Bruno Tabacci: il nuovo salvatore di Conte (che gli consiglia di dimettersi)

Redazione 24 gennaio 2021 06:05

Quando venerdì pomeriggio è stato avvistato a Palazzo Chigi sembrava che la sua visita fosse l’anticipo dell’annuncio del salvataggio di Conte. E invece è lo stesso Bruno Tabacci a dire che oggi mancano i voti per tenere in piedi il governo e consiglia al premier di dimettersi. 

Bruno Tabacci: il nuovo salvatore di Conte (che gli consiglia di dimettersi)

Classe ’46, da Quistello, in provincia di Mantova, democristiano della prima ora (a 18 anni è già iscritto alla Balena Bianca), ex presidente di Regione Lombardia e navigato parlamentare, da qualche mese veste i panni di pontiere per conto dell’avvocato. E qualche voto lo ha già trovato, se è vero che sono 13 i deputati che vanno ad arricchire le fila della componente tabacciana alla Camera Centro democratico-Italiani in Europa. Ma a Montecitorio il governo non ha problemi di voti. Ce li ha a Palazzo Madama. Dove invece i conti non tornano e per ora la sua missione è fallita. L’obiettivo fino a ieri era quello di provare a dar vita a un “gruppo strutturato con oltre venti parlamentari”, una sorta di ‘contenitore’, primo passo per realizzare poi un progetto politico di stampo centrista a lunga scadenza, in vista delle prossime politiche, con ‘l’avvocato del popolo’ come punto di riferimento. Ora però sembra già passato agli appelli disperati: “Se la maggioranza non si rafforza subito, il passaggio elettorale sarà inevitabile”. 

In Parlamento Tabacci ci è arrivato con il suo pullman che già che c’era aveva dato un passaggio a +Europa e a Emma Bonino. Poi aveva rotto con gli ex radicali, che oggi su Facebook non fanno altro che ripetere quanto non lo stimassero già da prima. Intanto lui in privato tesse la tela e in pubblico dispensa consigli e ultimatum: mercoledì in Aula, per il voto sulla Relazione sulla Giustizia del ministro Alfonso Bonafede, ci sarà “una prova di fuoco, lì si vedrà. Io penso che c’è la possibilità di allargare la maggioranza, ma passa attraverso un governo nuovo. Per togliere qualsiasi equivoco, ritengo che il presidente Conte è l’unico punto di equilibrio di questa coalizione. L’alternativa sono le elezioni: se la maggioranza non c’è si va al voto”. E ancora: “La possibilità di rafforzare la maggioranza passa per un governo nuovo, non credo basti un piccolo rimpasto”. E quindi, come spiega nell’intervista rilasciata oggi a Repubblica, “A Conte ho suggerito un gesto di chiarezza: dimettersi per formare un nuovo governo. E se non ci riesce, si va al voto. Per vincere”. 

Certo, c’è il dettaglio che per ora il premier, intuendo la possibile trappola e ricordando la regola della prima Repubblica che le dimissioni non si danno mai perché c’è sempre il rischio che qualcuno le accetti, per ora non ha alcuna intenzione di lasciare Palazzo Chigi per salire al Quirinale. Anche in caso di no alla relazione di Alfonso Bonafede mercoledì o giovedì prossimo, l’ultima data-chiave segnata sul calendario di chi vuole farlo saltare (vedi alla voce Matteo Renzi). Le agenzie di stampa, sottintendendo chissà quale Grande Piano in Divenire, dicono che non è un caso che Bruno Tabacci, dopo l’incontro con Di Maio a Palazzo Chigi – dove il presidente di Cd si reca due volte nel giro di poche ore – parli di campo “liberal-democratico” da occupare nel Paese. Non sarà un caso, ma di certo di “campo liberal-democratico” ampio e da occupare alle urne parlano spesso in molti. Dopo lo spoglio – che puntualmente regala grosse delusioni da questo punto di vista – di solito di solito la smettono. 

La tela di Tabacci 

La tela di Tabacci, come quella di Mastella, sembra nel frattempo già essersi disfatta. O meglio: sembra essere destinata ad andare a sbattere contro i numeri del Senato. Lui consiglia di varare il Conte-Ter perché un più ampio rimpasto potrebbe solleticare gli appetiti di chi oggi è indeciso tra il sì e il no alla fiducia ma è anche impaurito da nuove elezioni. Un po’ la stessa cosa che ha suggerito Mastella. Ma questo sistema funzionava durante la Prima Repubblica, oggi potrebbe essere molto pericoloso per chi vuole giocare a nuovi giochi con le vecchie regole. Ma lui sembra convinto che sia questa la strada giusta.

Protagonista, ricorda l’AdnKronos, di una pagina Facebook con circa 16mila like in meno di due mesi a metà tra trolling satira e politica, ‘Marxisti per Tabacci’, spuntata nella rete in occasione della candidatura dell’ex Dc alle primarie del centrosinistra nel 2012 contro Pierluigi Bersani, Renzi e Nichi Vendola, Tabacci si guadagna il soprannome di ‘compagno Br1’ nel pamphlet ‘Quando la rete supera la realtà’ perché da ”vecchio democristiano e outsider di centro un po’ estraneo al mondo della sinistra” è diventato ”portatore dei valori più ortodossi della cultura di governo comunista”. Oggi, come leader di ‘Centro democratico’, Tabacci punta a convincere con il “suo verbo marxista”, come dice con una battuta chi lo conosce bene, le “tante ‘anime perse’ del Parlamento in cerca di un approdo sicuro”. Bisogna pedalare, però, e fare in fretta, perché come ha detto nel suo intervento sulla fiducia alla Camera e va ripetendo in queste ore, ”è necessario che Conte faccia un nuovo governo, un passaggio politico che darebbe a premier più forza, sia nel Parlamento che nel Paese”. Basterà?

Fonte : Today