La curiosa moda dei distillati (tipo gin) senza alcol

Cresce il trend degli spiriti a gradazione zero, amati dai barman e apprezzati da chi vuole evitare la classica sbronza. E ora anche il colosso del gin Tanqueray lancia la versione analcolica

(Foto: Pexels)

Se dieci anni fa aveste osato chiedere un gin tonic analcolico al bancone di qualsiasi bar, avreste ricevuto in cambio uno sguardo inorridito e un bicchierone di acqua con le bolle. Ma da qualche tempo il vento è girato e nelle dispense dei barman hanno fatto la comparsa bottiglie (di solito eleganti ,come quelle del più blasonato dei superalcolici) di distillati e amari a gradazione zero. Senza alcol, ma in grado di competere, in quanto a complessità e soddisfazione finale, con i cugini alcolici.

La moda degli spirits senza alcol arriva dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. È di origine inglese, infatti, una delle prime aziende a imporsi sul mercato (e ai banconi): Seedlip, fondata nel 2014 e acquisita dalla multinazionale degli alcolici Diageo cinque anni dopo, ha aperto la strada ai distillati analcolici. Proprio come succede nel gin, sfruttano diverse botaniche, cioè ingredienti di origine vegetale come spezie, erbe aromatiche o agrumi, ma non contengono una stilla d’alcol. E sono quindi perfetti per creare mocktail (da mock, finto), virgin drink che imitano quelli standard ma sono analcolici, altra moda degli ultimi anni. Seedlip, per esempio, ha lanciato il Nogroni, un Negroni senza alcol.

“Sono democratici”, parola di barman

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Che dire: gli spiriti no alcol, abbinati a una buona tonica, non sfigurano affatto. Sono profumati, erbacei, secchi. Più simili a un gin che a un qualsiasi cocktail analcolico (coloratissimo, dolcissimo e a base di frutta, possiamo scommetterci) che abbiate mai bevuto. “I distillati analcolici hanno reso il mondo del cocktail ancora più democratico”, spiega a Wired Francesco Cione, bar manager del cocktail bar Octavius in piazza Gae Aulenti a Milano, “poiché oggi tutti possono avvicinarsi al mondo del bere miscelato senza assumere un grammo di alcol e soprattutto vedendosi proposti drink con una vera e propria dimensione parallela e di pari dignità”. Con questa famiglia di prodotti “si possono finalmente proporre i famigerati analcolici secchi, la cui radice etimologica ha da sempre suscitato parecchi dubbi perché fino a ieri, laddove non ci fosse stato alcol, le proposte analcoliche potevano al massimo essere non dolci”.

Negli ultimi anni la tendenza ha continuato a crescere, con una piccola battuta d’arresto durante la pandemia: i distillati senza alcol hanno bisogno di bravi barman per farsi conoscere, e la chiusura dei locali ha remato contro. Ma il trend della riduzione dell’alcol è segnalato da tutti gli studi sul settore (anche la Guinness si è adattata) e le aziende hanno continuato a lavorarci a pieno regime. Alla fine di febbraio 2021 Tanqueray, uno dei London Dry Gin più famosi al mondo, ha annunciato il lancio del suo Tanqueray 0.0 in Spagna e Gran Bretagna. È prodotto con le stesse botaniche della versione tradizionale, ha detto il maestro distillatore Terry Fraser, ma non contiene alcol. “Gli ingredienti vengono immersi singolarmente in acqua, riscaldati e quindi distillati prima di essere sapientemente miscelati insieme per catturare l’essenza di Tanqueray in una deliziosa alternativa senza alcol”, ha spiegato in una nota. “Questo speciale processo di distillazione è un segreto gelosamente custodito, noto solo a una manciata di persone”.

I casi italiani

(Foto: Sabatini)

A pochi giorni di distanza anche una realtà italiana, la toscana Sabatini (famosa per i suoi gin), ha dato il benvenuto a Gino°: uno spirito analcolico realizzato tramite l’infusione in acque distillate di cinque botaniche, vale a dire timo, salvia, lavanda, foglie di olivo e verbena. “Ci siamo accorti di una grande richiesta del mercato, in particolare inglese e americano”, spiega a Wired Chiara Casati, marketing manager di Sabatini. “Non solo da parte di chi non può o non vuole bere, per esempio perché deve lavorare o guidare: il 59% delle persone inizia una serata ordinando qualcosa di analcolico”. Tra i destinatari della rivoluzione alcol-free ci sono le future o neo-mamme, che possono avere così “un’esperienza di pari livello rispetto a un cocktail tradizionale”.

Ma gli esempi made in Italy non finiscono qua: appena sbarcati sul mercato ci sono gli infusi della start-up milanese Conviv, mentre la versione analcolica di Amaro Venti è fatta con venti botaniche da altrettante regioni italiane. E non vanno dimenticate le premiatissime proposte di MeMento. Questi prodotti possono essere usati sia per creare drink completamente analcolici sia per abbassare il livello alcolico di ricette in cui sono previsti altri super alcolici. Curiosi? Nei siti delle diverse realtà sono raccolte numerose ricette da replicare a casa usando gli spirits alcol-free.

Fonte : Wired