L’Italia sta vaccinando le persone migranti?

Rifugiati, richiedenti asilo e migranti irregolari sono tra le fasce più esposte alla pandemia, ma rischiano di restare escluse dalla vaccinazione, nel silenzio dei media e della politica. Wired ha provato a chiederne conto al governo

Neppure stavolta gli ultimi saranno i primi: c’è una categoria di persone vulnerabili agli impatti della Covid-19 che rischia di non ricevere il vaccino nel disinteresse delle istituzioni. Sono i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti irregolari: oltre mezzo milione di persone in Italia. Nonostante siano più esposte ai pericoli del contagio, rischiano di scivolare in fondo alla lista delle priorità, se non addirittura di essere escluse dalla vaccinazione, pur essendo tra coloro che ne avrebbero più bisogno.

Gli ultimi della lista

Poiché le fiale scarseggiano e la campagna vaccinale richiede una complessa macchina organizzativa, anche l’Italia, come ogni altro paese abbastanza ricco da potersi accaparrare le prime dosi, ha dovuto stabilire delle priorità. Per somministrare i vaccini si è scelto di dare la precedenza alle persone più esposte al contagio e più vulnerabili alla malattia. Prima gli operatori sanitari e gli ospiti delle residenze per anziani (Rsa); quindi gli over 70 e le persone che soffrono di patologie croniche, immunodeficienze o disabilità; a seguire insegnanti, forze dell’ordine, operatori dei servizi pubblici essenziali, personale carcerario e detenuti; infine il resto della popolazione. Nelle tredici succinte pagine del piano vaccinale nazionale non si fa invece alcun accenno ai migranti. E neppure a coloro che molte organizzazioni internazionali hanno indicato tra le categorie più vulnerabili: rifugiati, richiedenti asilo, migranti irregolari.

Eppure diversi studi e rapporti hanno mostrato come la pandemia abbia reso ancora più difficili le condizioni di vita delle persone migranti, amplificando gli impatti sanitari ed economici della Covid-19. In Europa circa un terzo degli immigrati in età lavorativa è impiegato in servizi essenziali e si trova così più esposto al rischio di contrarre l’infezione. Le maggiori difficoltà di accesso ai servizi sanitari e le barriere linguistiche ritardano le diagnosi e il ricovero, aggravando le conseguenze della malattia, come è stato documentato anche in Italia.

Se poi parliamo di richiedenti asilo e migranti irregolari, bisogna mettere in conto anche gli ambienti a rischio in cui sono costretti a vivere molti di loro, a partire dall’affollamento e dalle precarie condizioni igieniche spesso riscontrate nelle strutture di accoglienza italiane, dove sono ospitate oltre 80mila persone. Senza il riconoscimento della loro condizione di vulnerabilità, e complice la giovane età anagrafica di molti migranti, la gran parte è destinata a finire in fondo alla lista. E in assenza di interventi per favorire l’accesso al sistema sanitario, molti di loro, nel disinteresse generale, non riceveranno il vaccino.

Clandestini che attraversano le nostre strade

Finora l’unico rappresentante del governo a pronunciarsi sulla necessità di vaccinare anche i migranti è stato il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri. Il 6 dicembre, durante la trasmissione televisiva Mezz’ora in più, ha detto: “I migranti hanno diritti uguali a quelli dei cittadini italiani. Sarebbe molto importante che tutte le persone che attraversano le nostre strade, e che non lo facciano clandestinamente, possano essere sottoposte alla vaccinazione”. Nel mezzo di quest’ultima frase, tuttavia, Arcuri ha pregato la conduttrice Lucia Annunziata di non fargli dire altro.

Le mezze frasi di Arcuri sono sembrate più un auspicio che una dichiarazione d’intenti. Ha detto che “sarebbe importante” vaccinare anche le persone migranti, non che il governo si impegnerà a farlo. E, di fatto, ha escluso i migranti irregolari, coloro che “attraversano le nostre strade clandestinamente”, gli invisibili destinati ancora una volta a vedersi negato il diritto universale alla salute.

