David Fincher spiega perché non crede nell’autorialità: “Pensate a De Niro in Taxi Driver”

Ospite di una sessione Q&A per parlare tra le altre cose della sua ultima fatica, l’acclamata pellicola Netflix Mank con protagonista Gary Oldman, David Fincher ha rivelato di non credere nel concetto di autorialità, ovvero che un film sia frutto della pura visione di un regista.

“Come sa bene chiunque abbia trascorso del tempo sul set, questa lavoro comprende molto sudore, imprecazioni, inganni e manipolazioni, e bisogna essere altrettanto bravi nel colpire con forza e allo stesso tempo scolpire dei cicchi di riso” ha dichiarato Fincher. “Si tratta di chirurgia cerebrale, pittura di interni e psicologia infantile. Tutte queste cose contemporaneamente. È una cosa molto difficile per chi non riesce a immaginare il tipo di stupida padronanza di sé che ci vuole per farlo. E a volte accade per caso, mentre altre volte è una conseguenza di un disegno specifico. A volte qualcuno stravolge una battuta nel miglior modo possibile, e questo cambia il significato di quella scena.”

Secondo il regista di The Social Network, realizzare una pellicola richiede un processo più complicato e caotico rispetto alla semplice esecuzione della visione di un autore: “Quello che sto cercando di dire è che non credo nell’autorialità perché in definitiva non credo che qualcuno possa condizionare un momento in modo così esplicito, o che tutti siano semplicemente al servizio dell’idea di una sola persona. Penso che il cinema debba molto di più al demolition derby che alla neurochirurgia.”

Per spiegare il suo punto di vista, Fincher ha preso come esempio uno dei momenti più iconici della storia della settima arte, ovvero la celebre scena di Robert De Niro allo specchio in Taxi Driver di Martin Scorsese. “Quando vedi Robert De Niro dire ‘Ma dici a me?’, è una parte integrante del modo in cui hanno pensato al film fino a quel momento. Il fatto che quel dialogo non sia mai stato trasferito su carta tramite una macchina da scrivere, non la rende affatto una collaborazione perfetta – ha spiegato – Lo sceneggiatore, che forse non era nemmeno presente, ha fornito all’attore e al regista e a tutti quanti – compresi il direttore della fotografia e l’operatore e tutti gli altri – un tipo di quadro per capire chi fosse Travis Bickle. E in quel momento, un gruppo di persone stanche e sudate stavano girando un walk-up al quinto piano per cercare di darti un’idea di chi fosse Travis Bickle. E qualcuno dice ‘Lo so, mi guarderò allo specchio e… Ti piacerà. Tu continua a fare girare.’ E lo fai. E sono sicuro che Scorsese ha visto quel momento e ha detto ‘Santo cielo. Questa è la perfetta esperienza di Travis Bickle!’ ‘Ma dici a me?’. Non c’è modo migliore per riassumere quel ragazzo. Sta cercando di ottenere rispetto. Non capisce cosa ci vorrà. Ma ciò non significa che Robert De Niro abbia scritto Taxi Driver. Ciò non significa che Martin Scorsese non sia un fottuto genio per aver detto: ‘Sicuramente questa è la ripresa giusta. Capisci cosa voglio dire?”

Per altri approfondimenti, vi rimandiamo ai migliori film della carriera di David Fincher.

Fonte : Everyeye