Quanto aumentano i contagi con il ritorno a scuola in presenza

Con la risalita dei contagi e la diffusione delle varianti di Covid-19 sono sempre di più le misure regionali e locali che costringono milioni di studenti a seguire le lezioni ancora in didattica a distanza. Secondo una stima del sito specializzato Tuttoscuola non sono in classe 800mila bambini della scuola dell’infanzia e primaria, quasi mezzo milione di alunni delle medie e un milione e 800 mila studenti delle superiori. Il governo sta lavorando sul tema in vista dell’approvazione del nuovo Dpcm. E se lo stop totale nelle zone rosse e dove l’incidenza del contagio registra 250 casi su 100mila abitanti sembra mettere d’accordo tutti, è scontro tra i ministri: alcuni vorrebbero la stessa misura anche per le zone arancioni. La decisione sulla scuola e su un’eventuale nuova stretta potrebbe arrivare oggi.

L’impatto del ritorno a scuola in presenza sui contagi covid

Ma qual è il reale impatto del ritorno a scuola in presenza sui contagi? “Ci sono numerosi studi relativi a decine e decine di Paesi che dimostrano che il passaggio dalla didattica a distanza a quella in presenza fa crescere l’indice Rt (il parametro che descrive il tasso di contagiosità del coronavirus Sars-CoV-2 dopo l’applicazione delle misure anti covid, ndr) del 25%, mentre il passaggio inverso lo fa abbassare nella stessa misura”. A dirlo è il matematico Giovanni Sebastiani dell’Istituto per le applicazioni del calcolo “Mauro Picone” del Cnr. Intervenendo su Rai Radio 1, Sebastiani ha aggiunto che “il problema non è la scuola in sé, che è sicura, quanto il complesso delle attività connesse, come i trasporti e la stessa socialità”.

“Ora anche quelli che dicevano che la scuola è sicura e non è un luogo di contagio cominciano a tentennare o a ricredersi: bisogna prendere atto che, con questo quadro epidemiologico, e con l’impatto delle varianti, insistere sulle lezioni in classe è troppo rischioso – ha detto Pierluigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della regione Puglia, in un’intervista a La Stampa -. Anche gli esperti del Cts sembrano essersi convinti. Fosse per me, manterrei la didattica a distanza prevalente fino a fine aprile”.

Secondo Giovanni Sebastiani, “la situazione purtroppo è preoccupante e in diverse regioni e province la curva del contagio sta crescendo in modo esponenziale. Per fortuna ci sono anche realtà diverse, come la Sardegna, mentre la Lombardia è tornata ad essere in primo piano come un anno fa, probabilmente per un insieme di cause: il numero dei residenti, la densità, la mobilità, fattori ambientali. C’è sempre un certo sbilanciamento verso il nord, ma anche regioni come Molise e Basilicata hanno problemi”, ha sottolineato il matematico. E ha aggiunto: “Abbiamo a disposizione due armi. La prima è la vaccinazione, che da un lato riduce la mortalità e protegge le categorie più fragili e dall’altro riduce la circolazione del virus. L’altra sono le restrizioni, che funzionano: quelle adottate per Natale, ad esempio, hanno abbassato la curva della positività ai test dal 13 all’8%”.

Sebastiani aveva spiegato nei giorni scorsi come la situazione dell’epidemia di Covid-19 in Italia è confrontabile a quella che si registrava nel Regno Unito nel dicembre 2020, quando la curva di incidenza dei positivi mostrava una crescita esponenziale con un tempo di raddoppio pari a 5.2 giorni. L’epidemia nel nostro Paese, aveva detto, è di nuovo in fase di crescita esponenziale, come era avvenuto in ottobre, ma questa volta il tempo di raddoppio è più basso: 5 giorni contro i 7 di allora, probabilmente per effetto delle varianti: “Nell’analoga fase esponenziale iniziale della seconda ondata, nelle prime tre settimane di ottobre 2020, il tempo di raddoppio era di circa 7 giorni. Il fatto che il tempo di raddoppio sia ora più basso rispetto ad ottobre è compatibile con la maggior diffusività di alcune delle varianti del virus che attualmente circolano nel nostro Paese”.

Scuole chiuse o aperte: la situazione nelle regioni

La situazione attuale delle scuole nelle regioni italiane è molto diversificata, tra istituti chiusi, Dad e restrizioni regionali e locali. In Lombardia restano chiuse le scuole nelle zone arancione rafforzato, che dal 3 marzo comprenderanno anche l’intera provincia di Como, diversi comuni della provincia di Mantova, della provincia di Cremona (incluso il capoluogo), di quella di Pavia e dieci comuni della città metropolitana di Milano, tra cui Melzo e Binasco. Didattica a distanza anche per gli alunni delle zone rosse di Bollate (Milano), Viggiù (Varese) e Mede (Pavia) fino al 3 marzo 2021, con possibilità di proroga.

La regione Piemonte è arancione ma le scuole sono tutte chiuse, compresi gli asili, in sette comuni della Valle Vigezzo fino al 5 marzo. Stessa data anche a Cavour (in provincia di Torino). Dal 27 febbraio Craveggia, Villette, Toceno, Malesco, Santa Maria Maggiore e Druogno (provincia di Verbano-Cusio-Ossola), sono in zona rossa. A Re, zona rossa dal 20 febbraio, Dad dalle elementari fino al 5 marzo. La regione Liguria, invece, è in zona gialla, ma ci sono alcune aree locali rosse: le scuole restano chiuse nei comuni di Ventimiglia e Sanremo fino al 5 marzo.

