Cosa ci è voluto per far tornare Bryan Cranston (di Breaking Bad) protagonista di una serie

Il 24 febbraio è partita Your Honor su Sky Atlantic. Tratta dalla produzione israeliana Kvodo, non è poi tanto lontana da Breaking Bad. E questa non è l’unica ragione per guardarla nel weekend

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Che cosa ci voleva per riportare Bryan Cranston a una serie dopo Breaking Bad? Un personaggio come quello di Your Honor. Qualcosa di nuovo e diverso, dicono i più; in realtà qualcosa di molto famigliare e conosciuto per l’attore, è evidente a noi. Dopo aver interpretato per anni un professore di chimica che, per una buona causa, diventa un criminale usando la sua conoscenza per essere il migliore e finendo più in basso di quanto non avesse previsto, adesso nella nuova miniserie in onda dal 24 febbraio su Sky Atlantic interpreta un giudice, una persona rispettabile che per proteggere il figlio infrange la legge e, grazie alla conoscenza della stessa, diventa un criminale.

Le condizioni scatenanti sono diverse da Breaking Bad, non è malato di cancro, ma accade che il figlio investe un altro ragazzo con l’auto e poi spaventato fugge dalla scena del crimine. Il giudice vuole che il figlio si prenda le sue responsabilità e si faccia avanti, però quando scopre che la persona che ha ucciso involontariamente è il figlio di un boss della malavita cambia tutto e decide di usare quel che sa della giurisprudenza per coprirlo. Comincia così un’odissea. Your Honor è tratto da una serie israeliana (come molte delle produzioni negli Stati Uniti degli ultimi anni), intitolata Kvodo, e per la versione americana del protagonista, cioè il giudice, serviva un attore capace di apparire al pubblico immediatamente sveglio e intelligente (perché prende decisioni difficili sotto grande pressione), ma anche animato da un innato senso di giustizia e correttezza, quello che poi la trama deve corrompere. E quindi Bryan Cranston.

“Io credo che Bryan Cranston abbia questa qualità innata”, dice Peter Moffat, già creatore di Criminal Justice (la serie britannica a cui si è ispirata The Night Of), riguardo il suo apparire sempre come una brava persona. “Non ci lavora né ha bisogno di sforzarsi. Lui è uno a cui la gente, quando lo riconosce, dice: ‘Continua così’. Ma ‘Continua così’ cosa? A fare il professore di chimica che distrugge tutto intorno a sé? Io credo che questo dimostri come le persone gli attribuiscano una certa autorità morale”. E proprio la morale è quello di cui si discute in Your Honor: quanto è lecito fare per salvare un figlio e quando invece è inevitabile doversi fermare.

Che Bryan Cranston sia l’attore ideale per il ruolo, però, non significa che lo accetti automaticamente. C’è, infatti, una procedura precisa attraverso la quale sceglie i copioni: per prima cosa legge la sceneggiatura una volta senza sapere niente del film, immaginandosi come sia vederlo per uno spettatore che è all’oscuro di tutto e così capire se funziona o no; quando la storia ha presa su Bryan, procede alla seconda lettura, stavolta non come uno spettatore bensì come l’attore che dovrà entrare nei panni di quel personaggio per capire se ci sono delle difficoltà particolari, se interpretarlo è a suo modo una sfida o se proprio gli è impossibile farlo. Questa seconda lettura è, quindi, finalizzata a capire se il copione che gli piace è buono per lui come attore o semplicemente è qualcosa che guarderebbe volentieri. Solo passate le due letture viene presa una decisione.

Your Honor, proprio per le aderenze con Breaking Bad, tocca delle corde a cui Cranston è sensibile: quelle del quesito morale che le azioni del protagonista mette nella testa dello spettatore. Una volta avuto lui come primo attore sembrava fatta, ma a complicare tutto ci è messo il lockdown. La serie, infatti, è una di quelle produzioni che erano in fase di ripresa quando sono arrivate le chiusure; una parte delle 10 puntate era fatta, un’altra no. Lo show era programmato per andare in onda a dicembre in America e ci è andato regolarmente nonostante tutto, perché a un certo punto la troupe ha potuto ultimare le riprese necessarie costruendo una bolla. La produzione ha creato un ambiente sanificato all’interno del quale comunque tutti erano tenuti a prendere forti precauzioni: indossare sempre maschere e levarle solo nel momento in cui si recita per poi rimetterle, stare sempre a due metri e mezzo di distanza anche da seduti e avere persone assunte apposta per controllare e dire “Distanza per favore” quando qualcuno lo dimentica. “E hanno fatto bene”, chiude la discussione, oggi, Bryan Cranston. “Hanno fatto bene, perché siamo arrivati alla fine e nessuno si è ammalato”.

Fonte : Wired