Avventura

Cos’è stato in Italia il Partito comunista? Alla sua nascita, il 21 gennaio del 1921, il partito di Antonio Gramsci è molto diverso da quello che durante la seconda guerra mondiale combatte il fascismo. E il partito del dopoguerra, che partecipa alla stesura della costituzione e contribuisce alla ricostruzione con l’uscita del paese dalla povertà, è diverso da quello del boom economico e poi delle lotte operaie degli anni sessanta, o dal partito che fa sue le battaglie per i diritti civili e s’impegna nella difesa delle istituzioni contro la strategia della tensione e il terrorismo.

Almeno dal dopoguerra in poi, la sua storia si può comunque riassumere così: un grande partito, popolare e di massa, che in modo convinto sta dalla parte della democrazia e dei lavoratori. È una storia, inevitabilmente, anche di scelte sbagliate e di errori di prospettiva, ma è giusto ricordare che si devono ai comunisti molte delle conquiste sociali più importanti della storia recente.

Cosa ha significato essere comunisti in Italia lo si può raccontare con le parole di Enrico Berlinguer, quando spiega che “il mondo, anche questo terribile intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità” e che “la lotta per questo obiettivo può riempire degnamente una vita”.

O con quelle dell’operaio di Torino che nel documentario La cosa, girato da Nanni Moretti nel 1989, racconta: “Chi mi ha convinto che valeva la pena tentare un’avventura sono stati i comunisti, un gruppo di operai che a diciott’anni avevano fatto la resistenza e che quando passava il capo officina non chinavano la testa, dicevano la loro, e mi avevano fatto capire che si poteva stare in fabbrica senza essere un ribelle sottoproletario come ero io, ma imparare a leggere, a scrivere, a far di conto”.

Fonte : Internazionale