Il tuo ex non muore mai, la recensione del film con Mila Kunis

Audrey sta trascorrendo il suo compleanno a Los Angeles, ma il giorno di festa è irrimediabilmente rovinato dalla fresca rottura con il fidanzato Drew, che l’ha “mollata” tramite un semplice messaggio. La verità è che l’uomo è un agente segreto alle dipendenze della CIA, impegnato in una pericolosa missione relativa al recupero di una chiavetta contenente dati sensibili.
Il mattino successo Drew fa infatti capolino in casa di Audrey, prima che abbia luogo un conflitto a fuoco nel quale egli stesso resta ucciso: è allora la ragazza a essere ora in possesso del dispositivo USB che, secondo quanto dettole dall’amato scomparso, deve essere consegnato a Vienna a un suo contatto.
Insieme alla sua migliore amica Morgan, Audrey si trova così a prendere il primo volo per la capitale austriaca con l’obiettivo di completare l’incarico, ma scoprirà ben presto di non potersi fidare di nessuno.

Azione e risate

Due ore di visione nelle quali non si comprende mai dove finisca la parodia e inizi la pura azione di genere, tanta è la confusione alla base che si cela dietro a un’operazione come Il tuo ex non muore mai.
Ci troviamo infatti di fronte a un buddy-movie tutto al femminile, frutto in parte dell’era #MeToo, in cui le due imbranate protagoniste si trovano a essere determinanti in una missione internazionale di spie e controspie.
Sulla carta l’insieme poteva anche trovare un suo senso, ma l’eccessivo peso dato a una comicità demenziale di bassa lega – con battute e situazioni a sfondo scatologico e sessuale più volte in risalto – impedisce all’anima action, pur predominante per buona parte della visione, di trovare un proprio equilibrio, tanto che le due ore finiscono per risultare un caotico baraccone di gag e sparatorie dove il divertimento duro e primigenio resta spesso soffocato sul nascere.
A funzionare è senza dubbio l’alchimia tra le due principali interpreti, ossia Mila Kunis e la comica Kate McKinnon, ma anche loro devono fare i conti con due alter-ego spesso troppo stupidi e irritanti per essere al contempo anche appassionanti.

La sfacciata fortuna che le vede uscire dalle situazioni più improbabili e la marcata serie di inverosimiglianze (in aeroporto distruggono i cellulari per non essere scoperte, salvo poi presentare i passaporti al check-in come nulla fosse) è un pesante malus narrativo che rischia di togliere interesse da quanto avviene su schermo.

Un mix poco equilibrato

La regista e sceneggiatrice televisiva Susanna Fogel, alla sua seconda esperienza per il grande schermo dopo l’inedito Life Partners (2014), pecca soprattutto nella mal oculata gestione di toni e atmosfere, come se fosse alla costante ricerca di una risata sguaiata che sorprenda lo spettatore. E se in taluni casi effettivamente ci riesce, alla lunga tira troppo la corda, con due ore di visione che non si esauriscono neanche dopo i titoli di coda, tra scene extra che aprono a un ipotetico sequel (gli ottimi incassi in patria lo rendono probabile) e interviste fittizie ad amiche e conoscenti delle protagoniste durante lo scorrere dei credits.
Normale che le controparti maschili siano di mero contorno in un film così impostato, tanto che il solo altro membro del cast a lasciare il segno è Gillian Anderson nelle vesti di algido capo dei servizi segreti.
Ma proprio come per tale, efficace, cameo, Il tuo ex non muore mai è un film che vive di sussulti improvvisi, senza un’idea precisa di dove voler andare a parare, diventando una farsa ingenua e a tratti gratuita delle moderne spy-story.

Fonte : Everyeye