Grand Isle, la recensione del film con Nicolas Cage su Prime Video

Buddy è diventato padre da appena sei mesi ma non ha un lavoro stabile, tale da garantire un futuro tranquillo alla sua famiglia. Per di più ora il ragazzo si trova all’interno di un commissariato, accusato di essere l’autore di un brutale delitto e principale sospettato di una serie di omicidi che hanno sconvolto la zona negli ultimi tempi.
Durante il lungo interrogatorio, Buddy racconta la sua versione dei fatti. Di quando venne chiamato a casa di Walter, reduce del Vietnam, per sistemare una parte di staccionata andata distrutta la sera precedente. Costretto a chiedere alloggio per la notte in seguito all’avvento di un violento temporale, Buddy riceve le avance sempre più spinte e insistenti della bella Fancy, la trascurata moglie di Walter, e con il passare delle ore viene coinvolto dalla coppia di coniugi in un sordido intrigo nel quale non potrà fidarsi di nessuno, scoprendo inoltre degli orribili segreti.

Un temporale malandrino

È un evento climatico di burrascose proporzioni, come in un grande classico quale L’isola di corallo (1948), a delimitare la principale ambientazione all’interno di un’unica dimora, ma come facilmente intuibile il capolavoro di John Huston era di ben altra pasta.
Quello che si tenta di mettere in scena in Grand Isle è una destrutturazione della storia e dei suoi colpi di scena, attraverso una narrazione in flashback, filtrata attraverso le lunghe fasi dell’estenuante interrogatorio al quale è sottoposto il malcapitato protagonista, ingenua – e perché no anche parzialmente colpevole – vittima della sordida partita a scacchi inscenata dai due padroni di casa, il cui rapporto, sin dai primi minuti, viene delineato come ricco di tensioni e non detti.
L’architettura narrativa avrebbe anche potuto funzionare se fosse stata ragionata in maniera più lucida e coesa, finendo invece qui schiava di un’approssimazione evidente e ricca di forzature e inverosimiglianze, che trascinano l’ora e mezza di visione verso un epilogo altrettanto improbabile.

Personaggi in gabbia

Il regista Stephen S. Campanelli aveva esordito con il mediocre spy-thriller Momentum (2015) e sorpreso molti con il riuscito dramma sportivo Indian Horse (2017), ma qui torna alle incertezze del debutto firmando un’opera derivativa e imprecisa, che insegue gli archetipi del noir senza mai trovare la corretta commistione di toni e atmosfere, scadendo spesso nel ridicolo involontario.
Disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, Grand Isle è l’ennesima produzione fallimentare a cui prende parte Nicolas Cage, talmente indaffarato negli ultimi anni da riciclare vezzi e caratteristiche dei suoi personaggi – tolte gradevoli ma rare eccezioni – in una costante reiterazione del suo ormai iconico over-acting.
E ciò nonostante la sua interpretazione rimane tra gli spunti più decenti dell’intero film, sgangherato e privo di una vera e propria ragion d’essere.

Se l’assenza di una morale di fondo può essere accettata vista l’anima da b-movie che permea il tutto, l’inserimento forzato dell’elemento mystery/poliziesco e la “scioccante” rivelazione che caratterizza le fasi salienti del racconto sono davvero troppo, anche se relativizzate in tal contesto: la definitiva pietra tombale su una storia che sembra procedere senza un reale scopo.

Fonte : Everyeye