Folcast, da Spinaceto al Festival di Sanremo con “Scopriti”. L’intervista

C’è tanta Roma tra le nuove proposte di Sanremo 2021, in partenza il 2 marzo. Tra i romani in gara anche Folcast (nome d’arte di Daniele Folcarelli) che calcherà il palco del Teatro Ariston con il brano “Scopriti”. 

Classe 1992, nato e cresciuto in una famiglia di musicisti, la musica è da sempre nel dna di Folcast che ha iniziato a suonare da autodidatta pianoforte, basso e batteria, per scegliere poi la chitarra come compagna di vita, laurearsi al conservatorio Licinio Refice di Frosinone, partecipare a vari eventi e festival fino a raggiungere uno dei traguardi più importanti: il Festival di Sanremo appunto.

Avincola, il rider della Garbatella tra le nuove proposte di Sanremo 2021. L’intervista

RomaToday ha raggiunto al telefono Folcast, nei giorni delle prove che precedono la partenza ufficiale dell’edizione 2021 della kermesse:

Manca pochissimo ormai all’inizio di Sanremo, per te il primo Festival. Cosa stai provando in queste ore?

Sto vivendo dei salti in queste ore, a momenti grande fomento e gioia, altri invece dico ‘no, non posso andare lì, non sono pronto’ (ride, ndr), però fondamentalmente sono carico, convinto di quello che sto facendo, contentissimo e non vedo l’ora di salire su quel palco e cantare la mia canzone con l’orchestra. Un’occasione unica.

‘Scopriti’ è il titolo del brano che presenti a Sanremo, di cosa parla?

Scopriti è una canzone che ho scritto due-tre anni fa, in un momento in cui mi sentivo un po’ fermo, immobile, nascosto e con questa canzone ho cercato di buttare fuori questa sensazione, di esprimerla per accettarla e fare in modo di mostrarmi, accettarmi per quello che sono, scoprirmi appunto. Un esercizio che poi, alla fine, cerco di fare tutti i giorni.

Il tuo è un invito che fai anche agli altri a scoprirsi, ad uscire da sè stessi?

Me lo auguro. La canzone l’ho scritta per me, nasce da una mia emozione, dal mio stato d’animo, dunque se può essere d’aiuto per altre persone ne sono solo che contento, orgoglioso. Credo che questa canzone parli al cuore, che sia universale e che, dunque, possa funzionare anche per altri cuori, altre menti.

Il brano è accompagnato anche da un videoclip, girato da Giacomo Citro, presso l’ex città del rugby di Spinaceto, a Roma. Perché proprio questo luogo?

Sì, una città fantasma, quella che poi non è diventata mai la città del rugby purtroppo. Ho scelto quel luogo in primis perché mi appartiene, nel senso che io sono nato e cresciuto a Tor de Cenci e Spinaceto e avevo piacere di mettere in luce uno spreco grosso presente a Roma. L’obiettivo era di accostare questa struttura abbandonata alla sensazione di solitudine che vivevo e di cui “Scopriti” parla. In tutti e due i casi c’è una volontà di rinascita.

Da romano, nato e cresciuto a Spinaceto, Roma cosa rappresenta per te e per la tua musica?

Roma è molto legata alla mia musica, io sono molto attaccato alle mie origini, ma allo stesso tempo mi ritengo cittadino del mondo, mi piace viaggiare e portare la mia romanità in giro. Sicuramente Roma ha un’influenza nella mia musica sia per la sua caoticità che per i suoi grandi spazi aperti. Per me Roma ha rappresentato anche l’opportunità di ritrovarsi con gli amici a suonare, a cantare.

Tornando a Sanremo, sarai in gara con altri 7 artisti. Che clima si respira in queste ore, che rapporto si è creato con le altre “Nuove proposte”?

Si è creato un bel legame, ho legato con tutti, ci sentiamo, c’è una grossa stima e soprattutto ci siamo resi conto di essere parte di qualcosa di enorme, soprattutto in un anno particolare come questo. Siamo dei privilegiati a poter fare una cosa del genere in un momento in cui non ci sono teatri aperti, non si fanno concerti, etc. Ci siamo resi conto che entrare in un clima competitivo non serve a niente e a nessuno.

Tra i Campioni, invece, c’è qualcuno che per te è un’emozione incredibile vedere sullo stesso palco sul quale canterai anche tu?

Ci sono tanti artisti che stimo particolarmente, quest’anno è un cast un po’ fuori dai canoni di Sanremo, sono felicissimo che ci siano Ghemon, Willie Peyote, Fulminacci, Max Gazzè, Colapesce e Dimartino. L’idea di esserci anche io tra loro mi rende molto felice e orgoglioso. E sono anche curioso di ascoltare i loro brani.

Ti aspettavi di arrivare a Sanremo? Qual è stato il tuo percorso musicale prima di questo importante traguardo?

Sanremo è sicuramente l’esperienza più importante della mia carriera a livello mediatico. Vengo da tanti live specialmente a Roma dove ho suonato in ambienti molto belli, come il Roma Brucia e la Festa di Radio Rock di qualche anno fa, a Villa Ada, eventi grandi, con un grande pubblico, esperienze molto belle. 

A proposito di live, nel mese di novembre partirà il tuo tour in giro per l’Italia con una tappa anche a Roma. Una bella sfida in un periodo come questo…

Progettare questo tour, entrare nella famiglia di OTR (On The Road) è un’emozione incredibile. Sono state già annunciate delle date, mi auguro che per novembre la situazione sia migliore di quella attuale. Il 27 novembre sarò a Roma, a Largo Venue, questa data è per me clou, suonare in casa è una responsabilità importante. Suonare nella mia città mi fa sempre un effetto strano, mi agita di più, mi emoziona molto.

Cosa ti aspetti per il futuro? Quali sono i tuoi progetti?

Mi auguro di continuare a lavorare come sto facendo, sono molto contento di ciò che stiamo creando come team. L’augurio che mi faccio è di riuscire ad essere sereno, di restare concentrato e di non lasciare indietro niente, guardando ad un futuro senza pandemia.

Fonte : Roma Today