Il Palio di Siena, il ‘cencio’ e le pennellate di Guttuso e Botero

AGI – C’è un museo diffuso all’interno delle vecchie mura che circondano Siena. Per visitarlo basta avere il tempo per andare nelle sedi storiche delle diciassette contrade dove sono custoditi, con molta cura, gli antichi costumi, per i senesi “le monture” con le quali i contradaioli sfilano durante il corteo storico che precede il palio.

Ora rimasti negli scaffali in quest’anno di pandemia che ha impedito le corse della storica manifestazione. Nelle sedi sono custoditi anche quadri, documenti, libri e tutto ciò che fa riferimento al palio. Ma soprattutto sono in bella mostra alle pareti i drappelloni, conquistati da ogni contrada nel corso del tempo. Alcuni di quelli  dei primi anni della festa senese magari sono andati perduti ma con il passare del tempo la conservazione si è fatta più rigorosa. Tra gli artisti che si sono nel tempo cimentati nel dipingere il ‘cencio’ come i senesi chiamano il drappellone, anche Guttuso e Botero.

Tanto che oggi  nei musei delle contrade si trovano delle vere e proprie opere d’arte di pittori più o meno famosi dalle quali emerge la storia della città ma anche, di riflesso quella del nostro paese. I senesi hanno dedicato i drappelloni ad alcuni eventi della storia nazionale e anche locali.

Sui drappelloni passa la storia

Racconta Armando Santini, archivista della contrada dell’Onda: “Il 27 aprile del 1860 fu disputata una corsa straordinaria per l’arrivo a Siena dell’allora Re di Sardegna Vittorio Emanuele II che sarebbe divenuto re d’Italia nel 1861. Nel palio, vinto dalla mia contrada, viene raffigurato nella parte alta lo stemma reale, affiancato dalle bandiere del tricolore italiano”. La Toscana nel plebiscito indetto nel marzo del 1860 aveva scelto la larga maggioranza l’annessione alla monarchia costituzionale del re Vittorio Emanuele II. E quel dipinto era l’omaggio dei senesi a quello che già consideravano il loro re.

Andando in tempi più recenti troviamo, nel periodo del fascismo, dediche alla conquista dell’impero ( 2 luglio 1936), alla conquista dell’Albania ( 2 luglio 1939), ma anche,  nel dopoguerra all’avvento della Repubblica (16 agosto 1946), alla pace riconquistata, con palio straordinario corso il 16 agosto 1945 che si concluse  tra mille tensioni . 

Un altro straordinario  fu disputato il 4 settembre del 1960 per ricordare il settimo centenario della battaglia di Montaperti che vide i senesi battere le truppe fiorentine. Un evento che per i senesi è ancora un mito. Le dediche quindi rispecchiano umori, eventi (come la conquista della Luna a cui nel settembre del 1969 fu dedicato uno straordinario vinto dall’Oca)e cambi di mentalità e sensibilità. Nel 2016 per sottolineare maggiore attenzione al mondo femminile il palio di agosto fu dedicato al 70 ° anniversario del voto alle donne.  Non è poi mancata la riconoscenza al Monte dei Paschi con  una corsa straordinaria nel settembre 1972 per ricordare i 500 anni della fondazione della banca e per il suo ruolo nello sviluppo economico della città.

Alle pareti delle sedi storiche delle contrade, c’è anche la storia dell’arte. Nei drappelloni lontani nel tempo c’ è un arte meno nota, più locale, (ma ispirata  anche dai grandi pittori trecento che a Siena anno  realizzato opere arrivate fino ai giorni nostri ), mentre dagli ultimi  anni dei sessanta sono presenti artisti anche di livello nazionale e  internazionale. 

