Jill Jones, una musa riluttante

Jill Jones conosce Prince a 18 anni, nel 1980, dietro le quinte di un concerto di Rick James. Lei è figlia della manager della diva della Motown Teena Marie e fa la corista. Prince ha appena pubblicato l’album Dirty mind e con la sua band fa da artista spalla nel tour di James. È l’epoca in cui va sul palco con un paio di mutandine maculate, calze autoreggenti e un trench. Jill lo urta in un corridoio stretto e gli dice: “Ehi e chi saresti tu?”. Prince (narra la leggenda) si limita a sorridere. La madre la avvisa: “Guarda il suo show, questo ragazzo diventerà una grande star”.

E in effetti è andata così. Jill Jones diventa amica di Prince ed entra nel suo giro. Comincia come corista nei tour, ma Prince presto usa la sua voce (e la sua personalità) in vari modi. In molti dei demo che stanno spuntando dopo la morte di Prince la voce di Jill Jones è sempre presente: è una specie di suo doppio, armonizza con lui e nei dischi di artiste meno vocalmente dotate (Vanity e Apollonia soprattutto) la sua voce è sempre lì, di rinforzo. Jill Jones per Prince è più di una corista, è una collaboratrice preziosa capace di cambiare genere, stile e personalità a comando e, come spesso accade con le donne che lo circondano, diventa un incrocio molto ambiguo tra amica, sorella, confidente e (forse) amante.

In un’intervista del 2016 Jill Jones ricorda che lei, pur essendo molto vicina a Prince, non faceva parte del circolo più ristretto: “Capivo che mi stava dando tantissimo in termini professionali ma ero anche testarda, non volevo diventare una sua creatura. Anche perché sapevo che una volta che facevi un album con Prince con lui avevi chiuso. Lui ti dava le ali e poi dovevi volare da sola. Come gli altri ragazzi ti regalavano un mazzo di fiori, Prince ti regalava un album”. E dopo anni di collaborazioni e una piccola parte nel film Purple rain, il fatidico mazzo di fiori per Jill Jones arriva nel 1987, sotto forma di un album interamente scritto e prodotto per lei da Prince.

Il singolo Mia bocca, con un memorabile video diretto da Jean Baptiste Mondino, diventa un grande successo commerciale in Europa, proprio nelle settimane in cui Prince esce con Sign o’ the times, il suo album più famoso e celebrato. Mia bocca, nata per scherzo sulla base di un pezzo strumentale che Prince aveva composto per il film Under the cherry moon e cantata in una lingua assurda che non è né spagnolo né italiano, è un malizioso pezzo pop che trasforma Jill Jones da anonima corista a pinup. Il resto dell’album è una raccolta di canzoni accuratamente scelte da Prince tra pezzi giovanili (With you), demo per altri artisti rimasti inutilizzati (G-spot) e composizioni realizzate apposta per lei (Violet blue, Baby, you’re a trip, For love).

Prince ripone (giustamente) molta fiducia nelle capacità vocali e interpretative di Jill Jones e i pezzi che sceglie per lei sono molto eclettici. G-spot è un classico “deep cut” di Prince, un pezzo poco noto ma molto amato dai fan. È una canzone decisamente funky, sexy ma anche ironica e mette in scena l’ossessione tipicamente maschile per gli arcani del piacere femminile: “Punto g, punto g dove ti sarai mai cacciato?” canta Jill Jones, molto più divertita che arrapata. Per essere una creatura di Prince Jill Jones si rivela più articolata e dialettica di quanto probabilmente le veniva permesso.

E proprio durante la promozione (inesistente negli Stati Uniti) del suo album di debutto cominciano i dissapori con Prince. Lei respinge il materiale che lui le propone per un secondo album che infatti non uscirà mai. Viene perfino realizzato un video, Boom boom, in cui Jill Jones torna a svestirsi ma stavolta con molta meno ironia e divertimento. Né il pezzo né il video sono mai usciti ufficialmente. Jones vuole liberarsi dall’immagine da ninfetta che Prince le ha cucito addosso e, da giovane donna nata e cresciuta nell’ambiente della musica, è ben cosciente del prezzo molto alto che dovrà pagare.

Pur essendo di gran lunga l’album pop migliore mai prodotto dalla Paisley Park (l’etichetta personale di Prince), Jill Jones non è mai stato ristampato e tutt’ora è assente dalle piattaforme di streaming. La stessa Jill Jones, in una recente intervista uscita su un sito francese, è molto disincantata: “Dubito che alla Warner interessi ristampare il mio primo album. O se mai lo farà io sarò già morta da un pezzo. In verità m’importa poco: se oggi faccio musica lo faccio solo per divertimento. Essenzialmente ora scrivo e lavoro nella pubblicità”.

Jill Jones ha una figlia, Azusena, anche lei musicista.

Jill Jones
Jill Jones
Paisley Park, 1987

Fonte : Internazionale