Ecco perché David Bowie e Iggy Pop scelsero di trasferirsi a Berlino per uscire dal periodo più buio della loro vita

David Bowie e Iggy Pop vissero un’esperienza comune: quando si trovarono in un momento difficile delle loro vite e delle loro carriere, decisero di volare a Berlino. I due erano amici da tempo ed entrambi erano entrati nel tunnel della droga. Il loro obiettivo era quello di disintossicarsi e provare a comporre nuova musica e alla fine raggiunsero il loro scopo.

Ma perché scelsero una città divisa come Berlino? La domanda sorge spontanea, considerando che quando ci andarono, nel 1976, la città era considerata non solo la capitale dell’arte, ma anche la capitale dell’eroina. Loro, però, non ne erano a conoscenza. “Sia io che Iggy ci rendemmo conto che era arrivato il momento di ripulirci – raccontò Bowie in un’intervista – fummo molto furbi e andammo subito via da Los Angeles, diretti alla capitale dell’eroina d’Europa, Berlino. Ma sapete una cosa? Noi non ne sapevamo nulla. Pensammo ‘Se non riusciamo a comporre lì, allora non riusciremo a comporre da nessuna parte’”.

Nella città tedesca i due artisti ebbero una ricaduta com’è facile immaginare e il periodo in cui provarono a tornare sobri non fu affatto semplice; ma fu proprio in quel lasso di tempo che i due musicisti riuscirono a creare quelli che possono essere considerati alcuni tra i migliori album rock della storia. Iggy Pop e David Bowie riuscirono a tramutare il loro dolore e la loro dipendenza in opere che in seguito divennero delle fonti di ispirazione per generazioni di musicisti dell’era post-punk e new wave e la loro influenza dura ancora oggi.

Prima di partire per l’Europa, entrambi i musicisti vivevano a Los Angeles: David Bowie in quel momento era più popolare di Iggy Pop che era, invece, a un punto morto della sua carriera. Il primo era immerso in uno dei suoi personaggi più famosi, il Duca Bianco, e si reggeva sul successo di Station to Station, album che poi dimenticò persino di aver realizzato, perché quando lo registrò faceva un enorme uso di cocaina. L’Iguana del rock, invece, si trascinava per la città californiana senza sapere cosa fare. Nonostante la loro situazione e la loro propensione agli eccessi, nei due artisti ardeva ancora forte la passione per la musica e fu proprio questa che li aiutò a prendere la decisione di partire.

Per anni – dichiarò Bowie – Berlino mi ha attratto come una sorta di santuario. Era una delle poche città nelle quali potevo andare in giro in modo anonimo. Io stavo andando in rovina e lì si poteva vivere con poco. Per qualche ragione, ai berlinesi non interessava di nulla. Di certo, non di un cantante rock inglese”. Il Duca Bianco era disperato perché non riusciva a trovare più l’ispirazione: prima di andare a Berlino, trascorse un periodo in Svizzera per immergersi il più possibile nell’arte espressionista e nella musica classica. Dal canto suo Iggy Pop, dopo gli Stooges, voleva affermarsi come artista e stava cercando la sua strada. In quella situazione tra i due è nato un rapporto che in molti hanno definito come il “matrimonio perfetto”.

Da questa unione nacquero The Idiot e Lust For Life, i primi album dell’Iguana del rock come solista che servirono anche a Bowie per creare quella che è stata poi definita come la “trilogia berlinese”, composta dai dischi Low (1977), Heroes (1977) e Lodger (1979). “Povero Iggy – disse Bowie in seguito – diventò una sorta di cavia per ciò che io volevo realizzare con la musica. in quel momento io non avevo materiale e non me la sentivo proprio di mettermi a comporre. Mi sentivo molto più a mio agio nel rilassarmi e nel restare nell’ombra del lavoro di qualcun altro, per questa ragione quell’album è stato opportuno dal punto di vista creativo”.

Lavorare con Iggy Pop e immergersi nello studio dell’arte in una città enigmatica come Berlino aiutò dunque il leggendario musicista a ritrovare l’ispirazione per creare quei tre album che, secondo alcuni, rappresentano il vero fulcro della sua carriera. Durante il periodo in Germania, Bowie lavorò a un film con Rory Maclean che, anni dopo, in un articolo pubblicato sul Guardian raccontò: “David si rese conto che il suo obiettivo non era semplicemente trovare un nuovo modo di fare musica, ma piuttosto reinventarsi, ritornare a sé stesso. Non aveva più bisogno di interpretare dei personaggi per cantare le sue canzoni. Fu così che trovò il coraggio di buttare via gli oggetti di scena, i costumi e le scenografie. Nell’estate del 1977 Bowie era all’apice della sua creatività. Con il produttore Tony Visconti e il suo amico Brian Eno iniziò a lavorare a un nuovo disco – ha proseguito – durante le lunghe sessions in studio di registrazione non mangiava quasi niente. Viaggiava ogni giorno all’alba da casa fino allo studio, mangiando uova crude e dormendo appena un paio d’ore prima di tornare di nuovo a lavoro. In quei pochi mesi trascorsi a Berlino, Bowie ha compiuto il suo viaggio dalla dipendenza all’indipendenza, dalla paranoia della fama fino a quel messaggero radicale e senza maschera che ha detto a tutti noi, ai grassi e ai magri e ai signor nessuno, che eravamo tutti bellissimi e che potevamo essere noi stessi”.

Low, il primo album della trilogia di Berlino, è carico di angoscia: “C’è molto dolore in quel disco – spiegò Bowie – lo composi durante il mio primo tentativo di smettere con la cocaina, che fu molto doloroso. Andai a Berlino per riuscirci. Mi trasferii dal centro mondiale della cocaina, ovvero Los Angeles, al centro mondiale dell’eroina. Fortunatamente, non ero attratto dall’eroina che quindi non rappresentava una minaccia per me”.

In sostanza, Iggy Pop e David Bowie partirono con un obiettivo comune che li unì nella disperazione: ritrovare sé stessi. In modi e tempi diversi, alla fine ci riuscirono tutti e due e da quella rinascita nacquero quegli album che, ancora oggi, sono delle pietre miliari del rock.

Fonte : Virgin Radio