“C’ho ‘na cecagna”, che vuol dire questa espressione romana

“Che cecagna!”, oppure “C’ho ‘na cecagna!”, o ancora “Me sta a venì ‘na cecagna!”. Quante volte tra romani abbiamo utilizzato quese espressione – incomprensibile al di là dei confini della Capitale – per esprimere quella improvvisa sonnolenza?

Fa “er giro de Peppe”, perché si dice così? 

La cecagna, cos’è?

Ma cos’è “la cecagna” e quando arriva? Si tratta di un tipo di sonnolenza che arriva all’improvviso. No, non avvisa, ti coglie impreparato e resistere a quelle palpebre che di botto si chiudono è dura, se non impossibile. 

Può capitare dopo una giornata in cui i ritmi sono molto serrati, si corre a destra e a sinistra carichi di forze ma quando ci si ferma un attimo è la fine. Può succedere dopo un esame universitario, dopo aver affrontato una prova difficile, dopo una qualche tensione. Così il secondo prima ci si sente a mille e quell dopo a zero. Bisogna chiudere gli occhi, alternativa non ce n’è.

Eccola qui la famosa “cecagna”. Un termine che deriva dalla parola “cieco”, proprio perché senza preavviso ci si addormenta, per quanto tempo non è dato saperlo.

E attenzione a non confonderla con l’abbiocco o la pennichella che per i romani hanno tutto un altro significato

Fonte : Roma Today