Difesa delle minoranze, dubbi sulla Commissione nazionale

In un seminario promosso a Karachi dalla Commissione Giustizia e Pace della Chiesa pakistana le critiche della società civile sull’efficacia dell’organismo promosso dal governo per tutelare le minoranze: “Non è quello che avevamo raccomandato: dovrebbe essere una commissione basata su proprie norme, principi e criteri e senza interferenze dello Stato”.

Karachi (AsiaNews) – Un seminario per discutere con chiarezza sul ruolo e la composizione della Commissione nazionale per le minoranze: è quello promosso a Karachi dalla Commissione nazionale Giustizia e Pace della Chiesa pachistana. Durante l’incontro – che si è tenuto l’1 marzo presso la cattedrale di St. Patrick – si è discusso di quest’organismo che era considerato una speranza dalle minoranze del Pakistan, ma si sta rivelando privo di indipendenza e per questo molti difensori dei diritti umani ed esponenti della società civile lo considerano poco incisivo.

All’incontro – insieme ad attivisti e politici – era presente anche Jaipal Das Chhabria, uno dei membri della Commissione nazionale per le minoranze, che ha difeso l’istituzione definendola “migliore rispetto ad altre commissioni”. Ha aggiunto che deve essere “formata dalle minoranze, per le minoranze e delle minoranze”, assicurando che la Commissione è preoccupata per le notizie che giungono da ogni parte del Pakistan e che i diritti di ogni cittadino devono essere “uguali a quelli riconosciuti a Bilawal Bhutto Zardari o al primo ministro Imran Khan”. “Nostro lavoro – ha aggiunto – deve essere tenere gli occhi aperti su tutte le violazioni dei diritti, come le conversioni o i matrimoni forzati, i materiali scolastici viziati da pregiudizi settari, le discriminazioni sul lavoro, la distruzione dei luoghi relgiosi”.

Zahid Farooq, un attivista cristiano che è anche direttore dell’Urban Resource Centre di Karachi, ha obiettato che la Commissione dovrebbe rivedere le proprie modalità di lavoro e includere molti più componenti dei gruppi religiosi minoritari, oltre a un numero maggiore di donne. Zulfiqar Ali Shah – direttore del Pakistan Institute of Labour Education & Research (Piler) – gli ha fatto eco lamentando che “la Commissione per le minoranze non è quella che avevamo raccomandato: dovrebbe essere basata su proprie norme, principi e criteri e senza interferenze dello Stato”.

A questo proposito il vice direttore della Commissione nazionale Giustizia e Pace, Kashif Aslam, ha osservato che accanto a 12 rappresentanti esterni vi sono ben 6 membri che hanno un ruolo pubblico. “Ci chiediamo a quale titolo facciano parte dell’organismo – ha commentato – dal momento che i Principi di Parigi dicono chiaramente che queste commissioni non devono avere rapporti diretti con lo Stato. Inoltre la Commissione dovrebbe avere un suo ruolo nei procedimenti e nelle audizioni sugli incidenti contro le minoranze, cosa che non sta succedendo. La stessa Corte Suprema ha affermato che dovrebbe essere espressione del Parlamento e non del governo”.

Il 2020 è stato un anno molto duro per le minoranze in Pakistan, con una crescita di casi di conversioni forzate con scarse iniziative da parte del governo pachistano. Solo il governatorato di Sindh, il territorio dove è forte la presenza dei sufi, ha una storia di prese di posizione e leggi in favore delle minoranze locali, come ha raccontato al seminario Naveed Anthony, parlamentare del Pakistan People’ Party nell’Assemblea provinciale. Da parte sua, chiudendo i lavori, il coordinatore della Commissione Giustizia e Pace, Kashif Anthony, ha auspicato che questo impegno cresca in tutto il Paese, rafforzando la fratellanza, la pace, il rispetto della fraternità e il patriottismo soprattutto nel cuore dei giovani.

Fonte : Asia