Chi è Len Blavatnik, il fondatore di Dazn che punta alla Serie A

La società di streaming è in gara per i diritti della Serie A del calcio italiano. Dietro il gruppo c’è un imprenditore con partecipazioni per 20 miliardi di dollari, da Warner Music a Deezer

È nato a Odessa quando in Ucraina ancora sventolava bandiera rossa. Oggi vuole completare la rivoluzione digitale nel mondo del calcio con la sua Dazn: Len Blavatnik ha 57 anni, è cresciuto in una famiglia di origini ebraiche dell’Unione Sovietica ma ha tagliato i legami con Mosca ben prima del crollo del muro di Berlino. Vive negli Stati Uniti dal 1978, si è laureato in Computer science alla Columbia University e dopo un master mba a Harvard ha incominciato a fare un sacco di soldi. Secondo Forbes, può contare su un patrimonio personale di oltre 30 miliardi di dollari che gli vale il 22esimo posto della felice classifica dei super paperoni mondiali.

Di chi è Dazn

L’intuizione della vita Blavatnik l’ha avuta nel 1986. Sono gli anni del primo Gordon Gekko a Wall Street, con la Borsa che vola e il dollaro che domina. “Il denaro non si crea né si distrugge. Semplicemente si trasferisce da una intuizione ad un’altra: magicamente”, diceva il mito inventato da Oliver Stone e Blavatnik ci crede: nel pieno dello spirito del tempo fonda la società di investimenti Access Industries che ancora oggi prospera sui mercati con oltre 20 miliardi di dollari di partecipazioni. A New York è un nome sempre più noto, via via lo diventa anche nel resto del mondo a colpi di investimenti diversificati e controcorrente

La sua rete passa dalla chimica all’immobiliare e dalle risorse naturali e alla tecnologia, ma è con la musica e lo sport che Blavatnik fa vere scommesse. Si innamora dello show con la boxe e nel 2011 punta direttamente sulla musica comprando per 3,3 miliardi di dollari Warner Music. Chiude l’affare contro il parere di tutti i consiglieri finanziari, contrari perché l’industria musicale è messa male. Alla fine ha ragione lui: Warner Music a giugno 2020 si è quotata sul Nasdaq e oggi vale 18 miliardi di dollari (sei volte il prezzo pagato nel 2011).

Con l’etichetta discografica Blavatnik prende anche Deezer, la piattaforma di streaming musicale che fa concorrenza a Spotify. Gli basta poco per intuire le potenzialità di internet e nel 2015 fonda a Londra Dazn per portare quell’innovazione nello sport.

Quanto guadagna Dazn

In pochi anni Dazn si espande nel mondo tanto da conquistarsi il titolo di Netflix dello sport. La piattaforma è una over the top che trasmette in streaming sfide in diretta e ottiene subito molto successo in Germania, Austria e Svizzera. A muovere gli investimenti è sempre il calcio che attira telespettatori e spinge la società a comprare diritti tv in tutto il mondo: nel 2018 arriva in Italia per trasmettere, tra l’altro, 3 partite alla settimana di Serie A e tutta la Serie B. Da dicembre 2020 la sua piattaforma è attiva in 200 paesi nel mondo.

L’ultimo bilancio disponibile del gruppo Dazn è al 31 dicembre 2019 ed è stato depositato nel Regno Unito il 12 gennaio 2021. I conti del gruppo, che comprende le attività di streaming Ott, siti del network Goal.com e le attività venture, registrano ricavi globali per 878 milioni di dollari (+76,3% sul 2018) con una perdita netta di 1,4 miliardi nel primo anno pienamente operativo in Italia e Stati Uniti d’America.

I ricavi al 31 dicembre 2019 di Dazn Group divisi per area geografica e attività dal bilancio pubblicato il 12 gennaio 2021

La società ha in pancia contratti per trasmettere sport in streaming per 5 miliardi di dollari “e – si legge nel bilancio – continua a investire in tecnologia e a perseguire la sua strategia di acquisizione di diritti per supportare la crescita della piattaforma, allargare la sua base clienti in mercati esistenti e nuovi”. 

Nella sua creatura più avveniristica Blavatnik crede tantissimo e continua a finanziare la Ott con generosi prestiti per perseguire il sogno di legare sempre di più streaming e imprese sportive. Nel 2020, si legge nei conti del gruppo, la Access Industries ha erogato finanziamenti per un miliardo di dollari ed è attualmente esposta verso Dazn per 925 milioni.  

L’attività da filantropo

L’imprenditore vuole essere il changemaker della sport industry. Il motto impresso sul suo sito è chiaro: “Trasformare le aziende in leader del mercato”. Per Dazn la strada è ancora in salita e proprio dall’Italia potrà arrivare una sostanziale consacrazione se la Serie A affiderà alla Ott, alleata con Tim, i pacchetti più gustosi per la trasmissione delle partite nel triennio 2021-2024. 

Intanto Blavatnik continua la sua attività da filantropo che lo fa conoscere nel mondo a colpi di donazioni. Ha speso oltre 800 milioni di dollari attraverso la fondazione che porta il suo nome a favore di 250 enti sparsi nel mondo, sostenendo musei, università e ricerca di giovani scienziati. Solo nel 2020, riportano le cronache, sempre attraverso la fondazione ha donato 180 milioni di dollari in beneficenza, compresi 7,5 milioni per sfidare il Covid-19. Anche perché la pandemia non fa certo bene al business e, come insegnava Gordon Gekko, meglio restar vigili: ogni giorno qualcuno vince, qualcuno perde”.

Fonte : Wired