Perché Conte ha ceduto la delega ai servizi segreti e cosa succede adesso con Renzi

Redazione 22 gennaio 2021 05:31

“Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha deliberato la nomina dell’ambasciatore Pietro Benassi a Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Al sottosegretario Pietro Benassi saranno delegate, ai sensi dell’articolo 3 della legge 3 agosto 2007, n. 124, le funzioni attribuite al Presidente del Consiglio in materia di sicurezza della Repubblica”: a sorpresa, ma non troppo, alla fine Giuseppe Conte cede la delega ai servizi segreti dopo le polemiche politiche e le richieste che gli erano arrivate dai partiti di maggioranza. 

Perché Conte ha ceduto la delega ai servizi segreti

Il Cdm a sorpresa è stato convocato alle 19,30 per le 22 ma era stato lo stesso Conte a spiegare nel suo intervento alle Camere di voler cedere la delega sui servizi. Una parte della maggioranza aveva chiesto che la delega dell’intelligence fosse ceduta ad una figura politica. Il premier ha invece puntato su un tecnico, suo attuale consigliere diplomatico. L’alternativa era Roberto Chieppa, segretario generale della presidenza del Consiglio. In corsa c’era anche il direttore del Dis Gennaro Vecchione, che era stato accusato velatamente di far parte di un presunto “network” del premier per reclutare parlamentari in alcuni articoli e un editoriale del direttore del La Stampa Massimo Giannini, provocando una furiosa smenttia di Palazzo Chigi e di una mezza marcia indietro del quotidiano. 

Benassi, che è stato capo di gabinetto dei ministri degli Esteri Emma Bonino e Federica Mogherini, ha seguito alcuni dossier per conto del premier sia durante il suo primo che nel suo secondo governo; in particolare, da merkeliano, i rapporti con la Germania quando con il governo Lega-M5s sono arrivati ai minimi storici ed è stato necessario ricucire. L’Ansa ha raccontato ieri che Benassi ha 62 anni, è romano e prima di diventare ambasciatore a Berlino dal 2014 al 2017 è stato feluca a Tunisi dal 2009 al 2013. Ha cominciato al dipartimento affari economici della Farnesina per poi approdare a Cuba e in Polonia. Poi, con Conte, ha affrontato il dossier dell’immigrazione, la manovra che ha varato il reddito di cittadinanza e quota 100 e Next Generation Eu. Ora sul suo tavolo arriva subito un dossier importante: il caso della missione segreta in Italia del General Attorney dell’amministrazione Trump William Barr per il caso Russiagate.

Repubblica spiega oggi che Benassi conosce tutti i dossier di politica estera e di sicurezza, e saprebbe bene come orientare il lavoro dei servizi. Spetterà a Giuseppe Conte dargli un mandato pieno oppure tenerlo a briglia corta, nel tentativo di continuare ad essere lui stesso, il premier, l’”autorità delegata”. 

«Benassi ha la possibilità di permettere a Conte e al governo di utilizzare lo strumento intelligence senza che il peso della gestione del comparto e le rivalità fra funzionari debbano prevalere sulla visione politica», dice un diplomatico che conosce bene il gioco fra intelligence e Ministero degli Esteri.

Bisognerà anche capire come verrà interpretata questa scelta all’interno della crisi di governo e delle sue possibili soluzioni. Nel senso che se è vero che non era soltanto Matteo Renzi a chiedere al premier di mollare la delega ai servizi segreti (lo aveva fatto a più riprese il Partito Democratico), la decisione di Conte potrebbe essere interpretata come un primo passo verso il tentativo di ricomporre la sua maggioranza sfaldatasi all’indomani delle dimissioni delle ministre di Italia Viva. 

Cosa succede adesso con Renzi e il Pd

Ma questa interpretazione potrebbe andare a sbattere presto con la realtà. Non tanto per i guai giudiziari in cui è incappato il segretario dell’UdC e senatore Lorenzo Cesa proprio mentre nel partito centrista c’erano velate intenzioni di cambiare casacca e passare a sostenere il governo (Cesa era contrario), ma perché nel frattempo qualcosa sembra smuoversi nel panorama politico. Ieri Matteo Renzi a Piazza Pulita è tornato a lanciare l’amo della collaborazione: “Mi sono domandato, se mi convenisse fare questa battaglia. E prima di partire mi son risposto che non mi conveniva. E me ne frega anche il giusto – scusi l’espressione – ma la mattina quando mi alzo e mi guardo allo specchio, dico quando tra dieci anni vedremo schizzare il debito pubblico, vedremo chi ha ragione. E visto che siamo ancora in tempo per fermarci, il mio appello è ‘non fate un baratto di singoli parlamentari, tornate alla politica'”.

