Milano Contract District, la startup della casa smart e trasformabile

Di Monica Camozzi

Una casa trasformabile, capace di adeguarsi ai nuovi diktat dello smart working. Una app per seguire i lavori della propria abitazione in remoto, dalla parte di costruzione a quella di living. Ecco due delle  idee che hanno fruttato a Milano Contract District la menzione nelle start up più avanguardiste dall’osservatorio Proptech del Politecnico di Milano, un premio  nel 2019 come start up d’eccellenza e infine la segnalazione  nel 2020 da Harvard Business Review. Non a caso, un modello di business che sta crescendo anche con il Covid. Perché porta un cambio di visione sul residenziale che, a 5 anni dal lancio sul mercato del nuovo modo di unire il processo edile-costruttivo a quello di arredo, ha portato player internazionali come Generali, Bnp Paribas, Re, Savills, Dea Capital, Nexity e vari fondi di investimento. Nonché oltre 94 cantieri aperti fra Milano e altre città, con un portafoglio di oltre 2.000 unità abitative in consegna nei prossimi 3 anni e mezzo.

Anzi, il Covid ha aiutato a perfezionare il modello di business già varato da Lorenzo Pascucci, fondatore di Milano Contract District, una sede di 1700 metri nel cuore di Milano con 60 professionisti attivi nel business. Fu lui nel 2018, in tempi non sospetti, a creare More+Space, il concetto di casa dove “giorno” e “notte” non esistono più.

La casa smart, trasformabile, dove il giorno diventa notte

Ripensare gli spazi della casa partendo dai piccoli tagli, ovvero costruire layout innovativi basati su soluzioni dinamiche di arredo. Il concetto di Pascucci si chiama More+Space. La stessa stanza diventa altro nel corso delle 24 ore: l’ufficio diventa una suite per dormire, l’area fitness diventa notte. Già implementato: da The Central Tower, 60 unità abitative a Corti Segrete, in cui 90 dei 160 appartamenti hanno soluzioni dinamiche dello spazio già integrate nella proposta, al recentissimo Valtellina Palace che modifica il modo di abitare nell’Isola. A dire il vero anche Marco Piva, archistar che insieme a MCD ha creato la residenza Princype in via Principe Eugenio a Milano, con terrazze verdi e un nuovo modo di fruire gli spazi, ha detto qualche tempo fa che si “ritorna alla logica del quartiere” e a un modo di fruire degli spazi abitativi privati e collettivi in maniera diversa da ciò a cui eravamo abituati. In questo concetto rientrano anche  spazi verdi condominiali, o aree pensate per destinazioni diverse dal consueto e fruibili da tutti.   

I cambiamenti portati dal Covid

Pare che la casa, con il Covid, abbia acquisito un valore diverso per gli italiani. Come rivela una ricerca di Casa Doxa, Osservatorio Nazionale degli italiani e la casa, il 58% degli intervistati ha dichiarato di voler agire sulla propria abitazione attraverso interventi di ristrutturazione o cambiandola. Si cercano case più immerse nel verde, vicine ad attività e negozi commerciali, inserite in un ecosistema urbanistico e sociale. Insomma si ritorna al cosiddetto valore di quartiere, con edifici salubri e sostenibili, che offrano servizi e amenità varie. Per questo, Pascucci, imprenditore con una visione, qualche anno fa pensò alla casa modulare, prima che si parlasse insistentemente di smart working e di lavoro dalla propria abitazione. E in piena pandemia, ha ulteriormente perfezionato il modello di Milano Contract District, portandolo a performare ancora di più.

Controllare costruzione e arredo via app

Ad esempio, con Home-J, che significa Home Journey, ovvero il viaggio consentito da un gestionale in grado di tradurre con un linguaggio accessibile ai clienti procedure e processi che uniscono la filiera delle costruzioni con le scelte legate all’home design e alla personalizzazione del capitolato.

Così, chi acquista casa può controllare da remoto tutte le fasi di avanzamento del progetto abitativo.  “Se da un lato infatti l’impatto dell’epidemia sta portando a un cambiamento culturale, logistico e lavorativo immediato, dall’altro, una volta rientrata l’emergenza, alcuni settori potranno risollevarsi solo adottando nuovi canoni di sicurezza e qualità, altri invece si trasformeranno radicalmente – dice Pascucci-  Tra questi il settore immobiliare residenziale che, dopo la crisi del 2008, si troverà ad affrontare una rinnovata sfida che rivoluzionerà ulteriormente i processi costruttivi e di vendita dell’intera filiera del Real   Estate”.  

 “Confermo che le evidenze sono positive. I prezzi  del nuovo sembrano tenere e anche la domanda resta sostenuta supportata dall’interesse nell’asset class “casa” tanto attenzionato a causa delle clausure domiciliari forzate dalla pandemia”.

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Fonte : Affari Italiani