Toscana: viaggio verso il Monte Amiata innevato

Pellegrini e briganti sono la nostra ispirazione per l’itinerario; il nostro viaggiatore parte da Abbadia San Salvatore, paese di antica origine che prende nome dall’abbazia di costruzione longobarda (743 d.C.) di cui ancora oggi sui possono visitare la Chiesa (rimaneggiata) e la cripta, un grande corridoio che scorre fra trentacinque colonne – di cui 24 completamente originali – dalle forme singolari, decorate da capitelli ricchi di motivi vegetali e simbolici. Siamo in posizione strategica, sulla via Francigena ed è forte l’atmosfera dei secoli misteriosi che qui si avverte: in questa Abbazia fu custodita per mille anni la più antica copia manoscritta della Vulgata, il Codex Amiatinus, antica traslatio latina della Bibbia corretta da San Girolamo. Adesso è conservata alla Biblioteca Laurenziana a Firenze. Dal paese si seguono le indicazioni per la vetta del Monte Amiata, un percorso ad anello per circa 5 ore di cammino, forse qualcosa in più per la neve che rallenta il passo: con scarponi o meglio ancora con le ciaspole ci si addentra in una fitta faggeta fino al rifugio Cantore (1420m), passando dal Prato delle Macinaie (dove si trova un divertente parco avventura, l’IndianaPark Amiata, da provare quando la stagione lo consentirà) e poi, seguendo il segnavia bianco e rosso, provando a percorrere la pista da sci (attualmente chiusa agli sciatori) si raggiunge la grande croce monumentale, a quota 1728m. Ancora un po’ di fiato per arrivare qualche metro più su, a quota 1738, per contemplare il più bel panorama della Val d’Orcia: si vede Siena, il lago di Bolsena, il Terminillo, il mare e l’arcipelago toscano (www.amiataneve.it). 

Breve sosta d’estasi ed ecco riprese le forze per iniziare la discesa, ripassando dal rifugio Cantore fino al rifugio Amiatino. Da Abbadia, si cammina verso il torrente Pagliola, che andrà guadato in sicurezza, per poi proseguire sotto al viadotto della Cassia; sul sentiero si incrociano dei resti di antichi ricoveri per pellegrini  in località Casette; si raggiunge un altro torrente, il Paglia, dopodichè si inizia a veder avvicinarsi l’austera fortezza di Radicofani del noto brigante gentiluomo. Sì, perché come i pellegrini anche i briganti transitavano da queste parti, uno in particolare che deve la propria fama a Boccaccio: Ghino di Tacco, ci racconta il poeta, rapiva con garbo i ricchi, li teneva in ostaggio nella sua Rocca di Radicofani prima di derubarli, e poi li liberava; qualcuno intravide dietro quell’animo rude e la condotta fuorilegge una bontà d’animo che gli fece meritare l’investitura a cavaliere. Da visitare la Rocca (www.fortezzadiradicofani.it).

I viandanti che percorrevano la Francigena facevano lunghe soste in Toscana, proprio nella Val d’Orcia, non solo perché la stanchezza cominciava a farsi sentire, ma anche per abbandonarsi ad una pausa di piacere alle fonti termali. Quelle toscane erano ritenute miracolose, soprattutto quelle derivanti dalla pregressa attività vulcanica del sottosuolo rovente dell’Amiata. Anche Lorenzo de’ Medici usava fare balneoterapia a Bagno Vignoni, minuscolo borgo con al centro un’antica e fumante piscina termale romana; il Magnifico si rigenerava fra cave di travertino, tesori d’arte e d’architettura, paesaggi paradisiaci, fanghi rigeneranti e terapie con acqua ipertermale (sgorga a 52°C) solfato-bicarbonato-calcico-carbonica e leggermente radioattiva. Dato che fra i pochi piaceri concessi e sicuri dell’epoca Covid ci sono le terapie termali, in questo viaggio non può mancare qualche giorno di puro benessere in queste acque, raggiungibili da ogni parte d’Italia senza restrizioni (www.adler-thermae.com). La meta è Bagno Vignoni, un presidio sanitario a cui si accede con un certificato medico per balneoterapia o terapie termali (ma può essere sufficiente anche un’autodichiarazione); pochi ospiti (covid-free), rispetto delle distanze e degli spazi che qui abbondano, senso di libertà e rimozione dell’ansia legata all’ossessione di controllo. Insomma un rifugio che anticamente rifocillava viandanti stanchi e malati e che oggi rimette in sesto cittadini stressati e tristi offrendo salute e piacere. Il viaggiatore dovrà solo ambire ad annoiarsi nel fissare le colline arrotondate, la vetta dell’Amiata, le sagome dei borghi medievali arroccati qua e là, nel contare i cipressi in fila sui crinali dal bordo della piscina calda, nel girare in bici sulle strade bianche o guadare i torrenti, nel fare trekking smarrendo la via nella rasserenante campagna toscana, naufragando in pensieri leggeri.

Più a sud camminare nell’oasi di pace dei boschi di castagno segna un’altra esperienza memorabile: da Piancastagnaio, il piccolo e antico paese con il maestoso Castello Aldobrandesco su un altipiano immerso tra castagneti, fino alla Riserva del Pigelleto, dove si può seguire il percorso ad anello segnato in rosso e bianco, si drizza il naso per godere del profumo di faggi, castagni (ottime le castagne igp del Monte Amiata), aceri e querce, anch’essi frutti della fertilità lasciata dal vulcano.

Fonte : TgCom