Mosca, i Vecchio-Credenti in difesa dei Testimoni di Geova

La comunità scismatica del 17mo secolo esige “il diritto irrinunciabile” per il gruppo religioso messo fuorilegge, anche se “non condividono la dottrina e le idee”. I Vecchio-Credenti hanno subito in passato “la distruzione delle chiese, la confisca dei santuari”, con “l’esilio e la reclusione, le torture e la pena di morte”. La repressione della libertà di coscienza fa crescere tensioni, conflitti e divisioni nella società.

Mosca (AsiaNews) – La comunità dei Vecchio-Credenti (Starovery, detti anche Staroobrjadtsy o “Vecchio-Ritualisti”), gli scismatici russi del 17mo secolo, lancia un appello contro la persecuzione dei Testimoni di Geova in Russia, proibiti per legge dal 2017. In una lettera aperta pubblicata ieri 2 marzo, si afferma che “la libertà di confessione religiosa è uno dei diritti irrinunciabili della persona, che l’umanità ha conquistato nel corso di molti secoli. Questo è particolarmente importante per i vecchio-credenti di Russia, poiché i nostri sacerdoti e fedeli, che rifiutarono nel ‘600 di accettare le riforme del patriarca Nikon, sono stati sottoposti a persecuzioni per alcuni secoli”.

Con il Concilio di Mosca del 1666 vennero infatti ufficialmente riformati, per volontà del patriarca di Mosca Nikon (Minin), i libri liturgici slavo-ecclesiastici, con l’intento di adeguarli a quelli originari greco-bizantini. La riforma, basata su concetti approssimativi dell’antica tradizione, fu rifiutata da buona parte della popolazione, guidata dal protopop Avvakum (Petrov), che volle rimanere fedele alle usanze slave, vedendo in esse l’espressione della vera fede. Lo stesso Avvakum venne bruciato sul rogo nel 1682 (foto 2), e la persecuzione dei Vecchio-Credenti non conobbe tregua fino al decreto di tolleranza religiosa del 1905, salvo poi riprendere con l’avvento dei bolscevichi nel 1917. La comunità dei Vecchio-Credenti è oggi guidata dal metropolita di Mosca Kornilij (Titov, foto 1), che presiede su una Chiesa di 15 eparchie e circa un milione di fedeli in tutta la Russia.

Come ricorda la lettera aperta, “la distruzione delle chiese, la confisca dei santuari, il divieto delle celebrazioni, la sospensione dei diritti civili, l’imposizione di simboli stigmatizzanti sui vestiti, l’esilio e la reclusione, le torture e la pena di morte: questo è ciò che i vecchio-credenti hanno dovuto sopportare in secoli di persecuzioni”. Vi furono anche diversi suicidi di massa, appiccando il fuoco a sé stessi (“auto-roghi”), pur di non sottomettersi alla “Chiesa nikoniana”. In tal modo i Vecchio-Credenti sono visti come i padri del dissenso popolare in Russia.

Il testo ricorda anche le sofferenze del XX secolo, fino a che “nuove speranze si legarono alla caduta del regime totalitario agli inizi degli anni ’90. Molto fu fatto dallo Stato, dalla società e dalle stesse confessioni religiose per ristabilire i diritti di ogni cittadino a confessare qualunque fede. Eppure negli ultimi anni la situazione è peggiorata; vengono adottate leggi e misure di limitazione dei diritti dei credenti, soprattutto delle minoranze religiose”.

Dopo la “legge Jarovoj” del 2016, in effetti, oltre ai Testimoni di Geova sono stati perseguitati i protestanti battisti e pentecostali, i membri di Scientology e di alcune comunità buddiste e animiste asiatiche, e diversi gruppi legati al fenomeno del neo-paganesimo. La dichiarazione precisa che “i Vecchio-Credenti non condividono la dottrina e le idee dell’associazione religiosa dei Testimoni di Geova, molti postulati dei quali contraddicono l’ortodossia. E tuttavia, il diritto alla professione libera non può essere tolto neanche ai rappresentanti di questa comunità; sono inaccettabili soprattutto i processi penali nei quali le persone vengono sottoposte a lunghi periodi di detenzione, solo per aver soddisfatto le proprie esigenze religiose (per esempio, la lettura della Bibbia), senza recare alcun danno a nessuno”.

Per la loro esperienza “del regime zarista e bolscevico” i Vecchio-Ritualisti dicono di sapere che le repressioni contro i “diversamente credenti” portano alla crescita di varie tensioni nella società, a conflitti e divisioni che si possono evitare solo se “le autorità si attengono rigidamente al principio di libertà di coscienza e confessione religiosa”. La petizione è proposta a “tutti i cittadini della Russia a cui è cara la libertà di coscienza, indipendentemente dalla loro relazione con la religione”.

Fonte : Asia