Shell è stata condannata per danni ambientali in Nigeria

La Corte dell’Aia ha stabilito che la compagnia petrolifera dovrà pagare per il versamento di petrolio nel Delta del Niger del 2004, dando ragione agli abitanti dei villaggi coinvolti. La sentenza apre la strada a nuove cause per danni ambientali

Versamento di petrolio in un fiume del Delta del Niger (foto: Yasuyoshi Chiba via Getty Images)

La Corte d’appello dell’Aia ha emesso questa mattina un verdetto contro la filiale nigeriana della Shell, ritenendola responsabile di danni ambientali causati dallo sversamento di petrolio nel Delta del Niger. La compagnia petrolifera dovrà pagare un risarcimento agli abitanti dei villaggi di Goi, Oruma e Ikot Ada Udo.

Il caso è stato presentato alla corte dell’Aia nel 2008 dagli abitanti dei villaggi coinvolti, sostenuti dalla ong ambientalista olandese Friends of the Earth. La sentenza dimostra che “le popolazioni dei paesi in via di sviluppo possono ottenere compensazione dalle multinazionali che le danneggiano”, ha detto il portavoce della Ong Donald Pols, a seguito della sentenza.

Il versamento di petrolio è avvenuto tra il 2004 e il 2007 e ha compromesso una superficie di oltre 400mila metri quadrati di territorio. La difesa della Shell ha sostenuto l’innocenza della compagnia in quanto la perdita sarebbe stata causata da azioni di sabotaggio, ma la corte ha deciso che il fatto non è dimostrabile “oltre ogni ragionevole dubbio”. Inoltre, pur accertando il sabotaggio come causa di una parte della perdita la responsabilità della Shell “resta aperta”, perché non giustifica l’ampiezza del versamento e il fatto che deve essere ancora pulito.

La cifra del risarcimento sarà definita probabilmente nelle prossime settimane, inoltre la Shell dovrà occuparsi delle operazioni di bonifica di tutto il territorio coinvolto. Nonostante la Royal Dutch Shell, madre della filiale nigeriana, non sia stata coinvolta nella sentenza di accusa, la decisione della corte resta particolarmente importante perché apre la strada per altre cause ambientaliste contro la compagnia.

La Shell ha incominciato l’estrazione del petrolio in Nigeria nel 1950 ed è stata a lungo oggetto di critiche per i versamenti di greggio dovuti alla scarsa manutenzione e alle inadeguate condizioni di sicurezza degli oleodotti. Questa non è il primo procedimento che coinvolge la Shell in Nigeria. Nel 2015 era già stata condannata al risarcimento di 70milioni di euro in favore della comunità di Bodo, per il versamento di circa 500mila barili di greggio. Mentre, meno di quattro mesi fa, il governo di Abuja ha richiesto un risarcimento pari a 1000 miliardi di dollari a Shell e a Eni, con l’accusa di corruzione internazionale al fine di ottenere la concessione del giacimento Opl-245.

Fonte : Wired