Cosa succede con Giuseppe Conte e il M5s che può cambiare nome

Giuseppe Conte non ha accettato ancora di diventare capo politico del MoVimento 5 Stelle. Ieri sulla terrazza di quell’hotel Forum affacciato sui Fori imperiali di Roma che è diventato negli anni storico quartier generale di Grillo – è arrivato da Marina di Bibbona in Toscana cambiando auto e depistando i cronisti che avevano raggiunto la sua villa – e ieri, come nelle grandi occasioni, insieme al Garante e all’Avvocato del Popolo c’erano lo stato maggiore del movimento: Luigi Di Maio, Roberto Fico, Alfonso Bonafede, Stefano Patuanelli e Riccardo Fraccaro, Paola Taverna e i capigruppo Davide Crippa e Ettore Licheri. 

Cosa succede adesso con Giuseppe Conte e il M5s che può cambiare nome

Dopo l’ok di oggi è cosa fatta? “È più complicato di cosi” sottolineava ieri all’agenzia Agi una fonte ben informata. I rumors raccontano che il M5s aveva preparato un lieto fine per la giornata: l’annuncio dell’iscrizione di Conte al MoVimento. Ma alla fine l’annuncio non c’è stato e per un motivo ben preciso: è vero che gli è stato offerto il ruolo di capo politico, ma è vero anche che Conte ha risposto con un sì con riserva. L’ex premier ha detto che vuole cambiare tutto nell’organizzazione e, racconta il Fatto Quotidiano, ha chiesto “alcune settimane” per scrivere un “progetto rifondativo”, con cui cambiare la struttura e soprattutto le regole dei 5Stelle; “troppe e astruse, a suo avviso”. 

Un piano per spalancare le porte del Movimento “alla società civile”, renderlo “accogliente” e trasformarlo. Al punto che nell’incontro Conte la butta lì: “Potremmo valutare anche un cambio del nome”. E i presenti si mostrano disponibili.

Disponibili perché al di là della retorica di Di Maio il M5s è in una situazione disperata, ma non seria. Nella quale si trova stretto tra l’alternativa di diventare un MoVimento “moderato e liberale” come si definisce anche Forza Italia per concorrere al voto dei cittadini che si sentono di centro insieme a forze politiche che negli anni hanno avuto ben altra credibilità, oppure di tornare a promettere la rivoluzione dal tinello di casa come fa Alessandro Di Battista e come promette di fare Barbara Lezzi, che insieme rappresentano quell’ala barricadera che è stata espulsa dopo il no alla fiducia nei confronti del governo Draghi e che proprio per questo potrebbe diventare un temibile concorrente a livello elettorale quando si andrà alle urne.

Lo spazio, dicono i sondaggi politici, si restringe sempre di più: i grillini oggi sono il quarto partito e si confrontano con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che è oggi in forte ascesa e lo sarà ancora nella misura in cui riuscirà a far valere la posizione di opposizione al governo Draghi. Il M5s è al 15,4 nelle rilevazioni di Ipsos e Nando Pagnoncelli mostra che la traiettoria discendente cominciata alle elezioni europee ha preso una china ancora più pericolosa dopo l’addio alla Lega: l’emorragia di voti verso Salvini si è fermata ma nel frattempo quella verso il Partito Democratico e Fratelli d’Italia ha rosicchiato altri due punti percentuali di consenso virtuale in attesa di contare i voti. 

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Perché il M5s si affida a Conte capo politico 

Per questo il MoVimento 5 Stelle si affida a Conte: perché in realtà non ha alternative. Ieri l’Avvocato del Popolo ha chiesto e ottenuto di potersi scegliere la segreteria che lo aiuterà a “rifondare” il partito di Grillo. E vuole leggersi le carte dei ricorsi dei tanti espulsi e le decisioni dei tribunali insieme a Statuti e Regolamenti per capire se è necessario costruire una nuova associazione giuridica per chiudere con i problemi del passato. Ancora il Fatto riporta che fonti vicine all’ex premier precisano: “Conte non ha voluto alcun incarico formale, lavorerà al progetto e solo se verrà condiviso da tutti si impegnerà a realizzarlo con gli iscritti”. E non solo gli iscritti, visto che vuole anche tentare di “recuperare” Alessandro Di Battista alla causa, ma questo potrà succedere soltanto se il partito torna indietro sulle espulsioni dei parlamentari che hanno votato no alla fiducia per il governo Draghi. E questo il M5s non lo ha mai fatto. 

In più c’è il problema di Rousseau e di Davide Casaleggio. Ieri era assente in quanto ufficialmente impegnato nella sesta tappa del tour ‘La base incontra Rousseau’. In realtà lui è proprio il convitato di pietra della riunione. Perché ormai ha deciso di fiancheggiare l’ala più populista del MoVimento e per questo la svolta governista che presuppone Conte capo politico del M5s deve osteggiarla in ogni modo. Nel frattempo bisognerà risolvere la grana legale dell’intreccio tra il M5s e la piattaforma. Con un contratto di servizio, dicono alcuni, che potrebbe ridurlo a fornitore togliendogli il ruolo di erede del co-fondatore. Un tema però che devono risolvere quelli che oggi con Casaleggio parlano. Un altro nodo da sciogliere è quello delle espulsioni. Il tribunale di Cagliari ha nominato un curatore speciale dopo le espulsioni perché ritienendo l’associazione priva di un rappresentante legale. E quindi impossibilitata ad espellere. 