Intanto però, spiega l’AdnKronos, il pressing per sfilare parlamentari a Iv continua. E il Renzi dialogante di stasera non è escluso sia indirizzato anche all’interno. Perché l’accerchiamento sui gruppi Iv continua. Continuano ad essere dati in bilico almeno due senatori, i ‘soliti’ Eugenio Comincini e Leonardo Grimani. Del primo, già ieri, si dava per certa la formalizzazione dell’addio a Iv. Ma ancora non è arrivata. Tra gli ‘attenzionati’ anche Anna Maria Parente, Mauro Marino (positivo al Covid e assente in questi giorni), si parla anche Giuseppe Cucca. “Tanti che vedono i loro nomi sui giornali, chiamano per dire che non è vero”, dicono dal quartier generale renziano.

Ma c’è anche la consapevolezza che l’idea di finire all’opposizione con Matteo Salvini crei non poche perplessità. E ci sarebbero anche deputati (oltre a Vito De Filippo e Michela Rostan già usciti) in riflessione, tra questi viene dato Massimo Ungaro. È circolata anche la voce di un possibile addio di Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze, esperto ai tavoli economici e ‘alfiere’ del Mes. “Ma figuriamoci”, si taglia corto da Iv. Quanto al crescente tam tam sul voto anticipato nel caso in cui non riuscisse l’operazione allargamento della maggioranza, da Iv si fa notare che solo fino a qualche giorno fa dal Pd si definiva un “errore imperdonabile” scivolare verso le elezioni. 

Le elezioni più vicine e la caccia a dieci senatori 

Sempre l’Ansa scrive che nella strategia di Conte l’obiettivo è formare due gruppi parlamentari di “costruttori” sul modello di quello che fu il gruppo “Ala” del governo Renzi. E c’è un’altra “portata” che Conte depone sul tavolo, guardando anche a Silvio Berlusconi in prospettiva: l’elezione del capo dello Stato. Mercoledì intanto si vota la relazione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il governo rischia di finire sotto visto che Italia Viva ha già annunciato il suo voto contrario. L’agenzia di stampa Agi sostiene che sotto traccia M5s e Pd abbiano un’intesa con un gruppo di renziani e di forzisti che uscirebbero dall’Aula per permettere al governo di non andare sotto. Altra ipotesi, per evitare un ko, quella di rimettersi all’Aula.

Ma il problema è sempre il dopo: “La verità – osserva una fonte parlamentare dem – è che Conte sta cominciando a muoversi per costruire il suo partito. O per continuare a governare o per andare alle urne”. E anche una parte del Movimento 5 stelle ritiene che solo un ‘Conte ter’ possa ridare fiato alla legislatura. In ogni caso chi ha in mano il dossier dei numeri sta lavorando alla costituzione di un gruppo dei ‘contiani’. Alla Camera Tabacci ha raccolto 13 adesioni, punta ad averne venti la prossima settimana per rimescolare le carte nelle Commissioni.  L’alternativa è la caccia aperta ai dieci senatori che potrebbero puntellare la maggioranza. Il Corriere della Sera scrive che si aspettano una decina di deputati e tre senatori da Forza Italia, mentre si confida in una spaccatura di Italia Viva.

A ora i numeri preoccupano. All’ultima fiducia al Senato erano 156, ai quali bisogna aggiungere un senatore M5S assente per Covid. Si conta di recuperarne 4-5 dall’Iv, 3 da Forza Italia, 2 dall’Udc. E siamo a 167. Togli tre senatori a vita si arriva a 164.

Questo numero sarebbe al di sopra della maggioranza assoluta. Basterà?

Cos’è questa storia di Conte, dei servizi segreti e della massoneria

Fonte : Today