Protesta dei trattori a Delhi: 200 arresti. Si spacca il fronte dei contadini

Durante gli scontri un manifestante è morto e 300 poliziotti sono rimasti feriti. Aperta un’inchiesta nei confronti di 37 leader sindacali. Due importanti sindacati si dissociano e non parteciperanno più alle dimostrazioni. Esperti: la riforma agricola è necessaria per modernizzare il settore.

New Delhi (AsiaNews) – La polizia ha arrestato 200 manifestanti dopo i violenti scontri di ieri con gruppi di agricoltori che si oppongono alla riforma agraria voluta dal premier Narendra Modi. Decine di migliaia di manifestanti hanno invaso il centro della capitale con i propri trattori. Giungono per lo più dal Punjab e dall’Haryana, e da fine novembre sono accampati alle porte della città.

Un manifestante è morto e 300 poliziotti sono rimasti feriti. Da accordi con le autorità, il corteo doveva procedere lungo un percorso prestabilito, senza entrare nel centro di Delhi, dove si svolgeva la parata per la Festa della repubblica.

Migliaia di dimostranti hanno forzato invece i blocchi delle Forze dell’ordine e si sono avventurati fino allo storico complesso del Red Fort. Gli agenti sono intervenuti con i gas lacrimogeni per respingere la folla armata di bastoni e barre di ferro. Gli accampamenti creati dai manifestanti avevano già bloccato diverse arterie autostradali alla periferia di Delhi, provocando grandi problemi alla circolazione urbana e al tessuto industriale dell’area.

La polizia ha dichiarato oggi di aver aperto un’inchiesta nei confronti di 37 leader sindacali, ritenuti responsabili dell’assalto. La maggior parte dei manifestanti si è dissociata dalle violenze, che essi imputano a elementi isolati. Il fronte degli agricoltori si è però spaccato: due importanti sindacati – l’All India Kisan Sangharsh Coordination Committee e la Bharatiya Kisan Union – hanno annunciato di abbandonare le proteste.

Approvata in settembre, la riforma liberalizza il mercato agricolo: gli agricoltori indiani possono vendere ora a chiunque a qualsiasi prezzo, invece di essere obbligati a cedere i raccolti a depositi statali a un prezzo fisso. I coltivatori – soprattutto quelli con piccoli appezzamenti – vogliono che la riforma sia smantellata e che sia ripristinato il precedente sistema “controllato”, con la garanzia di un prezzo minimo per i loro prodotti. Il timore dei contadini è che con le nuove regole i grandi gruppi monopolizzino il mercato imponendo prezzi più concorrenziali.

Modi difende l’iniziativa, affermando che porterà grandi vantaggi a decine di milioni di coltivatori. I sostenitori del governo osservano che la normativa non elimina il sistema d’acquisto a un prezzo fissato di riso e granaglie da parte delle agenzie pubbliche. La maggior parte degli economisti e degli esperti indiani la pensa allo stesso modo. Essi criticano però il governo per non aver consultato gli agricoltori prima di varare il provvedimento.

Fonte : Asia