La svolta stilistica degli anni ’60

La pittura del drappellone è cambiata – dice Fabio Mazzieri, pittore, già insegnante all’istituto d’arte Duccio di Boninsegna, oggi liceo artistico, lui stesso in una occasione incaricato di cimentarsi nella pittura di un drappellone – c’è stato periodo in cui venivano utilizzati decoratori  per poi passare a pittori veri e propri, in particolare espressi dall’Istituto d’arte di Siea”. Artisti che rispettavano alcuni canoni pittorici precisi. La figura della Madonna in alto, gli stemmi delle contrade partecipanti alla corsa,  quelli del comune, che affidava loro l’incarico.

Era uno stile pittorico consolidato che aveva comunque un suo fascino. Gradito fino agli anni sessanta. CI sono pittori che più volte hanno realizzato il palio.   Come Vasco Valacchi che ne ha dipinti ben undici dal 1953 al 1964. O come Vittorio Giunti, 24 drappelloni  in totale dagli anni dieci dello scorso secolo fino al 1934. Stesso numero per Bruno  Marzi Il cambiamento nel 1969 quando il comune di Siena, sindaco Roberto Barzanti, iniziò, da committente, a cambiare linea pittorica  del drappellone puntando su artisti diversi da quelli scelti fino ad allora.  Quel cambiamento è stato l’inizio di una stagione nuova della manifestazione su cui l’interesse nazionale era crescente. “Fu la svolta definitiva” sottolinea Mazzieri.

E’ lungo l’elenco degli artisti di fama che si sono cimentati nella realizzazione del ‘cencio’, come lo chiamano i contradaioli che pur non essendo tutti esperti d’arte, li hanno anche criticati anche duramente quando hanno pensato che non avessero rispettato le regole e i canoni del palio.

Molti gli uomini poche le donne. Si ricorda quello del senese Mino Maccari, un protagonista della cultura negli anni del fascismo. (16 agosto 1970) perchè “uno degli artisti che ha cambiato la pittura del palio, un grande grafico” sostiene Mazzieri. 

Armando Santini è dell’opinione  invece che” il punto si svolta è stato lo straordinario per celebrare la conquista della Luna di Mario Bucci, grafico di grande livello nel 1969, morto prematuramente”. Tra gli artisti che hanno accettato l’incarico del Comune, Renato Guttuso, Oscar Staccioli, Corrado Cagli, Gianni Dova,  Ugo Attardi, Renzo  Vespignani, Sandro Chia, Valerio Adami, la cui presentazione fu  impreziosita da uno scritto inviato da Italo Calvino, Bruno Caruso, che avendo raffigurato un adolescente nudo a cavallo subì forti critiche delle autorità religiose, lo spagnolo Edoardo Arroyo,  Fernando Botero con le sue figure fisicamente debordanti e più di recente Milo Manara e il senese  Emilio Giannelli, collaboratore del Corriere della Sera. E ancora Tullio Pericoli, Igor Mitoraj, il giapponese Sho Shiba, il francese Gerard Fromanger che raffigurò la Madonna  che spingeva un carrozzino con il suo bambino, con immancabili polemiche.   Negli ultimi anni anche alle donne è stato affidato il compito, segno questo del cambiamento della festa della città. La prima donna della storia del palio e a dipingere il drappellone per la corsa del 2 luglio del 1921 è stata Maria de  Maria senese.

Poi è passato del tempo prima che ad altre altre donne fosse affidato l’incarico. In gran parte senesi come Claudia Nerozzi, Laura Brocchi, Vita Di Benedetto, Rita Petti, Rosella Ciani  e Pia Venturini che hanno lavorato insieme. Nei drappelloni senesi c’è la grande storia dell’arte degli ultimi decenni del nostro paese, segno che il palio di oggi è   qualcosa che attrae, una sfida su cui cimentarsi. Ma c’è un altro aspetto tutto interno al mondo delle contrade. I   senesi possono criticare anche ferocemente il risultato estetico di un “cencio”, ma quando dopo avere vinto lo portano nel museo basta con le critiche: quei lunghi drappi rettangolari per i contradaioli, non tutti esperti  d’arte, sono comunque fonte di forti emozioni e  ricordi per giovani e anziani.

Fonte : Agi