Design: Ied Comunicazione, case produzione e brand a confronto su mercato e creativi

Redazione 05 marzo 2021 03:42

Roma, 4 mar. (Adnkronos/Labitalia) – “Le figure professionali del mondo della comunicazione cambiano velocemente, come velocemente cambia l’industry”. Lo ha dichiarato Lorenzo Terragna, coordinatore della Scuola di Comunicazione di Ied Roma, che ieri ha introdotto il digital talk The Content Cut, live sui canali social di Ied, con l’obiettivo di mettere a fuoco passato, presente e futuro del mercato dei contenuti audiovisivi e il business in cui lavoreranno i creativi del futuro. Il talk, moderato e curato dal docente Ied Marco Diotallevi, direttore creativo/founder di Plural, Content Agency tra le Top20 più premiate in Italia agli Adci Awards 2019, ha ospitato gli interventi di tre professionisti dei contenuti: Karim Bartoletti (Partner/MD/Executive Producer Indiana Production), Alessia Polli (Head of Development Groenlandia) e Corrado Paolucci (Content Strategy & Newsroom Manager, Head of Eni Tv).

Il mercato del branded entertainment ha chiuso il 2019 con una crescita a due cifre, che ha registrato costantemente negli ultimi anni. La ricerca annuale ‘Il mercato del Branded Content & Entertainment in Italia 2020’ stima un valore complessivo di 549 milioni di euro con un incremento del 24% rispetto al 2018. Nel 2020 la spirale virtuosa si interrompe a causa dell’emergenza sanitaria, ma Netflix ha annunciato di investire in Italia 200 milioni di euro nel corso dei prossimi tre anni. L’analisi del trend conferma l’importanza dei contenuti video per i brand e, di conseguenza, di chi crea quei contenuti, ovvero le case di produzione.

“Solo 10 anni fa la content strategy era un optional per i brand. Oggi rappresenta un’occasione unica per essere protagonisti del proprio racconto”, ha dichiarato Paolucci. Se, infatti, in passato ai brand bastava andare in televisione per farsi conoscere, con la rivoluzione digitale i canali si sono moltiplicati e i modelli di business si sono mescolati fino a ibridare intrattenimento, marketing ed esigenze editoriali.

“Il 63% delle persone cerca in rete e sui social informazioni sul brand, che deve essere consapevole che si tratta di un dialogo con un audience globalizzato e che i contenuti vengono fruiti in modi diversi”, ha aggiunto Bartoletti. “Una delle conseguenze della pandemia nel nostro settore è stata la moltiplicazione delle richieste da parte dei Player e l’incentivo alla serialità, che è la massima consacrazione dello Story Editor”, ha dichiarato Alessia Polli. Ma in futuro ci si aspetta che le specificità delle professioni muteranno ancora. La centralità dei contenuti e delle case di produzione non si esaurirà, ma cambieranno le modalità di fare intrattenimento.

Molti dei lavori che i giovani creativi faranno ancora non esistono, ma si andrà sempre di più nella direzione della contaminazione di diversi know-how, vocazioni e talenti. Per questo è importante studiare e capire i cambiamenti in atto, per formare e preparare al meglio gli studenti: creativi, strategist e content specialist di domani.

Fonte : Today