Rossi, Ciampolillo e gli altri: chi sono i senatori che hanno salvato il governo Conte

Redazione 20 gennaio 2021 04:15

Il colpo di scena è arrivato durante la prima chiama in Senato: Mariarosaria Rossi da Piedimonte Matese, classe 1972, vota sì al governo di Giuseppe Conte insieme al collega di partito e di gruppo Andrea Causin. E dopo il “Var” del Senato viene quindi conteggiata tra i 156 che hanno salvato ieri l’esecutivo, che pur non ottenendo la maggioranza assoluta riesce a salvarsi per il rotto della cuffia in Senato. 

Rossi, Ciampolillo e gli altri: chi sono i senatori che hanno salvato Conte

 L’ex tesoriera del partito, una delle fedelissime di Silvio Berlusconi tanto da essere chiamata come la sua “badante”, vota la fiducia al governo Conte al Senato in dissenso, ponendosi fuori dal partito. Una scelta che coglie di sorpresa tutti e spiazza i vertici azzurri. Con lei c’è anche Andrea Causin, anche se la sua ‘defezione’ era da tempo nell’aria. Antonio Tajani, numero due di Fi, va su tutte le furie e annuncia la ‘cacciata’ di entrambi in tempo reale. Ora in tanti si interrogano perchè Rossi si sia spinta a votare a favore ìdell’avvocato del popolo’ e se dietro ci sia lo zampino di Silvio Berlusconi. Fonti qualificate azzurre smentiscono all’AdnKronos che il Cav abbia avallato questa scelta, visto che da giorni va ribadendo in ogni occasione “Mai con governi di sinistra, siamo opposizione responsabile nel senso che offriamo la nostra collaborazione di tipo istituzionale per fronteggiare l’emergenza pandemica, ma non siamo disposti a salvare Conte”.

In tarda serata Rossi al telefono con l’Adnkronos conferma: ”non ho condiviso questa decisione con il presidente del Berlusconi”. Ma questo, assicura, non significa rottura con l’ex premier: ”Il mio rapporto di stima e di amicizia con il Presidente è immutato e immutabile”. La senatrice spiega le ragioni del suo sì: ”Ho votato la fiducia al presidente Conte, che non è un esponente di partiti. Conte in questo straordinario e delicato momento è la nostra unica interfaccia in Italia e nel mondo…”. La visione di Conte è di una politica liberale, europeista e garantista. Io questa visione l’ho sposata nel 1994 e da questa visione non mi separerò mai perché ci credo ora più di allora”.

Simili le motivazioni del collega Causin, che aveva militato nel Partito Democratico e in Scelta Civica prima di approdare agli azzurri: “Si deve agire subito e, in questo scenario, ho deciso di accogliere l’appello del presidente della Repubblica Mattarella condiviso dalle forze sociali ed economiche del Paese, e dare il mio contributo affinche’ si possa uscire da una crisi che gli Italiani non solo non comprendono, ma che sentono dalle paure oggi piu’ che mai dalle paure e dai bisogni che hanno. Ho riscontrato nell’intervento del Presidente Conte la volontà forte di apertura di una nuova stagione politica e di ripensare, in modo piu’ incisivo ed efficace l’azione del Governo soprattutto per il contrasto alla pandemia. Nel momento in cui sarebbe più facile e comodo fuggire dai propri doveri, stare defilati ed attendere gli eventi, ho deciso di fare un passo avanti”. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera Causin spiega di essere “un ragazzo semplice, di campagna, che ha la fortuna di stare nelle istituzioni. E di fronte a questa pandemia bisogna fare un passo in avanti”. Fa sapere di essere stato contattato dal presidente Conte prima della decisione. 

I voti in extremis di Nencini e Ciampolillo

Poi ci sono Riccardo Nencini e Lello Ciampolillo. Protagonisti entrambi di un voto all’ultimo secondo che in un primo momento non era stato conteggiato dalla presidente del Senato Elisabetta Casellati che aveva sostenuto che i due non avessero risposto alla chiama in tempo per dichiararlo. Secondo Renzi a Nencini è stato proposto un ministero ma ieri i senatori di Italia Viva non hanno risposto alla prima chiama per presentarsi a votare, astenendosi, soltanto alla seconda e in questa mossa in molti hanno visto una tattica del senatore di Scandicci, il quale voleva assicurarsi che al primo conteggio i voti per il governo fossero talmente poco numerosi da dimostrare che soltanto con l’astensione di Iv Conte avrebbe portato a casa la fiducia. I conti dicono che il governo ha raccolto 156 sì, 140 no e 16 astensioni: la somma di no e astensioni fa proprio 156, ma senza il sì di Nencini sarebbe finita 155 a 157: abbastanza per chiedere a Conte di salire al Colle per dare le dimissioni. 

