Cosa c’è nel contratto di governo e cosa propone Renzi a Pd e M5s

Un contratto di governo per un patto di legislatura tra Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e Italia Viva. Per un governo politico (e quindi nn tecnico). Da stilare prima della scelta del presidente del Consiglio che dovrà attuarlo. L’iniziativa è di Matteo Renzi e l’idea è stata comunicata all’Esploratore Roberto Fico durante l’incontro della delegazione di Italia Viva e non è nuovissima perché prima venne sfruttata come propaganda da Silvio Berlusconi nell’ormai storico contratto con gli italiani firmato da Bruno Vespa e poi fu la formula che fece nascere (e poi morire) il patto tra Lega e M5s. 

Cosa ci sarà nel contratto di governo e cosa propone Renzi a Pd e M5s

Nonostante i precedenti storici non promettano benissimo, il contratto di governo che Renzi propone a Pd e M5s è prima di tutto un modo per prendere tempo nella scelta del nome del premier che è da incastonare nell’ottica del piano del senatore di Scandicci, che vuole prima di tutto far fuori Conte e ha un nome in mente per sostituirlo: quello di Mario Draghi. In un colloquio con il Corriere della Sera oggi Renzi lo descrive come “Un documento scritto. Puntuale. Con dentro tutte le cose che vogliamo fare. Noi di Italia viva abbiamo rinunciato alle poltrone per le idee e gli ideali, proprio nelle stesse ore in cui alcuni colleghi parlamentari cambiavano idee e ideali solo per chiedere delle poltrone. Oggi non accetteremo di uscire da questa crisi senza un impegno solenne, scritto, sui contenuti. Se ci sarà questo documento scritto sui contenuti potremo parlare di nomi. Altrimenti prenderemo atto del tramonto dell’esperienza giallorossa. Contano le idee, non le aspettative personali”. 

L’obiettivo è quindi quello di un programma scritto, con temi e tempi, sulle cose da fare e al primo punto dovrebbero esserci il Recovery Plan e il Meccanismo Europeo di Stabilità, visto che quelli sono i temi che hanno portato alla rottura di questa maggioranza e alla caduta di Conte. E non è un caso che Vito Crimi,  reggente M5s, qualche giorno fa abbia chiesto di togliere dal campo della trattativa proprio le proposte provocatorie come il Mes. Ieri Renzi ha affrontato il nodo rendendosi disponibile a discuterne: “Se il M5s è contrario cercheremo di capire le ragioni e di affrontare tutti i punti in discussione, non solo sul Mes. Se siamo disponibili a trovare soluzioni sul Mes lo siano anche gli altri”. Mettere in discussione Recovery e Mes significa in ogni caso discutere il ruolo di Roberto Gualtieri, attuale titolare dell’Economia e indicato nei giorni scorsi come nel mirino di Renzi. 

La parola chiave, caratterizzata soprattutto in primo luogo dal suo significato e poi dal suo abuso, è cronoprogramma, ovvero secondo il dizionario Garzanti “un programma che prevede precise scadenze per ogni singola fase di una lavorazione o di un progetto”. L’ha pronunciata ieri di nuovo Crimi ma è un “classico” di Di Maio, che la invocava già ai tempi del governo con la Lega. “Abbiamo affrontato tutte le questioni che riguardano la formazione del governo. Abbiamo posto l’esigenza di un cronoprogramma dettagliato su temi e tempi per una indicazione certa del lavoro del il governo dovrà compiere e che dovrà essere sottoscritto da tutte le formazioni politiche”, ha detto invece ieri Crimi. Anche Nicola Zingaretti a nome del Pd si è reso disponibile al patto scritto parlando di “un programma di fine legislatura, un patto per ricostruire questo Paese”

La parola chiave: cronoprogramma

Ora però per scrivere il contratto di governo con tanto di cronoprogramma sarà necessario un tavolo, ovvero una trattativa che metta a punto sia i temi che i tempi. E questo sembra davvero cozzare con i moniti del Quirinale a chiudere presto la fase della crisi, condivisi naturalmente all’epoca da tutti i partiti. Nel contratto di governo rientrerà sicuramente il piano di vaccinazione e qui il ruolo che viene messo in gioco è quello del commissario all’emergenza Domenico Arcuri. Infatti nell’intervista di oggi Renzi parla di lui: “Non sempre – fisiologicamente – la sua azione ha convinto. Penso ai banchi a rotelle, alle mascherine, alla primula per le vaccinazioni. Personalmente credo che un solo uomo non possa fare tutto, specie in un regime commissariale. Arcuri non può passare dai contratti di sviluppo nel Mezzogiorno all’acciaio, dai banchi a rotelle alle mascherine ai vaccini. Non ci riuscirebbe nemmeno Superman. E Arcuri comunque non è Superman”. 

Nel contratto di governo poi ci sarà un punto che riguarderà la giustizia e la sua riforma infinita, che è nel mirino di Iv da sempre. Qui Renzi potrebbe voler ottenere o un passo indietro sulla prescrizione, segnando un punto politico importante nella battaglia sotterranea con i grillini, oppure la testa di Bonafede. E quindi, ricapitolando, Renzi nel contratto di governo chiederà:

  • il “Piano nazionale di resistenza e resilienza” riformato secondo l’acronimo Ciao (Cultura, Infrastrutture, Ambiente e Opportunità) puntando sugli investimenti in infrastrutture: la Gronda di Genova, le metropolitane con le linee B1 e C di Roma e della Metro 5 di Milanom i lotti mancanti della SS106 e l’alta velocità Salerno Palermo: sono i punti che ha elencato in una lettera a Repubblica qualche tempo fa;
  • il Mes per la sanità, ovvero per il finanziamento necessario all’ammodernamento di strutture e all’assunzione di personale per gestirle, secondo un piano che era stato già delineato dal Pd con una lettera di Zingaretti al Sole 24 Ore e poi sacrificato dal partito sull’altare della stabilità (ovvero per non litigare con il M5s);
  • la scuola e il piano vaccinale, temi attualmente di interesse della ministra dell’Istruzione Azzolina e, naturalmente, di Arcuri;

E i tempi? L’obiettivo, ribadito oggi, è quello di completare la legislatura. E quindi la deadline deve essere necessariamente il 2023. Ma ognuna delle richieste di Renzi ha un senso dal punto di vista politico e un obiettivo dal punto di vista personale. Ecco perché “parlare di programmi” è un modo diverso – magari anche più raffinato – di parlare di persone. La sostanza rimane la stessa. E gli obiettivi pure. 

