Domande e risposte sulla vaccinazione contro Covid-19

Chi si vaccina? E quando? Si può vaccinare anche chi ha già avuto la malattia? E per il long covid che si fa? Ecco le risposte ai principali dubbi sulle vaccinazioni dei prossimi mesi

La Commissione europea e il Governo italiano hanno assicurato che le vaccinazioni saranno la priorità dei prossimi mesi. Se avranno successo nei loro negoziati con le case farmaceutiche, nonostante i ritardi delle ultime settimane anche chi non appartiene alle categorie più a rischio, o ai comparti ritenuti essenziali, potrebbe avere qualche speranza di ricevere le prime dosi per l’estate, o più realisticamente verso l’inizio del prossimo autunno. Già, ma come funzionerà la campagna vaccinale? Le incognite rimangono parecchie, visto che la situazione è, per forza di cose, in continuo divenire. Alcune certezze comunque le abbiamo già: ecco le nostre Faq sulla vaccinazione anti contro Covid-19 nel nostro paese.

Chi si vaccinerà?

Il piano strategico varato dal ministero della Salute punta alla vaccinazione dell’intera popolazione italiana. Ma ovviamente non tutti possono essere vaccinati contemporaneamente. Per questo motivo la campagna di vaccinazione è stata divisa in più fasi: la prima, in cui i vaccini sono stati riservati al personale sanitario, ospiti delle Rsa e anziani over 80; la seconda fase, destinata alla popolazione estremamente vulnerabile; la terza in cui verrà vaccinato il personale essenziale e la popolazione carceraria; e la quarta, dedicata a tutti quelli che non sono stati vaccinati nelle fasi precedenti. Per via dei ritardi nell’approvvigionamento dei vaccini e della decisione di riservare prioritariamente quelli a rna per le fasce a rischio, è possibile (anzi attualmente probabile) che le fasi procedano in parallelo, con la popolazione a rischio che verrà vaccinata man mano che si rendono disponibili i vaccini Pfizer e Moderna, e le altre categorie che riceveranno nel frattempo quello AstraZeneca con ordine di priorità basato sulle fasi che abbiamo elencato.

Per determinare i fattori di rischio personali, e quindi le priorità con cui si riceverà il vaccino, verranno considerati principalmente l’età e la presenza di comorbidità che aumentano il rischio di decesso in caso di Covid-19 (il ministero ha stilato una lista disponibile qui). Previsioni sulle date, insomma, al momento è difficile farne, ma per i curiosi è possibile utilizzare questo strumento online.

Si può scegliere quale vaccino ricevere?

No, perché attualmente per i vaccini a rna sono disponibili maggiori prove di efficacia rispetto a quelli a vettore virale, e si è scelto quindi di riservarli per le categorie con maggiori rischi di decesso in caso di malattia. I dati di efficacia per il vaccino AstraZeneca sono meno incoraggianti, in particolare per la popolazione anziana, che non è stata finora coinvolta nei trial dell’azienda in proporzione sufficiente per ottenere informazioni affidabili. Si è discusso molto nelle scorse settimane, e anche se Organizzazione mondiale della sanitàEuropean Medicines Agency hanno raccomandato il suo utilizzo senza distinzioni di età, in Italia si è deciso di riservarlo per i più giovani: attualmente si parla della popolazione tra 18 e 65 anni. A ogni modo, la campagna vaccinale sarà pubblica e gratuita, e la scelta del vaccino ricadrà sui prescrittori e sulle linee guida istituzionali, quindi non sarà possibile scegliere quale prodotto farsi inoculare.

I bambini saranno vaccinati?

Nonostante siano diventati uno dei temi caldi di questa pandemia, con le polemiche che hanno colpito un po’ ovunque il mondo della scuola, i bambini per ora non parteciperanno alla campagna vaccinale anti Covid-19. Il motivo è semplice: nessuno dei vaccini approvati in Europa è stato studiato in età pediatrica. Mancano quindi dati di efficacia e sicurezza per questa fascia di popolazione, e i foglietti illustrativi ci dicono che i vaccini Moderna e AstraZeneca possono essere utilizzati a partire dai 18 anni di età, mentre quello Pfizer è autorizzato anche a partire dai 16 anni.

Trattandosi della fascia di popolazione meno a rischio in caso di infezione (salvo comorbidità molto serie la mortalità Covid tra i minorenni è pressoché nulla), per ora la mancanza di vaccini a loro destinati non rappresenta un problema, ma in prospettiva futura sarà senz’altro importante effettuare studi con cui determinare se coinvolgere anche i minorenni nella vaccinazione ed eventualmente quali prodotti utilizzare.

Che tempi per la vaccinazione?

