Anthony Hopkins, il racconto della sua dipendenza dall’alcol

Il mitico attore de “Il silenzio degli innocenti” 45 anni fa, nel 1975, ha detto addio agli alcolici e da allora ringrazia la vita ogni giorno. Sono stati anni difficili sia per lui sia per i suoi cari a causa della dipendenza dal bere, come racconta. Invitando tutti a non farsi tentare da questo infido demone, specialmente in questo difficile periodo storico

Anthony Hopkins festeggia quasi mezzo secolo senza alcol: 45 anni fa, nel 1975, il mitico attore de Il silenzio degli innocenti ha detto addio a quello che era diventato il suo peggior nemico.

Da allora è totalmente sobrio, nemmeno un goccio di quel Chianti da lui reso celeberrimo nella famosa battuta in cui Hannibal Lecter rivela a Jodie Foster come ha mangiato il fegato di una sua vittima (“Mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti”).
Il divo ha detto che è stato letteralmente salvato dagli alcolisti anonimi, che l’hanno aiutato a uscire da una spirale non solo viziosa ma anche altamente autodistruttiva, dannosa sia per lui sia per i suoi affetti.

Le cause dell’alcolismo di Anthony Hopkins

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Per molti anni Anthony Hopkins è stato tormentato dai sensi di colpa a causa del successo. Benché molti pensino che l’alcolismo vada a braccetto solamente con i fallimenti, non è affatto così, come ben dimostra la rosea carriera di Hopkins.

Per lui aver fatto il cosiddetto botto, l’aver svoltato come attore diventando un mostro sacro dello schermo insomma, sarebbe stato motivo di disagio.
In un’intervista al Sunday Times Magazine, il divo ha rivelato che alla base del suo buio stava un senso di inadeguatezza: non si sentiva degno di tanto successo, non credeva di essere meritevole di una fama così grande, per questo ha incominciato ad affogare i sensi di colpa nell’alcol. Ma tutto ciò che si tenta di affogare nell’alcol, nelle droghe e in qualsiasi dipendenza riemerge in maniera più letale.

Esattamente 45 anni fa, il suo buio si è diradato, rendendolo consapevole dell’esistenza di una luce in fondo al tunnel. Anzi: non in fondo al tunnel ma in fondo a se stesso. Si usa sempre questa espressione del tunnel ma in realtà tutto ciò di cui si ha bisogno per salvarsi lo si ha già dentro, basta rendersene conto.
E proprio la consapevolezza è stato il salvagente a cui Anthony Hopkins si è aggrappato, quello che gli ha permesso di riemergere dal mare di alcol in cui stava lui stesso affogando, assieme ai problemi che teneva a testa in giù sotto la superficie dei drink.

Il supporto di vitale importanza degli alcolisti anonimi

L’attore, oggi 83enne, ricorda con biasimo quel periodo così difficile della sua esistenza: “Non ero a mio agio nella mia pelle. Non vorrei rivivere mai più quegli anni per via di tutte le persone che ho ferito”.
L’aiuto degli alcolisti anonimi è stato per lui fondamentale perché gli è servito innanzitutto per capire che non si è soli, anzi: si fa parte di un’enorme community, purtroppo, dato che sono tantissime le persone che hanno questa dipendenza letale.

“Le mie paure hanno cominciato a dissolversi. Ho chiuso con l’alcol per sempre e non ho più avuto voglia di bere di nuovo”, ha spiegato Anthony Hopkins al Sunday Times Magazine.

L’alcolismo in aumento a causa della pandemia

Già lo scorso dicembre l’attore aveva condiviso un video sul suo profilo di Twitter in cui annunciava di essere sobrio da 45 lustri, spiegando che stava per morire. “Ho ricevuto un messaggio, una voce che diceva: Vuoi vivere o morire? E io ho risposto: Voglio vivere”.

Fonte : Sky Tg24