L’errore sullo “stato clinico” dei pazienti e l’Rt gonfiato: cosa è successo in Lombardia

Cosa è successo in Lombardia, dove l’indice di contagio Rt che valuta la “velocità” di diffusione del Coronavirus in una settimana è passato da 1,4 a 0,88, da un quadro da zona rossa a una situazione molto più tranquillizzante? Chi ha sbagliato i conti, facendo scattare un lockdown costato centinaia di milioni di euro ai commercianti? Da giorni Regione Lombardia e il Ministero della Salute si scambiano accuse, arroccati su posizioni inconciliabili. Da Roma accusano i tecnici di Fontana di aver sbagliato i calcoli e poi corretto in corsa, facendo impazzire l’algoritmo. Da Milano si punta il dito sul metodo di calcolo usato per valutare l’Rt. Intanto i sindaci lombardi di centrosinistra accusano la Regione di scarsa trasparenza ed errori ripetuti nelle comunicazioni dei dati. Mentre i governatori leghisti attaccano il governo.

Lo scontro politico ha finito con il sovrastare il problema iniziale, nato da uno scontro tra tecnici. Se da un lato è emerso con chiarezza da dove sia partito il problema – legato alla valutazione dello “stato clinico” dei positivi – più complesso è ricostruire la catena di responsabilità. Il caso, intanto, è finito davanti al Tar del Lazio.

La zona rossa e l’aggiornamento dei dati

I problemi iniziano il 13 gennaio: Regione Lombardia invia i dati epidemiologici sulla settimana 4-10 gennaio. I numeri sono riportati nel documento ‘Implicazione tecnica della nuova disponibilità di dati relativi ai casi di infezione confermata da virus SARS-CoV-2 sintomatici notificati dalla Regione Lombardia’. Nella comunicazione del 13 gennaio i casi positivi totali sono 501.902, di cui 419.362 con data di inizio sintomi. Di questi sono segnalati come sintomatici o senza informazioni 185.292 pazienti, mentre 234.070 risultano nella colonna degli asintomatici o guariti/deceduti.

Una settimana più tardi, l’Iss comunica che la Lombardia ha aggiornato i dati, modificando il numero dei soggetti sintomatici. Ora i casi con data inizio sintomi sono 414.487, quelli con stato sintomatico o assenza di informazioni sono scesi a 167.638, quelli asintomatici o guariti/deceduti salgono di 246.849. Il forte aumento della colonna dei guariti fa inevitabilmente calare anche l’indice Rt.

Nello stesso documento si legge: I dati della sorveglianza epidemiologica COVID-19 forniti dalla Regione Lombardia il 20 gennaio 2021 cambiano il numero di soggetti sintomatici notificati dalla stessa Regione. Pertanto, una rivalutazione del monitoraggio si rende necessaria alla luce della rettifica fornita dalla Regione Lombardia.

Regione Lombardia smentisce l’errore

Una ricostruzione che il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, e la vicepresidente Letizia Moratti contestano duramente. “È chiaro che subito dopo la presentazione del ricorso al Tar è iniziato confronto tecnico tra assessorato al Welfare a Iss. A un certo punto tutti si sono resi conto della presenza all’interno di un algoritmo di qualcosa che non funzionava, che non era in grado di dare un risultato esatto”, dichiara Fontana.

Il ministro pretendeva che dicessimo che era stato errore nostro: non è errore nostro, non abbiamo potuto accettare per dignità della Regione e per ciò che essere zona rossa ha comportato per le nostre famiglie. Per questo motivo andremo avanti a dimostrare la ragione che abbiamo: mi dispiace, sarebbe bastata volontà del ministro di sospendere per 48 ore”, spiega Moratti.

Ricorso al Tar confermato e raddoppiato

Convinta di non aver commesso errori, la Lombardia ha annunciato che presenterà un nuovo ricorso al Tar, questa volta contro l’ordinanza del ministro Speranza che ha spostato la regione in zona arancione, “nella parte in cui viene detto che la responsabilità è della Lombardia che avrebbe trasmesso nuovi dati”, spiega l’avvocato Federico Freni, legale dell’amministrazione regionale, intervistato da Fanpage.it. “Da un report all’altro è stata cambiata la modalità di valorizzazione dei dati. Se c’è una cosa sicura è che Regione Lombardia non ha mai inviato dati diversi da quelli iniziali”.

Chi ha sbagliato e perché?

Chi ha sbagliato i conti? La Lombardia che ha cambiato il rilevamento dei propri contagiati, come sostengono l’Iss e il ministero della Salute? La cabina di regia nazionale che usava un algoritmo scorretto, come insiste a dire la Regione?

Una mail inviata dal dg Welfare lombardo Marco Trivelli al presidente dell’Iss Silvio Brusaferro – pubblicata dal Tg3 – sembra confermare la prima tesi. Nel messaggio si chiede infatti alla cabina di regia di rivalutare i dati in base alla “riqualificazione del campo stato clinico”. Fonti dell’assessorato, interpellate da Fanpage.it, confermano che ci siano stati problemi nella compilazione di quel dato. Lo stato clinico però, spiegano dalla dg Welfare, non è un’indicazione obbligatoria ai fini del calcolo dell’Rt. 

Quello che pare assodato è che, dopo aver ricevuto una serie di sollecitazioni per la mancata compilazione del campo “stato clinico”, i tecnici lombardi lo abbiano fatto in modo affrettato e impreciso, sottostimando il numero degli asintomatici (che rientrano nella colonna dei guariti ai fini del calcolo). Così è aumentato il numero dei positivi, l’indice è schizzato a valori altissimi ed è scattata la zona rossa. Una volta capito l’errore, e sistemati i conti, la Lombardia è tornata in zona arancione.

L’algoritmo che usiamo da aprile

L’Iss ha ricordato che l’algoritmo utilizzato “da aprile non è mai cambiato ed è uguale per tutte le Regioni che lo hanno utilizzato finora senza alcun problema”. Inoltre il sistema di calcolo è accessibile a tutti i referenti regionali e “l’Istituto, ma anche la Fondazione Bruno Kessler che ha elaborato l’algoritmo con l’Istituto per il monitoraggio dell’epidemia, è stata sempre a disposizione per dialogare e supportare le Regioni e le Province autonome in qualsiasi fase dei loro calcoli”.

I ricercatori della Fondazione Bruno Kessler, che calcola l’Rt per l’Iss, spiegano nel documento ‘Stime della trasmissibilità di SARS-CoV-2 in Italia’: “Per le stime si utilizzano le curve epidemiche dei casi sintomatici organizzati per data inizio sintomi. La definizione di caso sintomatico nel sistema di sorveglianza integrata include tutti i casi a cui sia associata una data inizio sintomi, a esclusione di quelli per cui all’individuo non sia mai stato associato uno stato clinico diverso da “asintomatico” o “guarito” durante il follow-up”.

C’è quindi una correlazione tra numero di casi sintomatici e indice Rt e l’errore di calcolo nel rilievo a livello regionale avrebbe avuto un riflesso diretto nel risultato dell’indice di contagio. Ma questo non basta per risolvere la battaglia tra Lombardia e governo, solo l’ultimo capitolo di uno scontro che dura dall’inizio della pandemia. Saranno i giudici del Tar ad avere l’ultima parola. Prima dei prevedibili ricorsi e delle nuove polemiche.

Fonte : Fanpage