Regione Lazio, la grillina De Vito contro l’ipotesi di una giunta M5s-Pd: “Inaccettabile, non siamo nati per fare la stampella”

Contraria nel metodo e nel merito, la consigliera grillina Francesca De Vito si oppone con fermezza all’esperimento di una giunta giallorossa allo studio per la Regione Lazio. Due assessorati da consegnare a Roberta Lombardi e Valentina Corrado per far partire un nuovo esperimento su modello del governo Conte II. Il tavolo delle trattative sta per chiudersi da entrambe le parti, Pd e M5s. Ma i malumori non mancano. De Vito ha già manifestato nei giorni scorsi, via social, il suo dissenso. L’hanno seguita anche le colleghe Gaia Pernarella e Silvia Blasi. Nel Movimento dal 2012, si definisce “sempre dalla parte degli attivisti” e mal tollera una manovra che a suo dire manca prima di tutto di un adeguato e trasparente confronto. 

Consigliera, in Regione si sta lavorando a una giunta giallorossa con il vostro ingresso ufficiale. Si parla di due assessorati al M5s. Cosa non la convince? 

Prima di tutto non mi ha convinto il metodo. Non è concepibile scoprirlo dai giornali.

C’è stata una riunione di confronto dei consiglieri con il capo reggente Vito Crimi, no?

Sì, domenica scorsa, ma solo a seguito di indiscrezioni già uscite sulla stampa e l’ho saputo solo due ore prima. Io per altro ero impegnata con Davide Casaleggio in una delle tappe del tour “La Base incontra Rousseau”. Di fatto però in questo momento non abbiamo un capo politico e siamo in attesa della costituzione di un organo collegiale, unico preposto a qualunque decisione.

Poi c’è il merito, a non convincerla. 

Esatto, non accetto l’idea di una forza politica che si presenta con una lista di opposizione, fa opposizione per tre anni con un elenco di obiettivi che l’attuale amministrazione non ha portato a termine, e poi che fa? Si rende complice? Penso a tutta una serie di azioni contro le quali ci siamo battuti. 

Ce ne elenca qualcuna? 

Penso al Ptpr (Piano territoriale paesistico regionale) impugnato dalla Corte costituzionale, al Piano rifiuti commissariato dal Tar, alla gestione della pandemia, alle liste d’attesa inqualificabili, ai casi delle “mascherine fantasma” durante la prima ondata di coronavirus. Ci sono poi le mie battaglie personali, c’è una mia legge approvata ad agosto scorso sui piccoli Comuni che è ancora in fase di attesa del piano triennale che la giunta deve varare, senza parlare della legge sull’artigianato ferma dal 2015 che sto seguendo per darle finalmente attuazione e tutela alla categoria. 

Incompatibilità programmatiche quindi. Non potrebbe essere invece un’occasione per accelerare su alcune delle vostre battaglie?

Incompatibilità politiche direi. Noi non possiamo passare dall’essere forza critica nei confronti di tutto ciò che non va, a forza complice. Dovremmo salvare noi in due anni tutto questo sfacelo? Penso alla sanità. Zingaretti è da anni il commissario. Cosa gli andiamo a raccontare poi ai nostri elettori, che abbiamo provato a riparare e  non ci siamo riusciti? Non siamo entrati in Regione per fare la stampella ma per essere un pungolo costante. Senza contare i comuni sul territorio. Abbiamo liste e portavoce locali che si contrappongono da anni alle dinamiche dei partiti, sia di destra che di sinistra, non possiamo essere noi a deluderli. Un confronto con loro, prima di ogni decisione, dovrà essere fondamentale. 

Non sapeva che sarebbero pronti ben due assessorati destinati a due sue colleghe, Roberta Lombardi e Valentina Corrado? 

Anche questo l’ho appreso dalla stampa, al momento sembrerebbero solo supposizioni, ma se dovesse poi venir confermato, sarebbe stato carino da parte loro condividerlo.

Intuisco dalle sue posizioni che non è tra gli estimatori del nuovo governo Draghi.

Assolutamente no. 

Conte però lo apprezzava?

Il governo Conte nasceva sulla base della condivisione di un programma, di obiettivi ben chiari e delineati attorno ai quali si è cercato di trovare una maggioranza il più ampia possibile. In Regione le regole sono diverse,  la maggioranza c’è e noi siamo all’opposizione.

Come accoglie Conte a capo del Movimento seppur in un ruolo ancora da definire?

Noi siamo arrivati al 33% perché abbiamo convinto che eravamo una terza forza che doveva cambiare le regole della politica, sempre modesti e presenti sui territori. Magari si tornasse a quello, a essere convincenti, ma per farlo la strada da percorrere parte dal basso.

Mi pare critica…

No. Aspetto di vedere come cambierà lo Statuto. Ma sto dalla parte degli attivisti, come sempre.  

Per Roma sostiene Raggi?

A Roma il candidato deve uscire da consultazioni tra gli iscritti. Non si accettano anche qui nomi calati dall’alto o imposti da altri partiti. 

Se in merito alla giunta regionale dove uscire un voto favorevole su Rousseau resterebbe nel Movimento? 

Certo, mi adeguerei alla scelta. Però il quesito dev’essere ben posto e chiaro, a deciderlo dobbiamo essere tutti noi consiglieri regionali e i votanti gli iscritti su Rousseau del Lazio. 

Fonte : Roma Today