“Illegittime le riammissioni dei migranti dall’Italia alla Slovenia”

Redazione 21 gennaio 2021 20:14

Le riammissioni dei migranti tra Italia e Slovenia sono illegittime. Lo stabilito il Tribunale di Roma, che ha accolto il ricorso di un cittadino pachistano che nell’estate 2020, dopo essere entrato illegalmente in territorio italiano, era stato riammesso oltre confine in Slovenia e poi in Bosnia in base all’accordo firmato dai due paesi nel 1996.

“Tale  procedura, ha osservato il Tribunale, è condotta in palese violazione delle norme internazionali, europee e interne che regolano l’accesso alla procedura di asilo, è eseguita senza la consegna agli interessati di alcun provvedimento e senza alcun esame delle situazioni individuali, dunque con chiara lesione del diritto di difesa e del diritto alla presentazione di un ricorso effettivo”, spiega l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), ricordando che quell’accordo non è mai stato ratificato dal Parlamento Italiano e che la procedura “è realizzata mediante un trattenimento esperito senza alcun ordine dell’autorità giudiziaria e, non da ultimo, è in palese contrasto con l’obbligo di non refoulement il quale vieta di esporre lo straniero a rischi di trattamenti inumani e degradanti, i quali, come documentato da numerose ong e dalle testimonianze raccolte dal Border Violence  Monitoring network, rappresentano una drammatica costante al confine croato”. 

Il ricorso del cittadino pachistano arrivato lungo la rotta Balcanica

Con l’ordinanza del 18 gennaio 2021, il tribunale di Roma ha accolto quindi il ricorso urgente presentato dal cittadino pachistano, assistito dalle avvocate Caterina Dove e Anna Brambilla dell’ASGI, che ora potrà fare immediato ingresso in Italia per sottoporsi poi alla procedura di esame della protezione internazionale, in diretta applicazione dell’articolo 10 comma 2 della Costituzione Italiana. La sua testimonianza era stata raccolta da Border Violence Monitoring Network (BVMN) e dal giornalista Martin Gottske. 

Come ricorda Nicolò Giraldi su TriestePrima, durante il 2020 i migranti rimandati in Slovenia dall’Italia sono stati oltre 1300. Secondo i quotidiani rapporti del Dipartimento di Polizia di Capodistria, dall’inizio dell’anno le autorità italiane hanno già consegnato dieci persone a quelle slovene e tra il 7 ed il 20 gennaio sono finiti nuovamente nel vortice della Rotta due cittadini bengalesi, due turchi, due afghani, due persone di nazionalità siriana e due migranti provenienti dal Nepal.

“Non conosco il testo della sentenza e non sono a conoscenza della notizia. Di conseguenza non posso commentare. Appena avrò contezza del provvedimento, allora potrò farmi un’idea. Al momento non posso dire nulla”, è stato il primo commento del prefetto di Trieste Valerio Valenti, raggiunto telefonicamente dal giornalista della testata triestina del gruppo editoriale Citynews. Il presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà, nonché consigliere di ASGI Gianfranco Schiavone ha parole dure nei confronti del ministero: “La sentenza certifica il fatto che il Viminale non poteva non sapere che i migranti venissero trasportati coattivamente da un paese all’altro. Tutta la catena di comando era a conoscenza di quello che avveniva. Ora dovrebbero rispondere alla domanda: viviamo in uno stato di diritto oppure no?”. 

Le reazioni politiche

L’assessore regionale alla Sicurezza del Friuli Venezia Giulia, Pierpaolo Roberti sostiene che quanto stabilito oggi dal Tribunale di Roma “rischia di trasformare il Friuli Venezia Giulia nel campo profughi d’Europa” in quanto sancirebbe “il principio che è vietato difendere confini interni ed esterni dell’Europa”, augurandosi che “a Roma si intervenga in tempi celeri per opporsi a questa decisione e si trovino soluzioni ancora più efficaci per contrastare il traffico illecito di esseri umani”. Anche la Lega, per bocca dei deputati Nicola Molteni e Stefano Candiani, si augura che governo e Viminale impugnino quanto prima la sentenza. 

Nicola Oldati e Marco Pacciotti del Pd ricordano invece “il dramma di migliaia di migranti bloccati sulla ‘rotta balcanica’ nei campi in Bosnia, in condizioni ai limiti della sopravvivenza, spesso vittime anche di violenze. Nessuna ‘prassi consolidata’ può pregiudicare il diritto della persona a chiedere protezione internazionale né che i respingimenti avvengano in assenza di un provvedimento formalizzato dai giudici”. Soddisfazione per la decisione del Tribunale è stata espressa anche da Leu e +EuropaRadicali. 

Fonte : Today