficiale è formata da “un composto polimerico atossico e riciclabile, che viene appositamente lavorato per incentivare l’assorbimento dei fotoni“, come spiega l’azienda. All’interno “sono incorporate delle normali celle di silicio monocristallino“. In sintesi la superficie, opaca alla vista e trasparente per i raggi solari, permette alla luce di entrare ed alimentare le celle. “Stiamo progettando una copertura di 300 metri quadrati nel parco archeologico di Ercolano. Produrremo energia, e come a Pompei, la stoccheremo in batterie per gestirne l’impiego“, spiega Bruni.

Un modello da esportare

Il cuore del sistema Smart&Pompei è una piattaforma che consente di gestire tutti gli attuali e futuri sistemi. Bruni cita non solo all’illuminazione e la videosorveglianza ma anche i checkpoint agli ingressi robotizzati, i tornelli, i controlli temperatura, i metal detector, il sistema informativo, la formazione, la biglietteria e anche il controllo bagagli.

Anche la semplice app MyPompeii è in grado di avvisare di possibili affollamenti lungo il percorso e suggerire alternative grazie al flusso di dati. Le autorità del Parco in pratica analizzano in tempo reale e in modo completamente anonimo “informazioni sia sulla circolazione delle persone che attraverso i feedback forniti dall’app, riducendo quanto più possibile situazioni ad alto rischio“.

Pompei è un laboratorio dove sperimentiamo le tecnologie più innovative. Si pensi anche solo ai sensori a terra che monitorano le strutture. Ma anche i mini-droni che in futuro potrebbero sostituire le ronde notturne. Proprio in questo momento li stiamo provando per la loro capacità di ripresa e movimento automatico secondo specifiche coordinate“, conclude Bruni: “Insomma, Smart&Pompei è un progetto pilota per altre aree come la Reggia di Caserta, il parco archeologico di Ercolano e quello di Sibari. Il vantaggio è l’ottimizzazione delle risorse e il riutilizzo di quanto già fatto“.

Fonte : Wired