Black Lives Matter ha portato alla rimozione di 160 monumenti contestati negli Stati Uniti

Poco meno di due centinaia di statue e busti raffiguranti generali e uomini politici sudisti sono stati rimossi o abbattuti nel 2020. A Capitol Hill, la statua del generale sudista Robert Lee è stata sostituita con quella di una giovane afroamericana di 16 anni che nel 1951 organizzò uno sciopero contro la segregazione razziale nel suo liceo

Rimozione della statua del generale Robert E. Lee in Dallas, Texas (Foto: Laura Buckman / Laura Buckman/ via Getty Images)

Nel 2020, oltre 160 monumenti della Confederazione degli stati del sud sono stati rimossi dai luoghi pubblici negli Stati Uniti. A seguito dell’assassinio di George Floyd a Minneapolis, il movimento per la rimozione dei simboli confederati è cresciuto in tutti gli Stati Uniti, ma molti stati, soprattutto nel sud, hanno introdotto delle politiche per garantirne la conservazione.

Secondo i dati riportati dal Southern Poverty Law Center (Splc), che si occupa del monitoraggio dei simboli della Confederazione negli Stati Uniti, esistono circa 2100 tra statue, simboli, targhe, palazzi e parchi pubblici dedicati ai generali e agli uomini politici confederati. L’Splc ha cominciato la sua attività nel 2015, a seguito della strage di Charleston, in South Carolina, quando un suprematista bianco ha ucciso 9 persone afroamericane, all’interno di una chiesa metodista.

Questi simboli razzisti servono unicamente a supportare il revisionismo storico e la convinzione che il suprematismo bianco possa essere moralmente accettabile” ha dichiarato all’Associated press la responsabile di Splc, Lecia Brooks “Per questo sosteniamo che tutti i simboli del suprematismo bianco debbano essere rimossi dagli spazi pubblici”. Secondo il report dell’Splc ci sono ancora 704 monumenti confederati in tutti gli Stati Uniti. “Esporre i più giovani a qualunque simbolo che promuova la supremazia bianca e sostenga l’inferiorità dei neri è una cosa disumana” ha aggiunto Brooks.

Dopo l’assassinio di George Floyd e la crescita del movimento Black live matters, molti monumenti sono stati rimossi direttamente dai manifestanti o, nella maggior parte dei casi, dalle autorità locali, come nel caso della statua del generale sudista Rober Lee a Richmond, in Virginia, rimossa dopo l’ordine del governatore dello stato. Anche a Washington, solo una settimana prima dell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio scorso, dopo 111 anni, la statua di Robert Lee è stata tolta dalla National statuary hall collection del campidoglio statunitense. Al suo posto è stata messa la statua di Barbara Johns, una ragazza afroamericana di 16 anni che, nel 1951, organizzò uno sciopero contro la segregazione razziale nella sua scuola, che portò a ulteriori proteste in tutti gli Stati Uniti.

Inoltre, il dibattito sulla conservazione o meno dei simboli del passato coloniale o razzista nei luoghi pubblici ha superato le frontiere statunitensi, coinvolgendo molti paesi occidentali tra cui il Regno Unito, che ha incominciato a rimuovere molte statue collegate alla tratta degli schiavi. Solo lo scorso 22 gennaio, le autorità di Londra hanno annunciato che le statue di due politici coinvolti nello schiavismo verranno rimosse dalla loro attuale collocazione nella Guildhall, ex sede del municipio londinese e attuale edificio cerimoniale e amministrativo della città di Londra.

Fonte : Wired