Lo Stato deve sostenere le spese delle vittime di violenza in ogni caso, dice la Consulta

L’intervento a prescindere dal reddito della vittima, si legge in una sentenza della Corte costituzionale. Per Valentina Pitzalis lanciata una campagna di crowdfunding

(foto: Piqsels)

È legittimo che lo Stato patrocini le spese legali nei casi di violenza, indipendentemente dalla situazione economica della vittima. Lo stabilisce una sentenza della Corte costituzionale. Anche se la persona ha un reddito superiore ai limiti previsti di 10.628,16 euro, la Consulta riconosce che debba poter accedere a un sostegno per pagare le spese legali. Tant’è che la Corte ritiene “non fondata la questione di legittimità costituzionale” dell’articolo 4-ter del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, che prevede proprio l’automatica ammissione al patrocinio gratuito della vittima, con una deroga al tetto dei diecimila euro.

La sentenza del 3 dicembre 2020 e prima pubblicazione del 2021, redatta dal presidente Giancarlo Coraggio, interviene su un quesito di legittimità sollevato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Tivoli. Nel motivare il suo sì al patrocinio a prescindere dal reddito, la Corte costituzionale sottolinea che “la ratio della disciplina in esame è rinvenibile in una precisa scelta di indirizzo politico-criminale che ha l’obiettivo di offrire un concreto sostegno alla persona offesa, la cui vulnerabilità è accentuata dalla particolare natura dei reati di cui è vittima, e a incoraggiarla a denunciare e a partecipare attivamente al percorso di emersione della verità. Valutazione che appare del tutto ragionevole e frutto di un non arbitrario esercizio della propria discrezionalità da parte del legislatore“.

E, si legge ancora, per la Consulta “va aggiunta la considerazione che nel nostro ordinamento sono presenti altre ipotesi in cui il legislatore ha previsto l’ammissione a tale beneficio a prescindere dalla situazione di non abbienza“.

Il caso di Valentina Pitzalis

Dalla parte delle donne“, commenta la sentenza della Consulta su Twitter la deputata di Liberi e Uguali Rossella Muroni: “Perché tutte, in un simile incubo, possano contare sulle istituzioni“.

Lo dimostra un caso come quello di Valentina Pitzalis, vittima di un tentativo di femminicidio da parte del marito che le ha dato fuoco ed è morto nel rogo da lui provocato. La donna sopravvissuta alla tragedia che l’ha resa disabile, è diventata successivamente vittima di una campagna di odio online senza precedenti. Per far fronte a una inchiesta durata tre anni, alle ingenti spese legali e alle perizie, è stata lanciata una campagna di crowdfunding che in un mese, dal 25 novembre a Natale, ha raccolto 127mila euro, con un obiettivo di 98mila.

A sostegno di Valentina Pitzalis si sono mossi Chiara Ferragni e Fedez, che hanno lanciato un’asta di raccolta fondi parallela destinata alla causa, che ha raggiunto una somma di 11.350 euro, poi Malika Ayane, Martina Colombari, Gessica Notaro, Jo Squillo, Nina Rima, Maria Grazia Cucinotta, Mara Venier, Costanza Caracciolo, Beppe Convertini, Roberta Bruzzone, Katia Follesa, Juliana Moreira, Eva Riccobono, Sara Cardin, Camilla D’Antonio, la pallacanestro Crema e tantissimi giocatori della Lega Basket serie A. A fianco di Valentina Pitzalis la onlus Fare X Bene e la startup Chi odia paga, contro l’odio onlibe, attraverso la sua piattaforma di crowdfunding.

Fonte : Wired