Quello di AstraZeneca non deve essere considerato un vaccino di serie B

Qualcuno rinuncia alla vaccinazione se non ottiene un vaccino a mRna, ma l’efficacia di un prodotto deve rapportarsi anche al rischio relativo a ciascuna categoria

(foto: Mufid Majnun/Unsplash)

In Italia (e non solo, anche la Germania pare abbia lo stesso problema) si sta diffondendo l’idea che esistano vaccini anti-Covid di serie A e di serie B. Secondo alcuni, i vaccini a mRna di Pfizer-Biontech e Moderna sarebbero prodotti migliori, mentre quello ad adenovirus di AstraZeneca sarebbe più scadente. Questa diffidenza rischia di portare alcuni di coloro che potrebbero essere vaccinati proprio con AstraZeneca a rinunciarvi. D’altra parte chi potendo scegliere vorrebbe un prodotto inferiore? Peccato che non sia proprio così. Ecco perché.

Ritardi nelle somministrazioni

I dati parlano chiaro: le dosi di vaccino anti-Covid di AstraZeneca stanno in larga parte stazionando nei frigoriferi inutilizzate: ne sarebbero state somministrate finora solo il 26% delle dosi consegnate contro il 90% delle dosi di Pfizer-Biontech. I motivi sono diversi: banalmente AstraZeneca è arrivato dopo, e poi c’è il fatto che in questa fase della campagna vaccinale la priorità va agli anziani, categoria a rischio per la quale è raccomandata la somministrazione di vaccini a mRna. AstraZeneca, invece, è raccomandato da Aifa per la fascia d’età 18-65 anni, senza altri fattori di rischio.

Ma ultimamente sembra non sia solo questo a rallentare la campagna vaccinale. Diverse testate locali hanno raccolto le testimonianze di clinici che stanno registrando una rinuncia al vaccino AstraZeneca perché considerato meno efficace, mentre alcune associazioni sindacali stanno addirittura rivendicando la rinuncia, ritenendo questo vaccino non sufficiente a coprire il loro rischio professionale.

Gli errori

Per il momento non ci sono dati ufficiali che descrivano l’estensione di questo fenomeno nel nostro paese, ma non si può negare che un certo scetticismo nei confronti di AstraZeneca serpeggi da tempo, e non solo in Italia. Come descritto da un articolo del New York Times, anche la Germania sta vedendo gli effetti del pasticcio della casa farmaceutica nella gestione della sperimentazione, in primis, e poi nella comunicazione dei media.

Memori dell’accidentato percorso sperimentale del vaccino europeo e con in testa il dato di efficacia inferiore, sembra che le persone preferiscano attendere che siano disponibili i vaccini più efficaci. Il vaccino di AstraZeneca è stato infatti approvato dall’Ema con un’efficacia nel prevenire ospedalizzazioni del 60% circa nel caso di 10 settimane di distanza tra prima e seconda dose, mentre da ulteriori studi si parla dell’82% con un intervallo di 12 settimane. Quelli di Pfizer e Moderna superano invece il 90%.

Non ci sono vaccini di serie B

Il ragionamento però è fallace perché basato sul presupposto che tutti corriamo lo stesso rischio di ammalarci di Covid-19 in forma grave. E sappiamo che non è così: l’età e le condizioni pregresse di salute sono fattori di rischio determinanti, quindi la probabilità di un ultraottantenne di sviluppare una forma grave di Covid-19 e di morire è molto più alta di quella di un 18enne in buona salute.

Oltretutto va sottolineato che gli ultimi dati sull’efficacia di AstraZeneca sono più positivi di quelli forniti a Ema dall’azienda per l‘approvazione all’uso di emergenza. Come abbiamo già sottolineato, infatti, nelle persone che ricevono il richiamo dopo 12 settimane la protezione sale a oltre l’80%. E ci sono dati ancora più recenti provenienti dalla Scozia che mostrano come il vaccino AstraZeneca abbia ridotto i ricoveri oltre il 90%.

Per una persona in buona salute e non troppo in là con gli anni, insomma, l’idea di rinunciare a un vaccino forse (ma non è detto) meno efficace per aspettarne un altro migliore è un po’ come rifiutare di mettersi il casco in motocicletta durante una tranquilla gita fuoriporta perché non abbiamo le protezioni integrali da capo a piedi di Valentino Rossi. Certo, in caso di caduta indossare solo il casco non  risparmierebbe magari qualche escoriazione ma evitando di picchiare la testa sull’asfalto darebbe molte più chance di evitare di finire in ospedale.

Fonte : Wired