La procedura in sé è estremamente rapida, trattandosi di una semplice iniezione. Effettuata l’inoculazione bisogna aspettare circa un quarto d’ora per assicurarsi che non insorgano effetti collaterali, e poi si è liberi di tornare a casa. Per i soggetti fortemente allergici, in cui si sono osservati gli unici effetti collaterali potenzialmente mortali, le reazioni anafilattiche, il monitoraggio viene esteso a 60 minuti, per essere certi di intercettare e trattare le reazioni avverse in un contesto ideale (l’ospedale) dove le chance di conseguenze nefaste sono pressoché nulle.

Chi si è già ammalato può vaccinarsi?

Aver sofferto di Covid-19 non rappresenta un impedimento per la vaccinazione. Anzi: non essendoci certezze sulle chance di reinfezione (che sembrano piuttosto concrete, soprattutto in caso di varianti) l’indicazione è quella di vaccinarsi comunque, per limitare al minimo sia i rischi personali che quelli di trasmissione del virus. Anche in caso di long Covid, non esistono controindicazioni. Finito l’isolamento ci si può vaccinare al pari di chiunque altro.

Per chi dovesse sviluppare la malattia dopo la prima dose ma prima del richiamo, la situazione è invece più sfumata: la nuova infezione potrebbe ottenere lo stesso obbiettivo della seconda dose di vaccino (cioè rinforzare ulteriormente la risposta immunitaria futura), ma non vi sono dati ufficiali su cui basarsi. Sarà quindi il medico a decidere il da farsi, caso per caso, fermo restando che l’infezione deve essersi conclusa per potersi sottoporre alla vaccinazione.

Quanto impiega il vaccino per fornire protezione?

Una volta iniettato impiega tempo per allenare a dovere il sistema immunitario. Nei 10-15 giorni che seguono l’inoculazione la protezione contro il virus cresce costantemente, fino a raggiungere un livello massimo che secondo alcuni studi recentissimi si aggirerebbe già attorno al 92% nel caso del vaccino Pfizer (e verosimilmente anche di quello Moderna basato sulla stessa tecnologia) e qualcosa di meno, probabilmente, per quello AstraZeneca.

Serve però una seconda iniezione per massimizzare l’efficacia e la durata della protezione di questi tre vaccini: nel caso di quello Pfizer viene effettuata a 21 giorni dalla prima inoculazione, per quello Moderna l’indicazione è di effettuare il richiamo a 28 giorni dalla prima puntura, e per quello AstraZeneca le ultime indicazioni Aifa parlano di 12 settimane di attesa per la seconda dose per raggiungere la massima efficacia possibile. Dopo altri 10-15 giorni (variabili in base al vaccino ricevuto) la protezione contro Covid-19 raggiunge finalmente il massimo.

Fatto il vaccino torniamo alla vita di prima?

Purtroppo no, almeno per ora. Le uniche certezze disponibili al momento riguardano l’efficacia dei tre vaccini nel prevenire l’insorgere di forme moderate e severe di malattia. È probabile che il vaccino impedisca, o quanto meno renda estremamente rara, la possibilità di contrarre una forma subclinica di Covid-19 e di infettare quindi altre persone, ma non ci sono certezze. Non si conosce inoltre ancora la durata esatta della protezione fornita dai vaccini, e anche se è probabile che duri almeno diversi mesi, anche qui certezze non ve ne sono.

I vaccinati non possono quindi abbandonare le norme di prevenzione rispettate fino a oggi: mascherine, lavaggio delle mani, ecc… Si sente parlare di passaporti vaccinali per permettere almeno ai vaccinati di riprendere qualcuna delle abitudini pre pandemiche (cinema, teatri, viaggi), ma per ora non ci sono conferme da fonti ufficiali. Anche perché, visto che la campagna vaccinale sarà lunga e scandita da tappe precise, una carta dei diritti subordinata alle vaccinazioni potrebbe rappresentare una forma di discriminazione per tutte le fasce meno a rischio (giovani in primis) che nell’ultimo anno hanno già abdicato a molti dei loro diritti in nome dell’interesse collettivo. E inoltre, ricordiamolo, non sappiamo la durata dell’immunizzazione e se quanto si sia protetti verso le varianti del coronavirus.

Ci si può vaccinare in gravidanza o durante l’allattamento?

Sì. Nonostante i trial clinici disponibili non abbiano raccolto dati sulla sicurezza delle vaccinazioni durante la gravidanza, il consenso scientifico internazionale punta in direzione di una valutazione positiva del rapporto rischi benefici. Le donne incinte a cui sarà offerta la possibilità di vaccinarsi potranno quindi farlo senza preoccupazioni, e lo stesso vale per le donne che al momento della vaccinazione si troveranno in fase di allattamento: anche se non ci sono dati sulla possibilità che il vaccino venga trasmesso al neonato con il latte materno, tutte le principali istituzioni scientifiche internazionali e italiane concordano sulla compatibilità della vaccinazione anti Covid-19 con l’allattamento al seno.

Fonte : Wired