E Alfonso Ciampolillo detto Lello? “In un momento così critico per il Paese ritengo necessario porre l’interesse comune della Nazione avanti a singoli interessi di partito. Aprire una crisi di governo nell’attuale condizione di emergenza sanitaria, economica, sociale, significherebbe solamente aggravare una situazione già compromessa con ulteriori ripercussioni sulla popolazione già stremata”, ha detto ieri. Eletto nel MoVimento 5 Stelle, è stato espulso per i mancati rimborsi parlamentari. Prima si era distinto in un’eroica (si fa per dire) battaglia: si era fatto cedere dal proprietario in comodato d’uso un ulivo affetto da Xylella in Puglia e lo aveva dichiarato sua residenza parlamentare fermandone così l’abbattimento. In una conferenza stampa aveva poi sostenuto  tesi alternative e vicine alle teorie complottiste sul tema, contrastando i metodi scientifici di contenimento del batterio: “Ci sono dei rimedi, dal metodo Scortichini che usa rame e zinco (sul quale ci sono dubbi della comunità scientifica) a un particolare tipo di sapone che serve a lavare gli ulivi. Si fanno un paio di trattamenti l’anno e anche lì alberi centenari o secolari sono tornati verdi”. Ieri ha detto, riflettendo a proposito della possibilità di arrivare al governo, che l’Agricoltura (ovvero il ministero delle Politiche Agricole e Forestali appena lasciato libero da Teresa Bellanova) gli piace tanto. 

Sandra Lonardo e i senatori a vita

Anche Sandra Lonardo Mastella, come promesso, ha votato sì alla fiducia. Prima però ha polemizzato con la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Nel dibattito alla Camera Meloni aveva ironizzato nei confronti di Conte: “Voliamo alto… con la Mastella airlines”. Sandra Lonardo Mastella ha risposto: “L’onorevole Meloni ieri con fare plateale alla Camera ha parlato con disprezzo di ‘una linea aerea della famiglia Mastella’. Desidero ricordarle, perché con ipocrisia se ne era dimenticata, e lo ricordo anche all’Assemblea e agli italiani, che lei utilizzò il confortevole ‘aereo Scilipoti’ per conservare il suo posticino di Ministro nel governo Berlusconi che resse, dopo il duello con Fini, solo grazie all’apporto di Scilipoti. Incredibile dimenticanza per una donna senza macchia, che fa della moralità un ipocrita cavallo di battaglia”, dice la senatrice. E conclude: “Per la storia, la Meloni fece il ministro grazie a Scilipoti. Perché non ebbe crisi di coscienza? Perché non fece l’eroina dicendo no ai voti che arrivarono dall’altra parte? Perché non si è vergognata di volare con le linee aree Scilipoti? Anzi, saremmo curiosi di sapere come si stava sull’aerobus di Scilipoti. Che doppiezza morale! Ma ci faccia il piacere, per dirla alla Toto’!”. 

Pro fiducia si sono schierati i 7 del gruppo Autonomie (con Pieferdinando Casini in testa), i 5 del Movimento italiani all’estero, fuoriusciti come Gregorio De Falco (ex M5s) e  “rientranti’ come Tommaso Cerno che da ieri sera è tornato nel Pd, l'”ovile” da cui era uscito un anno fa. Come annunciato, hanno votato sì i tre senatori a vita Liliana Segre, Mario Monti e Elena Cattaneo. In più vanno contate le assenze del pentastellato Francesco Castiello e del senatore a vita Carlo Rubbia. Nel conto vanno messi anche Gregorio De Falco, Luigi Di Marzio, Saverio De Bonis, tutti ex M5s. Hanno votato no alla fiducia invece Mario Michele Giarrusso e Carlo Martelli. Così come Paola Binetti. Che però ha anche detto: “Domani è un altro giorno”. 

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Fonte : Today