Phil Collins, i 70 anni di una star amata e detestata

Il 2021 potrebbe essere l’anno della rinascita per Phil Collins. Il cantante e batterista, che il 30 gennaio celebra il suo settantesimo compleanno, è atteso al ritorno sulle scene insieme ai Genesis per il tour “Last domino?” , una serie di concerti in Gran Bretagna inizialmente programmata per il 2020 e poi, a causa del Covid-19, slittata prima ad Aprile e poi a Settembre e ottobre 2021, sempre che l’evoluzione della pandemia, particolarmente grave nel Regno Unito, lo permetta.

Rinascita perché significherebbe per la rockstar il superamento di una lunga e difficile fase della sua vita, segnata soprattutto da problemi di salute, cominciati nel 2000 , quando dichiarò una perditra di udito. Nel 2007 , durante il tour dei Genesis (Lo stesso che li aveva portati anche al trionfale concerto del Circo Massimo a Roma), Collins riportò una dislocazione della vertebra nel collo, patologia che gli provocò un danno ai nervi delle mani, rendendogli impossibile suonare la batteria. Dopo la pubblicazione del suo album del 2010 “Going back” Phil Collins annunciò il suo ritiro, poi rientrato. Nel periodo seguente cadde nella spirale dell’alcolismo fino a quando, nel 2012 fu ricoverato per una grave infiammazione al pancreas. Nel 2015 una importante operazione chirurgica alla schiena, dopo la quale fu costretto a camminare con il bastone. In quel periodo si ruppe anche un osso del piede. Nel 2017 Collins era in tour, ma fu visto sedersi o appoggiarsi al piano durante i concerti e a Giugno fu portato in ospedale a Londra e curato per una ferita alla testa dopo una caduta in hotel. Altro incidente nel 2019, quando, durante un concerto cadde all’indietro con la sua sedia mentre stava guardando suo figlio Nicholas suonare la batteria.

Queste peripezie, alle quali va aggiunto il divorzio dalla terza moglie Orianne Cevey, non hanno però piegato Phil, che si prepara dunque a tornare davanti al grande pubblico. “Suonerò ancora, ma non sarò lo stesso di prima”, ha detto presentando il “Last Domino?” tour, aggiungendo che ora toccherà al figlio Nic prendere il suo posto alla batteria dei Genesis e affiancando quindi la formazione storica con papà Phil, il tastierista Tony Banks e il chitarrista/bassista Mike Rutherford. Quindi nei concerti in calendario lo sentiremo soprattutto cantare, con la sua voce ruvida e appassionata che conosciamo dagli anni ’70, quando divenne il cantante solista dei Genesis, sostituendo Peter Gabriel, che aveva abbandonato il gruppo dopo esserne stato il personaggio di maggior spicco.

Phil Collins è nello stesso tempo una stella molto ammirata e un personaggio detestato. Ammirato perché ha costruito un successo da oltre 150 milioni di dischi; detestato perché i tanti fan di vecchia data dei Genesis lo accusano di aver cambiato in peggio il suono della band, trasformandolo da rock progressivo e sofisticato in pop commerciale e patinato. Negli anni ’80 capitava di sentire i dischi dei Genesis anche nelle discoteche, decisamente l’ultimo posto nel quale te le saresti aspettate. L’esplosione del personaggio Collins avvenne nel 1981 con il primo album solista “Face value”, che contiene “In the air tonight”, divenuto il suo cavallo di battaglia con quella batteria piena di riverberi sempre in primo piano, praticamente un assolo che dura tutta la canzone. I suoi successivi singoli e album, da solo e con i Genesis, lo consacrarono artista simbolo degli anni ’80. L’ apice fu, nel 1985, la sua doppia partecipazione ai megaconcerti benefici di Live Aid: nello stesso giorno si esibì a Wembley e a Philadelphia, contando sul fuso orario, sulla velocità del Concorde che lo trasportava e sulla sua enorme popolarità. Il 1985 fu anche l’anno della sua candidatura all’Oscar per la sua canzone “Against all Odds”. Fu polemico con l’Academy che non gli diede spazio per cantare il pezzo durante la cerimonia di premiazione. Non vinse la stauetta quell’anno, ma se la aggiudicò nel 2000 con “You’ll be in my heart”, realizzata per il film d’animazione “Tarzan”.

Phil Collins era, in quegli anni ottanta dominati da MTV, il divo che non assomigliava a un divo, almeno per il suo aspetto: non particolarmente alto, non fotogenico, lontano dalle tendenze dell’eleganza del periodo. Eppure nessuno pensava che la sua presenza stonasse accanto a quella di star di tendenza come Prince, Sting, i Duran e gli Spandau. Collins è stato sempre tipico, particolare, unico nel suo aspetto, nei suoi modi e nella sua musica. Il suo talento concreto ha convinto anche Eric Clapton a farsi produrre un album (Behind the sun) dall’amico Phil.

Batterista, cantante, autore, produttore, ma anche attore. Phil Collins non si è risparmiato nel dare sbocco alle sue capacità, anche se non tutte erano allo stesso livello. Da ragazzino è comparso nel film dei Beatles “A hard day’s night /Tutti per uno” (1964); sempre da piccolo ha recitato nella versione teatrale di “Oliver Twist” e finalmente nel 1984 ha avuto un film tutto per sè: era il ladro protagonista di “Buster”. Anche Spielberg gli ha affidato una parte: quella dell’Ispettore Good, in “Hook/ Capitan Uncino” nel 1991.

Negli ultimi anni Phil Collins ha pubblicato album antologici: il suo catalogo è ricchissimo di successi e il problema principale nella scelta della scaletta di un greatest hits sembra essere soprattutto l’abbondanza. In moltissimi aspettano che il prossimo tour abbia una estensione fuori dal Regno Unito, se possibile anche in Italia

Fonte : Sky Tg24