Wired ha interpellato il ministero della Salute per sapere se le parole di Arcuri rispecchiano la posizione del governo, che sul problema non si è mai espresso, e quella del ministro Roberto Speranza, eletto in una forza politica, Liberi e uguali, che dovrebbe avere a cuore le sorti dei migranti. Finora non abbiamo ricevuto risposta, ma attendiamo fiduciosi, perché una risposta dovrà essere data: spetta ai paesi ospitanti garantire l’accesso alle cure – e dunque anche alle vaccinazioni – a tutte le persone presenti sul loro territorio. Finché queste persone si trovano in Italia, è il governo che deve italiano tutelare la loro sicurezza, da cui dipende anche la sicurezza dell’intera collettività, visto che parliamo di una malattia infettiva.

L’inclusione nei piani vaccinali

Da tempo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) rimarcano l’importanza di garantire l’accesso alle vaccinazioni anche a rifugiati, richiedenti asilo e migranti irregolari , come parte integrante dei servizi di assistenza sanitaria forniti ai migranti al loro arrivo.

Già prima della pandemia, del resto, il nostro Piano nazionale della prevenzione vaccinale si proponeva di “contrastare le disuguaglianze promuovendo interventi vaccinali nei gruppi di popolazioni marginalizzati o particolarmente vulnerabili”. Tra questi erano inclusi “gli immigrati, soprattutto se irregolari, e i rifugiati, ma anche le diverse etnie di popolazioni nomadi (Rom, Sinti) e i ‘soggetti senza fissa dimora’”. E poiché si tratta di persone con difficoltà di accesso ai servizi di prevenzione, e che perciò spesso sfuggono agli interventi rivolti alla popolazione generale, “dovrebbero essere oggetto di strategie e azioni ad hoc”.

Escludere queste categorie a rischio dalla vaccinazione anti-Covid sarebbe dunque in contrasto sia con le prescrizioni delle organizzazioni sanitarie internazionali, sia con gli obiettivi dei precedenti piani vaccinali italiani.

Non lasciare indietro nessuno

Lo scorso 17 dicembre, alla vigilia della Giornata internazionale dei diritti dei migranti, Francesco Rocca, presidente della Federazione internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna Rossa (Ifrc), ha lanciato un appello ai governi affinché i migranti non siano lasciati indietro nella somministrazione dei vaccini anti-Covid. “La pandemia ha un impatto catastrofico sulle persone in movimento, troppo spesso lasciate al loro destino quando si tratta di accedere ai servizi sanitari essenziali. Dobbiamo eliminare le barriere e includere i migranti nelle campagne di vaccinazione nazionali”, ha detto Rocca.

Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), tuttavia, finora solo la metà dei 90 paesi che si sono dotati di una strategia nazionale per distribuire i vaccini anti-Covid ha incluso i rifugiati nei piani di vaccinazione, e l’Italia non è tra questi. In Europa solo la Germania ha annunciato una corsia preferenziale per vaccinare i richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza, che saranno inclusi nel secondo gruppo in ordine di priorità, dopo gli ultraottantenni e insieme al personale sanitario.

Aspettiamo che anche il nostro governo batta un colpo. Nei giorni scorsi, mentre la Gran Bretagna discuteva la necessità di rendere prioritaria la vaccinazione delle minoranze etiche, che per ragioni socioeconomiche sono state di gran lunga più colpite dalla pandemia, con un rischio doppio di morire di Covid-19, noi eravamo intenti a dibattere la svergognata proposta di Letizia Moratti, neo assessora al Welfare e vicepresidente della Regione Lombardia, di inserire il Pil tra i criteri per regolare la spartizione dei vaccini tra le Regioni italiane.

Possiamo senz’altro fare di meglio. Offrire il vaccino ai migranti, regolari e non, è al tempo stesso una questione di equità e una tutela della salute collettiva. Lasciare indietro i più vulnerabili ed emarginati offrirebbe a Sars-CoV-2 un lasciapassare per continuare a circolare non solo tra le comunità meno protette, ma nell’intera società. Perché come ha ricordato Rocca: “Nessuno di noi sarà al sicuro finché non saremo tutti al sicuro”.

Fonte : Wired