Dopo il flop del telefono, adesso Facebook vuole uno smartwatch

INDOSSERESTE mai un orologio firmato Facebook? Non un orologio qualsiasi, ovviamente, ma uno smartwatch che fosse in grado di farci inviare messaggi contemporaneamente su Messenger, WhatsApp e Instagram? Il prossimo anno potreste dover decidere, visto che secondo il sito The Information, che ha ascoltato almeno quattro persone al corrente del progetto, Menlo Park lancerà il prossimo anno un dispositivo indossabile. Un nuovo hardware di largo uso, dopo il clamoroso flop del Facebook Phone, il telefono progettato con Htc e lanciato nell’aprile 2013. Un fiasco incredibile non tanto per lo smartphone, che era un (all’epoca) onesto Htc First, quanto per il sistema operativo personalizzato, Facebook Home, presto riposto nei cassetti del colosso.

I presupposti non sembrerebbero insomma confortanti: nel dicembre di quell’anno, infatti, Time definì il malcapitato Htc First uno dei momenti recenti più noiosi per la tecnologia. Eppure viviamo ormai in un altro mondo, Facebook ha fatto salti incredibili anche nell’hardware – basti pensare all’universo dei visori per la realtà aumentata e virtuale, quello della controllata Oculus che ha rilasciato il modello Quest 2 lo scorso autunno, o agli smart display della gamma Portal – e ha bisogno di recuperare proprio su quello che all’epoca fu il suo tallone d’Achille: il sistema operativo e l’esperienza d’uso. D’altra parte potrebbe sembrare come minimo avventato il tuffo in un settore di certo non nuovo, pieno zeppo di alternative, dominato dall’Apple Watch di Cupertino che detiene una ricca fetta della torta delle consegne internazionali (intorno al 25% secondo Counterpoint) e da altri player come Huawei (10%), BBK (8%), Samsung (8%), Fitbit, controllata da Google (6%) e poi Amazfit, Garmin, Fossil e altri. Eppure tutti gli analisti proiettano il comparto molto in avanti: una stima di Acumen Research and Consulting, per esempio, valuta il giro d’affari degli smartwatch a 88 miliardi di dollari entro il 2027, per altre sigle sfiorerà i 100 miliardi dai 20 che valeva nel 2019.

Il progetto sarebbe in fase abbastanza avanzata, tanto da programmare il lancio all’inizio del prossimo anno. Eppure, nonostante gli enormi margini di crescita del settore dove evidentemente vale la pena mettere un piede, il contesto è consolidato anche se manca appunto un concorrente in grado di insidiare seriamente Apple, che offre al momento la migliore esperienza possibile per un autentico computer da polso. Secondo gli esperti l’obiettivo di Facebook non è d’altronde quello di scalare le leadership, almeno non all’inizio, ma di ritagliarsi una posizione per recuperare il tempo perso in termini di piattaforma operativa, da poterla poi ricalibrare anche su tutto il mondo degli oggetti connessi che popolano le nostre case (altro business molto ricco dal quale, Portal a parte, Facebook è assente), e soprattutto disporre di un ulteriore modalità per tracciare e profilare il suo “continente” di utenti, per vendere meglio pubblicità. Non bisogna infatti dimenticare che il social vive di inserzioni: degli 85,96 miliardi di dollari di ricavi dello scorso anno (+22%), 84,16 provengono proprio dalla pubblicità, in aumento del 21%. E in fondo, commentando i numeri dei precedenti 12 mesi Mark Zuckerberg aveva lasciato intendere un impegno dell’enorme liquidità a disposizione anche su altri fronti: “Sono emozionato per la nostra roadmap di prodotto per il 2021, costruiremo nuovi e significativi modi per creare opportunità economiche, costruire comunità e aiutare le persone anche solo a divertirsi” aveva spiegato.

Da una parte, dunque, lo smartwatch di Facebook – che almeno all’inizio non potrà che basarsi su WearOS, il sistema sviluppato da Google per gli smartwatch Android e nella sostanza abbandonato da un paio di anni -dovrebbe occuparsi di dare concretezza al progetto di integrazione dei diversi servizi di messaggistica di Menlo Park lanciato ormai due anni fa: dovremmo insomma utilizzarlo come dispositivo unico che mescolerà tutto quello che ci arriva e che inviamo da WhatsApp, Instagram e Messenger, senza soluzione di continuità secondo la logica della maxichat. In seconda battuta, aspetto ancora più fondamentale nei mesi post-pandemici, l’orologio combinerà funzionalità dedicate alla salute e al fitness, che è poi l’ambito più presidiato anche dai produttori già sul mercato (Apple ci lega ad esempio anche un abbonamento specifico al servizio in streaming Fitness), insieme ad applicazioni di terze parti (The Information cita addirittura Peloton, le costose e ambite superbike di vip e celebrità per l’allenamento casalingo).

Funzionalità che Apple Watch e gli altri offrono già in pieno (fra l’altro, l’orologio della Mela si mangia oltre il 50% della torta se parliamo di fatturato globale del terzo trimestre 2020). Per cui occorrerà capire quale sarà davvero la strategia del colosso fondato da Zuckerberg, quale chip monterà (Qualcomm ha rilasciato il suo Wear 4100 a metà 2020 ma al momento del lancio nel 2022 sarebbe già superato), come verrà distribuito e venduto, che genere di funzionalità integrerà che possano distinguerlo dalle tante alternative. Ingoiare un altro flop, a otto anni dal Facebook Phone, non sarebbe il massimo. L’aspetto social sarà ovviamente al centro. Secondo il sito, “Facebook spera di cavalcare funzionalità che utilizzano la sua posizione nei social network, come per esempio consentire agli utenti di tracciare gli allenamenti con gli amici o comunicare con gli allenatori”. O, appunto, connettersi col maggior numero di accessori sul mercato.

“Non credo che competerà con Apple Watch – ha spiegato Mark Shmulik, analista di A.B. Bernstein a Fortune – ma potrebbe dare alla società la base per spingersi dovunque voglia in termini di hardware e sistemi operativi”. Facebook vuole dunque uscire dal dorato angolo di un colosso che affonda fino alla vita nei ricavi pubblicitari e diversificare più di quanto non gli stia riuscendo con Oculus e con Portal oppure, come ritengono altri esperti, i tentativi sui dispositivi sono solo “hobby”? Si vedrà. Certo il fatto che questa notizia sia passata a breve distanza dagli scambi di fuoco proprio fra Apple e Facebook delle scorse settimane, con l’ultima ad accusare Cupertino per le misure di privacy sui propri dispositivi che colpirebbero il business pubblicitario del social, non sembra casuale. Tattica, forse, ma anche strategia.

Fonte : Repubblica