Il nodo Conte-Ter e i nomi dei papabili nuovi ministri

Intanto, scrive l’AdnKronos, i 5 Stelle – divisi sulla scelta di tornare al governo con i renziani – guardano con sospetto alle mosse del senatore di Rignano: “Di Renzi non mi fido”, dice un big grillino sintetizzando il mood interno, nel giorno in cui i principali gruppi della maggioranza giallorossa vengono ricevuti dal presidente della Camera Roberto Fico nell’ambito delle consultazioni. Stessa diffidenza tra i dem. Con il segretario Zingaretti che richiama tutti a quella “lealtà”, citata da Renzi per assicurarla ma anche per dire che fin qui non tutti lo hanno fatto: “Per noi la lealtà è dire nelle riunioni private quello che si dice in pubblico”. Insomma, il lavoro è appena cominciato. E tanto ancora da chiarire. A partire appunto dal nodo Conte. Ma sebbene lo sbocco della crisi non sia ancora all’orizzonte, nei desiderata delle forze politiche già prende forma una possibile squadra di governo. 

Un dato certo è che per Matteo Renzi, qualora dovesse accettare di nuovo Conte premier, la premessa è innanzitutto Alfonso Bonafede fuori dal ministero della Giustizia. Ne sono consapevoli i 5 Stelle che considerano quasi ineluttabile l’addio di Bonafede a Via Arenula in caso di permanenza dell’avvocato a Palazzo Chigi. Sul resto, però, i grillini provano a tenere. Spostamenti di caselle, magari, ma senza stravolgere la delegazione di governo. Prendi esponenti ‘contiani’ come il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, e il titolare del Mise, Stefano Patuanelli. Il primo potrebbe essere dirottato all’Ambiente, ‘sacrificando’ il tecnico Sergio Costa.

Per quanto riguarda Patuanelli, invece, fonti grilline raccontano all’Adnkronos che il capo di gabinetto del ministero dello Sviluppo avrebbe dato disposizioni interne per l’addio: fare gli scatoloni, insomma. Ma questo non comporterebbe automaticamente l’uscita di scena dell’ingegnere triestino: Patuanelli potrebbe infatti traslocare al Mit, ministero per cui viene ipotizzato uno ‘spacchettamento’ tra Trasporti e Infrastrutture. Esiste poi una schiera di sottosegretari M5S che scalpitano per fare il ‘salto’, mentre la strada per eventuali outsider è molto stretta. Si parla del possibile ingresso dell’ex capogruppo al Senato, Gianluca Perilli, come sottosegretario alla Giustizia al posto di Vittorio Ferraresi. Restando sempre nel campo delle ipotesi, nel caso in cui Conte dovesse farcela per la terza volta, tra i parlamentari dem vengono considerati inamovibili Lorenzo Guerini e Dario Franceschini, in quanto leader di due forti aree del Pd – Base Riformista e Areadem – proprio nei gruppi di Camera e Senato.

Beppe Provenzano potrebbe vedere a rischio il dicastero, visto che potrebbe entrare a far parte della nuova compagine il leader della sua componente, Andrea Orlando. Con un incarico di primo piano, perché difficilmente sarà ‘sfilato’ a Franceschini il ruolo di capo delegazione. In bilico Paola De Micheli, possibile la permanenza di Francesco Boccia. Per Enzo Amendola, nonostante il ministro delle Politiche Ue sia apprezzato da tutti i dem e dal segretario Zingaretti, potrebbe aprirsi una nuova strada, quella di candidato sindaco di Napoli. Nel caso di Leu, il capo delegazione e ministro della Salute, Roberto Speranza, manterrebbe il suo ruolo portando avanti il lavoro sul versante sanità e pandemia.

E infine Italia Viva. Se alla fine Renzi dovesse ‘ingoiare’ il Conte Ter alzerà il prezzo su contenuti e squadra di governo. I nomi più gettonati per l’ingresso al governo sono quelli di Ettore Rosato, Maria Elena Boschi e Luigi Marattin. La Boschi però resta un tasto dolente per i 5 Stelle, che preferirebbero un upgrade ‘parlamentare’ come vicepresidente della Camera al posto di Rosato. Tra le caselle ‘attenzionate’ dei renziani quella di Lucia Azzolina, ovvero la Scuola, le Infrastrutture e lo Sviluppo Economico. C’è infine il Mef, che occupa un capitolo a parte nella storia di questa travagliata crisi di governo. Oltre a Bonafede e Azzolina, il fuoco dei renziani punta anche su Roberto Gualtieri. Per molti nel Pd sarebbe quantomeno inopportuno un avvicendamento a Via XX Settembre visto che fin qui è stato Gualtieri il volto dell’Italia in Europa sul Recovery. Iv però spinge un cambio e vorrebbe un tecnico di spessore per la casella dell’Economia. Tra i nomi quello di Fabio Panetta, ora in Bce e vicino a Mario Draghi.

Fonte : Today