C’è anche un altro tema da discutere il prima possibile. Ovvero quello che riguarda il terzo mandato dei parlamentari. La regola sbatterebbe fuori dalle cariche elettive tutti i big del partito e per questo bisognerà studiare un modo per abolirla o aggirarla. Ricordando che Gianroberto diceva che quando si aggira una regola la si cancella. Ma qui sarà difficile riuscire nell’impresa se anche Beppe Grillo non ci mette la faccia. Come è successo con il governo Draghi. 

Come sarà il nuovo M5s di Giuseppe Conte

L’offerta arrivata dal M5s è quella di esercitare il ruolo di capo unico, sulla falsariga del ruolo esercitato da Luigi Di Maio prima e Vito Crimi poi. Con un mandato a termine, da poi rimettere al voto della base. Nel summit alcuni avrebbero sollevato la necessità di affiancare al ruolo politico uno o due vice, per non centralizzare troppo il ‘potere’ nella mani di un’unica persona. Non solo. Altri, tra questi Crimi, avrebbero sottolineato la necessità di non ignorare il voto della base, che ha indicato la strada di una ‘governance’ a 5 al posto del capo politico, votando la modifica dello statuto in tal senso. Uno dei possibili compromessi, potrebbe essere quello di trasformare il cosiddetto comitato direttivo in una sorta di segreteria politica, da affiancare a Conte, ammesso che l’ex premier  decida di intestarsi la guida del Movimento. Ma i timori di Grillo, raccontano alcuni beninformati, è che Conte finisca per uscirne ‘depotenziato’, e il MoVimento con lui. Non è possibile, la riflessione che avrebbe fatto il garante ai suoi, che in ogni snodo complicato debba tornare in pista lui in prima persona. l’ex premier Giuseppe Conte, al termine del vertice con i big M5S e Beppe Grillo, si è preso qualche giorno per definire e mettere su carta il progetto, dunque sciogliere la riserva.

“Se le cose riescono a incastrarsi, bene. Altrimenti amici come prima…”, sintetizza uno dei partecipanti al summit all’hotel Forum. Il clima del vertice viene definito “buono, ottimo”. Sul tavolo il futuro del Movimento, non una parola – viene assicurato da più fonti – sui prossimi appuntamenti al voto, Roma inclusa. L’ex premier accetta di mettere a punto il progetto rifondativo, nei prossimi giorni sentirà anche il comitato di garanzia -formato da Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri, che faranno un primo punto nel tardo pomeriggio- nonché i legali del Movimento. Cercando di capire meglio anche quanto accaduto a Cagliari, con l’ordinanza del Tribunale che ha nominato un curatore speciale del M5S perché, la spiegazione, l’associazione è priva di rappresentanza legale dopo la modifica dello statuto. “La situazione – ammettono dai vertici del M5S – è parecchio ingarbugliata, nei prossimi giorni Conte dovrà prendere in considerazione se fare una cosa nuova o intervenire, in maniera significativa, sullo statuto preesistente”. Altro elemento, non di poco conto, è incassare “il beneplacito di tutti”, ovvero il via libera trasversale dei big del Movimento: dunque la partita è a buon punto ma non scontata né tantomeno chiusa.

Al vertice sul terrazzo all’hotel Forum con vista sui fori imperiali -presente anche Andrea Ciannavei, legale di fiducia del Movimento 5 Stelle e uomo di fidato di Davide Casaleggio – si è ragionato per ore dei futuri assetti. Se Conte diventerà capo assumerà anche la responsabilità civile del Movimento, un elemento non secondario considerando le varie grane giudiziarie che aleggiano sul M5S. E poi, nei giorni a venire, bisognerà definire anche il nuovo organigramma del Movimento che verrà, in vista di quella che viene definita una “ristrutturazione integrale”. C’è il comitato direttivo, deciso col voto del 5 febbraio scorso, che deve essere nominato anche se c’è chi, a questo punto, avanza addirittura dubbi sulla sua nascita. L’ipotesi più avvalorata è che diventi una segreteria politica che affiancherà Conte. Ma i timori che affliggono Grillo in queste ore è che, alla fine, Conte finisca per rimanere imbrigliato.

Fonti vicine al garante e fondatore del M5S spiegano all’Adnkronos che Grillo vorrebbe un ruolo ‘in solitaria’ per l’ex premier, sulla falsariga del ruolo esercitato da Di Maio prima e Crimi poi, nei panni del reggente. Con un mandato a termine, da poi rimettere al voto della base. Alcuni big del Movimento vorrebbero affiancare a Conte uno o due vice, per non centralizzare troppo il ‘potere’ nella mani di un’unica persona. Mentre i membri del comitato di garanzia, a partire dallo stesso Crimi ma anche Lombardi, sarebbero convinti della necessità di non ignorare il voto della base, che ha indicato la strada di una ‘governance’ a 5: uno dei possibili compromessi, potrebbe essere quello di trasformare il comitato direttivo in una sorta di ‘segreteria politica’, da affiancare a Conte. Ma i timori di Grillo, raccontano alcuni beninformati, è che Conte finisca per uscirne ‘depotenziato’, e il M5s con lui. 

Fonte : Today