In Valle d’Aosta le scuole sono regolarmente in presenza – le superiori con quote di didattica a distanza – tranne nei casi di classi/istituti in quarantena. Nella provincia autonoma di Bolzano il lockdown è stato prorogato fino al 14 marzo: si mantiene la Dad per scuole medie, superiori e università. È tornata in presenza, invece, dall’1 marzo, la didattica nelle scuole per l’infanzia e alle elementari dove si attuerà una “strategia di testing”. Ciò non vale per i comuni, come Merano, in cui sono in vigore regole più restrittive per la presenza della variante sudafricana. Nel Trentino, in Friuli-Venezia Giulia e in Veneto, invece, le scuole sono regolarmente in presenza – le superiori con quote di Dad – tranne nei casi di classi/istituti in quarantena.

In Emilia-Romagna tutti i comuni della città metropolitana di Bologna sono in zona arancione rafforzata: didattica a distanza al 100% per scuole elementari, medie, superiori e università, in presenza solo asili nido e scuole materne. Niente lezioni in classe anche per i comuni della Ausl Romagna, esclusi quelli del distretto di Forlì: si tratta delle province di Rimini e Ravenna, del Cesenate, di 14 comuni della Ausl Imola e di quelli confinanti in provincia di Ravenna.

In Toscana, Dad a Pistoia e Siena, zone rosse fino al 7 marzo, ma anche a Cecina (in provincia di Livorno) fino al 5 marzo e a Castiglion Fiorentino (Arezzo) fino al 6 marzo. Il resto della regione continua ad osservare le regole previste per la zona arancione. In Umbria solo per la provincia di Perugia tornano in presenza i servizi educativi della scuola dell’infanzia 0-36 mesi, statali e paritarie, mentre sono sospesi quelli della scuola dell’infanzia (3-6 anni). Rimane in vigore la Dad per gli studenti delle scuole primarie e secondario di primo e secondo grado. In provincia di Terni le attività didattiche delle scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, sono svolte in presenza al 50%. Per i servizi per l’infanzia fino alla terza media rimane la didattica in presenza.

In Abruzzo è stata disposta la sospensione delle lezioni in presenza su tutto il territorio regionale a partire dal primo marzo e fino a nuova ordinanza. La Dad è applicata dalle scuole elementari fino alle superiori, escludendo dunque le scuole dell’infanzia e i nidi, dove però sono applicate le eventuali chiusure stabilite dai sindaci dei singoli comuni. Le Marche si trovano in zona arancione, ma le scuole superiori sono in Dad al 100% in tutta la regione, mentre in provincia di Macerata lo sono anche le seconde e terze medie. “Da martedì 2 marzo, fino a domenica 14, sono sospese le attività didattiche in tutte le scuole di ogni ordine e grado nel Comune di Ancona (scuole d’infanzia e nidi compresi, pubbliche e private)”, ha annunciato il sindaco Valeria Mancinelli.

Nel Lazio poco più di 14.100 alunni di piccoli comuni dichiarati in zona rossa non possono seguire le lezioni in presenza. Le scuole restano chiuse a Monterosi (in provincia di Viterbo) per due settimane, a Carpineto, Roccagorga, Colleferro, Torrice e a Monte San Giovanni Campano. Dall’1 marzo in Campania tutti gli studenti di qualsiasi ordine e grado sono nuovamente in didattica a distanza, secondo quqnto deciso dalla regione con un’ordinanza emessa nella giornata di sabato dal governatore Vincenzo De Luca. Lo stop alle lezioni in presenza è previsto fino al 14 marzo.

In Puglia un’ordinanza regionale confermata dal Tar ha disposto la didattica integrata digitale (Did) al 100% fino al 14 marzo per tutti gli istituti di ogni ordine e grado. Per i 264.912 alunni di primaria e infanzia resta confermata la facoltà di seguire le lezioni in presenza. Le scuole sono invece chiuse in Basilicata che è passata in zona rossa con l’ultima ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza: rimangono a casa 75.986 studenti. In Molise, zona rossa, didattica a distanza e scuole chiuse per tutti, asili compresi, fino al 7 marzo. A rischio l’attività scolastica in Calabria, dove l’Unità di crisi regionale per il Covid-19 ha detto che “si ritiene opportuno e auspicabile, così come determinato in altre realtà regionali, la temporanea chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, anche al fine di avviare una massiccia e immediata vaccinazione a tutti gli operatori scolastici in modo che possano, al meglio e senza eccessivi rischi, operare all’interno degli istituti per la limitazione dei contagi con gli alunni in presenza”.

Infine le isole. Da lunedì 1 marzo nelle scuole superiori della Sicilia la didattica in presenza può raggiungere il 75%. Zona rossa a San Cipirello e San Giuseppe Jato (in provincia di Palermo), dove le lezioni in presenza sono sospese fino all’11 marzo. Scuole chiuse anche a Enna, da sabato 27 febbraio fino al 13 marzo. In Sardegna, unica regione italiana in zona bianca, i 207.268 alunni sono tutti a scuola in presenza, con alcune eccezioni locali. Scuole chiuse a San Teodoro, che è zona rossa. Anche a Budoni il sindaco ha disposto la chiusura di tutte le scuole fino a nuovo ordine.

Fonte : Today