Alla scoperta di ‘Ohana, la recensione: un Goonies hawaiano targato Netflix

La dodicenne Pili, di origini hawaiane, è cresciuta a New York insieme alla madre Leilani e al fratello maggiore Ioane. Il padre, militare dell’esercito statunitense, ha perso la vita sul campo quando lei era ancora piccola: dopo quel tragico evento, Pili e i suoi cari non hanno mai fatto ritorno nella landa natia.
Almeno fino a oggi, quando la famiglia si reca sull’isola di Oahu per stare vicina al nonno, alle prese con problemi di salute e gravi difficoltà economiche che rischiano di costargli lo sfratto dalla casa in cui ha sempre vissuto.
Nella roulotte dell’uomo Pili rinviene un antico diario tramandato di generazione in generazione dai suoi antenati, sul quale un noto pirata aveva tracciato una serie di indizi per giungere a un inestimabile tesoro. Determinata ad aiutare economicamente la sua famiglia, la ragazzina si mette in viaggio con il coetaneo Casper, originario del posto, e a loro ben presto si aggiungono sia Ioane che la bella Hana.
Sarà solo l’inizio di un’incredibile avventura durante la quale i giovani protagonisti cominceranno a conoscere e rispettare le usanze e il folklore di quelle verdeggianti terre.

Un’avventura per tutti i gusti

È già stato da più voci definito come la moderna versione hawaiana di un cult immortale degli anni ’80 quale I Goonies (1985), non a caso ampiamente citato nei dialoghi e nella rappresentazione di alcune scene, e non potremmo essere più che d’accordo. Alla scoperta di ‘Ohana, recente original del catalogo Netflix, ha infatti tutte le carte in regola per poter diventare un “nuovo classico della domenica pomeriggio“, visione ideale per quel pubblico di famiglie che negli ultimi anni sentiva la mancanza di un prodotto in grado di coinvolgere sia i piccoli che i grandi.
L’esordio nel lungometraggio della regista, di provenienza televisiva, Jude Weng possiede infatti un mirabile equilibrio tra le sue varie anime.
Un sano spirito avventuroso, una comicità semplice e immediata e una piacevole dose di buoni sentimenti – che schivano la retorica tranne in un breve passaggio nel finale – caratterizzano due ore da godere tutte d’un fiato, in grado di emozionare e avvincere il pubblico nell’improbabile, ma ostinata, missione intrapresa dal gruppo di giovani protagonisti.

Il tutto impreziosito dall’esposizione di modi, credenze e usanze del nativo popolo hawaiano, che ci permette di approfondire una cultura a noi così lontana ma facilmente apprezzabile nel suo rispetto per la natura e per i defunti, che non a caso è al centro anche della convulsa e catartica “resa dei conti” dell’ultima parte: probabilmente il passaggio più velleitario e rischioso, non del tutto verosimile, ma sicuramente d’effetto per il principale target di riferimento.

Trappole e misteri

Target che, come abbiamo detto, può comunque definirsi particolarmente vasto, giacché oltre agli spettatori più piccoli anche chi è cresciuto a pane e anni ’80 ritroverà atmosfere familiari e un senso per lo spettacolo semplice nel suo schema base, ma non per questo meno avaro di sorprese.
Con una notevole varietà di ambientazioni e situazioni – da grotte piene di scheletri a ponti sospesi su laghi di lava, da claustrofobici cunicoli a vertiginose cascate – il divertimento è assicurato e qualche sussulto più dark e vagamente horror, sempre smussato da un’ispirata ironia a tema, fa capolino in diverse occasioni.
La ricerca del tesoro si trasforma così in una sorta di riavvicinamento alle proprie origini e a quel senso di appartenenza, di famiglia (ohana non a caso ne è il corrispettivo, in senso esteso, in lingua hawaiana) che attraversa step via via più intensi, trovando nelle magistrali caratterizzazioni dei personaggi e nelle interpretazioni del relativo cast il modo migliore per creare un profondo legame empatico con chi guarda.

La comicità stessa è ben presente e la fa da padrona in particolar modo nei flashback in cui le pagine del vetusto diario prendono vita, con i pirati di un tempo “doppiati” dagli stessi protagonisti: ennesimo esempio della complessità narrativa che, omaggiando gli archetipi, trova minuto dopo minuto una personalità propria e unica.

Fonte : Everyeye