Brescia, il medico accusato di aver ucciso pazienti Covid avrebbe chiesto ai colleghi di coprirlo

Avrebbe chiesto a colleghi e infermieri di fornire agli inquirenti una versione diversa e “più accomodante”: è quanto sostengono gli inquirenti nei confronti di Carlo Mosca, il primario del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari (Brescia) posto agli arresti domiciliari perché accusato di omicidio volontario pluriaggravato nei confronti di due pazienti affetti da Covid e morti a marzo scorso, nel pieno della pandemia. Alle due vittime Mosca avrebbe somministrato dei farmaci, utilizzati solitamente per intubare, che se dati in dosi massicce e senza procedere con l’intubazione possono causare insufficienza respiratoria fino all’arresto cardiaco. Di questi farmaci è stata trovata traccia nella salma di una delle due vittime. Nel caso della seconda vittima, pur non essendo stata trovata traccia alcuna, la ricostruzione dei fatti e le testimonianze del personale medico hanno permesso ai pubblici ministeri di formulare l’accusa nei confronti del medico. 

Avrebbe provato a risalire ai nominativi di alcuni infermieri

A giocare un ruolo importante quindi sono state proprio le parole e le testimonianze di colleghi e infermieri. Stando alle ricostruzioni degli inquirenti il primario, saputo delle indagini dei Nas e delle convocazioni di medici e infermieri da parte dei carabinieri, avrebbe chiesto informazioni al personale circa le domande poste. Dopo aver saputo l’esito dell’autopsia avrebbe poi avvicinato i colleghi e avrebbe chiesto di fornire una versione di comodo “addirittura istigandoli a dichiarare il falso”. Avrebbe inoltre cercato di risalire anche ai nominativi degli infermieri che avrebbero collaborato con lui nella gestione dei due casi per i quali è accusato. Per questo motivo visto il pericolo che gli infermieri potessero ritrattare la loro versione o potessero nascondere particolari utili ai fini delle indagini, il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari. La considerazione degli inquirenti sarebbe stata rafforzata dal fatto che, sulla base di quanto affermato da alcuni operatori, gran parte del personale sarebbe stato a conoscenza dell’utilizzo spropositato dei farmaci in questione, ma nessuno avrebbe presentato denuncia prima dell’esposto del 23 aprile né a segnalare i fatti alla direzione sanitaria.

Il rischio di poter commettere di nuovo il reato

Oltre il rischio di istigazione al falso, il giudice ha valutato la possibilità di reiterazione del reato. Nell’ordinanza si legge infatti che considerato che il Paese è ancora in emergenza Covid, e in particolare la Lombardia e la città di Brescia, e visto che il dottor Mosca riveste ancora l’incarico di primario di pronto soccorso nell’ospedale di Montichiari c’è il rischio che possa reiterare il reato. Dal ritratto emerso nelle conversazioni dei colleghi emerge che il soggetto ultimamente “avrebbe accusato un forte stress dovuto alla nuova ondata di contagi”.

Fonte : Fanpage