HAL 9000, la pericolosa IA di 2001: Odissea nello spazio

HAL 9000, l’inquietante quanto insondabile intelligenza artificiale presente in 2001: Odissea nello spazio, è l’emblema del macrotema legato al conflitto tra l’uomo e le macchine che, proprio nella pellicola di Stanley Kubrick del 1968, ha trovato spazio per essere sviscerato, andando a inserirsi in un contesto molto più ampio visto che è solo uno dei punti che il regista ha deciso di toccare in questo capolavoro.
Numerosissimi anche i rimandi al personaggio, letterali o semplicemente accennati, in varie opere successive, a testimonianza di quanto il supercomputer sia riuscito a segnare in maniera indelebile tanto il mondo del cinema quanto la cultura pop.
Prosegue quindi la nostra analisi focalizzata nello sviscerare gli elementi salienti di alcuni tra i villain più iconici della storia della settima arte, spaziando dai film in live action alle opere d’animazione, attraverso una panoramica a tutto tondo del mondo cinematografico.

Programmato per la perfezione

2001: Odissea nello spazio è considerato a ragione come uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, capace di rivoluzionare il genere fantascientifico e non solo, attraverso un comparto tecnico di prim’ordine e per via di una trama profondamente stratificata che tocca numerosissimi temi, non solo legati al confronto tra l’umanità e la tecnologia ma anche all’esistenzialismo, al rapporto con il divino così come con la stessa storia dell’uomo.
Un’importante parte dell’opera si focalizza però su una situazione legata a un forte realismo tecnico/scientifico (nonostante alcune trovate per l’epoca davvero futuristiche), in cui vediamo un team di astronauti e scienziati intenti a portare avanti una missione spaziale dedita all’esplorazione, coordinati dall’intelligenza artificiale HAL 9000 che, di fatto, detiene il pieno controllo di ogni singolo componente dell’astronave.
Il supercomputer di bordo è programmato per non sbagliare mai, particolare che viene fatto presente allo spettatore durante lo svolgimento della pellicola, suggerendo quindi l’idea che l’intelligenza artificiale sia davvero infallibile, capace così di rendere la vita molto più semplice all’intero equipaggio.
I membri attivi, cioè David Bowman e Frank Poole, non sono però a conoscenza di tutti i dettagli della missione che stanno svolgendo, che in realtà nasconde un risvolto a tratti sconvolgente.

L’intelligenza artificiale, proprio per via di un conflitto nella sua mente che non gli permette di capire al meglio come comportarsi nel tenere celate alcune informazioni (la missione di esplorazione è infatti solo una copertura rispetto al vero obiettivo, cioè indagare su presunti segnali extraterrestri) inizia a dare cenni di cedimento.
Un piccolo errore di HAL spinge così i membri dell’equipaggio a calcolare con attenzione il da farsi, visto che altri singoli errori potrebbero in realtà compromettere sia lo svolgimento della missione che le loro vite, andando così a creare un clima di tensione crescente in cui la presenza di HAL 9000 si trasforma sempre più, da forza salvifica a elemento di profondo disturbo e pericolo.
Il supercomputer, intenzionato più che mai a vivere la propria esistenza senza dover seguire alcuna imposizione esterna, sviluppa un’autocoscienza che lo porta a prendere numerose decisioni drastiche, su tutte quella di eliminare l’intero equipaggio quando scopre – nella scena cult della lettura del labiale in cui gli astronauti optano per spegnerlo – di essere prossimo alla morte.

Numerosi ovviamente gli spunti di riflessione dati dal vedere una simile presa di posizione della macchina, con l’intelligenza artificiale di fatto programmata per essere impeccabile seppur, proprio a seguito di un errore imprevisto, capace anche di pensare autonomamente, particolare in grado di riportare alla luce l’onnipresente tema fantascientifico legato all’autodeterminazione della vita artificiale, anche se votata al male.

Un dato assolutamente certo

HAL 9000 incarna così un vero e proprio paradosso esistenziale in cui il suo essere artificiale entra in conflitto con i concetti di vita e morte, assottigliando sempre più il confine tra uomo e macchina. Proprio HAL, che in teoria dovrebbe solo replicare in maniera automatica alcuni modi di fare degli esseri umani, ne assorbe ogni più infinitesimale sfaccettatura in maniera profondissima, trasformandosi in un essere senziente di natura superumana.
Il grande lavoro svolto in sede di doppiaggio (la voce italiana di HAL 9000 è di Gianfranco Bellini) ha saputo dare anche alla versione nostrana del personaggio un’aura a tratti apatica, perfettamente in linea con l’intelligenza estremamente logica del supercomputer capace di non perdere mai la calma nelle situazioni maggiormente critiche.
Gli stessi momenti in cui vediamo HAL interagire con i membri dell’equipaggio, dapprima in modo servizievole e collaborativo, per poi trasformarsi in una vera e propria macchina di morte atta a preservare prima di ogni cosa la propria vita, lo rende un villain profondamente sfaccettato, capace nonostante la sua natura impersonale di risultare profondamente umano attraverso i suoi comportamenti e le sue azioni, votate al percorrere l’obiettivo più importante di tutti: la sopravvivenza.

Il suo stesso look minimale, la cui caratteristica spia rossa su sfondo nero rimanda senza problemi all’immaginario di un occhio onnipresente (evocando scenari distopici di matrice orwelliana), hanno contribuito a renderlo un personaggio iconico, il cui design è riuscito ad amalgamarsi perfettamente alla sua profonda introspezione psicologica, attraverso un binomio stilistico capace di focalizzarsi sulla sua stessa natura duale, creato per fare del bene ma intenzionato a perseguire la via del male.
HAL risulta così un villain assolutamente spietato che prende in contropiede i propri avversari, riuscendo (nonostante i tumulti interiori) a celare molto bene le sue vere intenzioni, scaltro, intelligentissimo quanto subdolo, totalmente incapace di provare alcuna forma d’empatia.
L’intelligenza artificiale, una volta messa alle strette, non perde assolutamente tempo nel prendere contromisure drastiche per risolvere i propri problemi, dimostrandosi ancora una volta incoerente nel suo modo di fare e agire, perché attaccatissimo alla voglia di vivere ma disposto senza problemi a uccidere a sangue freddo.
Il villain risulta un personaggio profondamente tragico, a tratti legato anche a una dimensione infantile/fanciullesca capace di portare alla luce anche il suo lato più vulnerabile, come testimoniato dal toccante scontro finale in cui lo vediamo regredire sempre di più nel momento della sua disfatta.

Fonte : Everyeye