L’Italia progetta una rete di blockchain per i servizi pubblici

Un pool di società ed enti di ricerca pubblici hanno lanciato il progetto Ibsi, che sperimenterà l’applicazione dei registri distribuiti in diversi ambiti, dai titoli di studio al made in Italy

Blockchain (Pixabay)

Promuovere la digitalizzazione del Paese e realizzare la prima rete italiana basata sulla blockchain per l’erogazione di servizi di pubblico interesse: è l’obiettivo del progetto Italian blockchain service infrastructure (Ibsi), sostenuto da un pool di tredici fra enti di ricerca, società pubbliche e atenei statali.

Promosso da Agenzia per l’Italia Digitale, Cimea, Csi Piemonte, Enea, Inail, Infratel, Inps, Politecnico di Milano, Poste Italiane, Rse, Gse, Sogei e Università di Cagliari, Ibsi dovrà sperimentare le modalità di progettazione di un ecosistema basato su registri distribuiti, ovvero svolgere attività ricerca e sviluppo sulle caratteristiche tipiche della blockchain.

Gestire i certificati pubblici in modo completamente digitale, tracciare la filiera del made in Italy, sviluppare modelli energeticamente sostenibili e rinnovabili: sono alcune potenzialità che la tecnologia blockchain potrebbe sviluppare nel corso della sperimentazione, puntando a creare nuovi standard nel rapporto fra cittadini e pubblica amministrazione, e contribuendo, in definitiva, anche alla lotta al cambiamento climatico.

Mediante la simulazione dei dati, per esempio, è previsto lo sviluppo di applicazioni e utilizzi che possano contribuire a migliorare il rapporto con gli utenti dei servizi. La nuova tecnologia potrà incrementare la semplificazione, la trasparenza, la sicurezza e l’efficacia degli scambi con gli enti e dei servizi resi all’utente, in base al principio “una sola volta” (“once-only principle”), ovvero di consentire a cittadini e imprese di fornire dati solo una volta quando interagiscono con le pubbliche amministrazioni.

I casi d’uso che saranno analizzati, nell’ambito del progetto Ibsi, riguardano la certificazione dei titoli di studio, lo scambio di token rappresentativi di altri beni fisici, digitali e di diritti, la tracciabilità delle filiere produttive e delle supply chain ma anche prototipi e progetti pilota per l’erogazione di servizi di interesse nazionale ai cittadini.

La realizzazione dell’infrastruttura nazionale di blockchain non avviene in un contesto isolato, ma in sinergia con la Strategia europea che sta realizzando un’infrastruttura analoga con la European Blockchain Partnership, anche con il contributo dell’Italia stessa.

Fonte : Wired