Era davvero necessario questo Sanremo 2021?

È la domanda più gettonata sotto le mascherine tra i carruggi da quando la città è diventata arancione scuro o rinforzato. Oggi, però, l’atmosfera è da rosso relativo: diversi proprietari di bar e ristoranti hanno deciso di chiudere per protesta. E aspettano l’arrivo del Presidente Toti in serata

(Foto: Stefano Guidi/Getty Images)

Ma era davvero necessario questo Festival venti-ventuno? È la domanda più gettonata qui a Sanremo, sotto le mascherine di chi attraversa corso Matteotti, senza badare troppo alle transenne pomeridiane davanti al Teatro Ariston, e dei pochi curiosi che sbirciano oltre i gazebo dei tamponi. Specie da ieri, da quando la città è diventata zona arancione scuro o rinforzato, che dir si voglia, perché la sostanza non cambia: solo asporto per bar e ristoranti con chiusura alle 18 e coprifuoco alle 21. Oggi, però, all’ora di pranzo, l’atmosfera è da rosso relativo: diversi proprietari dei locali del centro non restano aperti per protesta. Alle loro vetrine c’è appeso un cartello che recita: “I commercianti di Sanremo ringraziano sentitamente il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti per averci fatto aprire lunedì e chiudere mercoledì (della stessa settimana), permettendoci di dissanguarci ancora di più dopo un anno di apri e chiudi. Un sentito grazie all’Assessore Gianni Berrino, anche lui di Sanremo che non ha aperto bocca o preso posizione dando voce a chi lo ha eletto e portato in Regione. Siamo coscienti di essere sotto pandemia e un momento eccezionale, non neghiamo gli sforzi fatti dalle autorità per limitare il contagio. Allo stesso tempo NON tolleriamo più un’organizzazione totalmente scellerata e lontana dalla realtà che tutti noi stiamo vivendo”.
Questa sera il Presidente Toti sarà ospite al Festival per premiare il vincitore della categoria Nuove proposte. Alcuni ristoratori, cinque o sei, lo stanno già aspettando davanti al teatro nel primo pomeriggio: una copia del cartello tra le mani e le intenzioni pacifiche di chiedere aiuto, un aiuto concreto, economico, per restare poi zitti e buoni, come i Måneskin. E anche chiusi. Perché piuttosto che cambiare colore due volte in quattro giorni, regalare alla Caritas o alle famiglie bisognose il cibo acquistato per non buttarlo via, meglio non aprire per un po’.  

È quasi surreale: sta andando in scena la kermesse che qui vale una stagione e le serrande sono abbassate. No, il problema non è dove possiamo trovare un trancio di sardenaira noi giornalisti, una volta invitati a lasciare la sala stampa che deve essere regolarmente sanificata (è il protocollo Rai, bellezza!). E nemmeno cenare in camera per qualche giorno. Il cuore della questione è un altro per i sanremesi che s’incontrano nei carruggi: ma era davvero necessario questo benedetto Festival? Non ce ne vogliano gli operatori dello spettacolo. Ma mentre sullo sfondo risuonano le ambulanze che vanno avanti e indietro dall’ospedale Covid, invece che le tradizionali canzoni agli altoparlanti, in una città così vuota che gli unici assembramenti sono quelli delle forze dell’ordine e della security, un vecchietto curioso davanti ai tendoni dei tamponi osserva: “Se in questi indicandoli con il bastone – avessimo potuto vaccinarci invece che tamponare voi, l’anno prossimo ne avremmo fatti due di Festival: per recuperare anche quello di quest’anno”.

Fonte : Wired