Se vi è piaciuta Bonding, qui altre 5 serie senza peli sulla lingua

Orlando Bloom, Dave Franco, Malin Åkerman, Elisabeth Reaser, Marc Maron ed Emily Ratajkowski sono solo alcuni dei numerosissimi attori che hanno partecipato alle tre stagioni di Easy, una serie antologica che esplora il sesso, l’amore e le relazioni contemporanee. In particolare, ogni episodio mette in scena le vicende di una coppia, che vengono poi riprese e approfondite anche nelle stagioni successive. Si va da chi vuole sperimentare una relazione aperta a chi desidera risolvere i problemi di inappetenza sessuale, da chi – traumatizzato dal parto – non riesce più ad avvicinarsi alla partner a chi deve destreggiarsi tra le app di dating. Tutti casi particolari, spesso bizzarri, ma che mantengono sempre una patina di grande quotidianità e naturalezza. Perché potrebbero capitare (e capitano) a tutti noi, l’importante è affrontarli nel mood giusto Sex Education è uno dei successi più strabilianti degli ultimi anni. Ha fatto di più questa serie Netflix che qualsiasi corso (peraltro inesistente nella scuola italiana) di educazione sessuale. Per chi non la conoscesse ancora, parla di Otis Milburn, figlio di una terapista sessuale, interpretata dalla mitica Gillian Anderson, il quale, pur bloccato dal punto di vista erotico dagli insegnamenti troppo invadenti della madre, decide di conquistare la sua fiamma, la ribelle Maeve, istituendo con lei un servizio di consulenza sessuale per i compagni di scuola. L’iniziativa, ovviamente, ha un grandissimo successo, dato che i giovani d’oggi, pur spavaldi in apparenza, sono insicuri e… impreparati: sull’eiaculazione precoce, sul sesso orale, sull’influenza della pornografia. Sex Education mostra che il modo migliore di affrontare questi temi è la serenità che passa attraverso il dialogo. E che certi imbarazzi, in fondo, fanno anche bene.za, nutrono innumerevoli insicurezze in campo sessuale, dall’eiaculazione precoce ai problemi col sesso orale passando per l’influenza eccessiva della pornografia. Sex Education mostra che il modo migliore di affrontare questi temi è la serenità che passa attraverso il dialogo. E che certi imbarazzi, in fondo, fanno anche bene The L Word può essere definita una serie rivoluzionaria, perché mai nessun’altra prima ha portato in televisione un racconto così esplicito e controverso dell’amore lesbico. Dalla sua conclusione, nel 2009, sono passati oltre 10 anni, i tempi sono cambiati, così come la comprensione e la rappresentazione delle identità sessuali. Nel 2019 è arrivato, dunque, The L Word: Generation Q, spin-off disponibile su Sky che, oltre a riprendere le fila della produzione madre, abbraccia nuovi personaggi, più giovani e più rappresentativi delle diverse sfumature dello spettro Lgbt+. Anche qui si parla di sesso in modo esplicito, ma non solo: ci sono le relazioni, i problemi di accettazione, e  si prova ad aprire gli occhi su come ogni persona, attraverso le proprie scelte in amore e sotto le lenzuola, ha diritto a essere rispettata e rappresentata per quello che è La serie, matura e intelligente, Feel Good si concentra sui lati più scomodi e problematici delle relazioni. Creata da Mae Martin e Joe Hampson, racconta in sei episodi la storia d’amore fra Mae (una versione più o meno fedele della stessa Martin) e Georgina detta George. Per quest’ultima è la prima relazione con una ragazza e deve imparare a prendere confidenza con una nuova sessualità, spesso tenendola nascosta ai conoscenti, e al contempo tenere a bada gli spettri che animano la sua amata: Mae, infatti, cerca di farsi strada nel mondo degli stand-up comedian mentre combatte contro la dipendenza da stupefacenti. Nonostante fra le due la passione sia totale e travolgente, la carica trasgressiva di questa serie, già rinnovata da Netflix per una seconda e ultima stagione, sta proprio nell’attraversare i terreni più accidentati su cui si gioca la conoscenza e la comprensione dell’altro Concludiamo con un altro titolo Netflix: Big Mouth, serie animata più unica che rara. Ragazzini brufolosi, preadolescenti alle prese con la scoperta del sesso e buffi personaggi terrorizzati di fronte al corpo che cambia sono le premesse, sulla carta respingenti e invece regalano un’onestissima rappresentazione della pubertà tra turbamenti e altri disagi. Per esempio: gli scompensi ormonali dei protagonisti sono rappresentati da mostri dall’aspetto terrificante ma in fondo bonari, che fungono da irriverenti guide nell’esplorazione delle fasi della crescita. Dall’acne alle polluzioni, dalle gioie (e dolori) della masturbazione alle prime esperienze (con un cuscino), Big Mouth è un universo di imbarazzi e ricordi che avremmo voluto rimuovere, ma anche una straordinaria sull’accettazione dell’assurdità eccitante della vita. Sulla piattaforma di streaming si trovano quattro stagioni, ma ne sono già stata ordinate altre due in arrivo nei prossimi anni

Fonte : Wired