Anche il vaccino AstraZeneca ha ricevuto il via libera in Europa

L’Ema ha dato parere positivo all’uso del vaccino di Oxford sviluppato da AstraZeneca. Ecco cosa sappiamo del vaccino, mentre le polemiche sulla sua distribuzione continuano

Il vaccino anti Covid-19 sviluppato dall’università di Oxford, dall’Irbm di Pomezia e da AstraZeneca, già approvato e usato nel Regno Unito, ha appena ottenuto parere positivo sull’uso in emergenza da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema). Dopo il vaccino di Pfizer-Biontech e di Moderna, oggi è il suo turno e potrà passare all’autorizzazione alla commercializzazione in Europa e in Italia, ovviamente non appena disponibile. La notizia arriva all’indomani della polemica e del botta e risposta dai toni accesi fra la Commissione europea e la casa farmaceutica AstraZeneca, sul tema del taglio delle dosi all’Europa annunciata dall’azienda. La notizia del via libera arriva lo stesso giorno della pubblicazione del contratto (redatto delle informazioni sensibili) proprio tra l’Unione europea e AstraZeneca.

L’approvazione dell’Ema

L’Ema aveva ricevuto la richiesta da parte di AstraZeneca e la documentazione completa il 12 gennaio 2021 e l’approvazione è arrivata piuttosto rapidamente anche grazie al fatto che c’era già stata una revisione di parte dei dati grazie alla cosiddetta rolling review, un’analisi progressiva dei risultati, mano a mano che arrivano (e non tutti insieme alla fine), che consente di velocizzare il processo. Il vaccino è stato testato in fasce d’età superiori ai 18 anni, per cui come gli altri non è indicato al di sotto di questa età (per quello di Pfizer-BioNTech l’età è 16 anni).

Le caratteristiche del vaccino di Oxford e AstraZeneca

Protagonista fin dalle prime fasi della pandemia del racconto (anche mediatico), il vaccino, chiamato ChAdOx1, ha mostrato un’efficacia media del 70% (in generale variabile dal 62% al 90% a seconda del dosaggio). I dati sono pubblicati in uno studio dell’8 dicembre 2020 su Lancet. Il vaccino, indicato dai 18 anni in su, si basa sull’uso di un adenovirus – comune causa di raffreddore – depotenziato (reso innocuo) che trasporta e fornisce alla cellula l’informazione necessaria per produrre la proteina spike del coronavirus, contro cui si svilupperà la risposta immunitaria. Il vaccino contiene il gene responsabile della produzione della proteina spike, con cui il coronavirus Sars-Cov-2 aggancia e colpisce le cellule. Una volta prodotta la spike il sistema immunitario la riconosce come estranea e produce anticorpi specifici e cellule T. Nelle due dosi della vaccinazione è necessario utilizzare due adenovirus diversi per rendere efficace il sistema, già ampiamente collaudato.

Gli effetti collaterali e le reazioni avverse sono stati valutati su circa 24mila partecipanti agli studi. Non ci sono state reazioni gravi o decessi associati alla vaccinazione. Durante la sperimentazione ci sono sì stati 175 eventi avversi severi (di cui 84 fra i vaccinati e 91 nel gruppo placebo) e di questi in tutto 3 casi potrebbero essere collegati alla vaccinazione (tutti i dettagli su Lancet): si tratta di un caso di mielite trasversa nel gruppo dei vaccinati, un caso di febbre superiore ai 40 °C e un caso di anemia emolitica in una persona del gruppo di controllo.

Vantaggi e dubbi

Fra i vantaggi del vaccino di Oxford e AstraZeneca c’è l’agevole conservazione in frigorifero – più semplice di quella del vaccino Pfizer-Biontech, che deve essere mantenuto a -75 °C. Per contro giorni fa, stando a quanto riferito da Reuters, le autorità tedesche avevano rilasciato un’intervista al giornale Bild in cui esprimevano il timore che il vaccino fosse meno efficace nelle persone con più di 65 anni e che per questo non sarebbe stato autorizzato in Europa negli anziani. Ma AstraZeneca ha prontamente risposto che le basse percentuali (8-10%) di efficacia indicate sulla rivista tedesca sono completamente errate e anche il ministro della Salute tedesco ha spiegato che probabilmente c’è stato un equivoco del giornale nel riportare le percentuali.

La polemica sui ritardi

Dopo le case farmaceutiche Pfizer e BioNTech, anche AstraZeneca ha annunciato ritardi nella distribuzione delle dosi, che, stando a quanto riferito finora, riguarderanno anche l’Italia  e che potrebbero rallentare la campagna vaccinale.

Negli ultimi giorni, l’argomento ha inasprito il dibattito fra l’azienda e le autorità europee, che sospettano che le dosi inizialmente previste per l’Europa andranno in altri paesi. Di fronte a queste affermazioni, il Ceo di AstraZeneca, Pascal Soriot, ha ribattuto in un’intervista a Repubblica che nell’accordo con l’Europa non c’è un obbligo sulla consegna” delle dosi, e che dunque “non c’è una violazione del contratto“, fermo restando lo sforzo di impegnarsi al massimo per fornirle. Ma la Commissione Ue contesta questa dichiarazione e ha appena pubblicato il contratto, in accordo con l’azienda sulle parti che devono rimanere oscurate (prevedeva infatti una clausola di segretezza). La presidente dell’Ue, Ursula von der Leyen, sottolinea che il vincolo sulla consegna delle dosi ci sia. La polemica ha portato alla pubblicazione, proprio prima dell’approvazione, del contratto tra l’Europa e AstraZeneca.

Fonte : Wired